• Alessandra Libertini

Ad ognuno la sua musa. Le donne che hanno ispirato i grandi letterati


Ogni fanciulla è stata l'ispirazione di qualcosa da parte dei ragazzi o delle ragazze che si sono presentate nel proprio cammino amoroso e ogni giovanotto ha ispirato qualcosa nelle ragazze o nei ragazzi che hanno avuto modo di poterli amare, in qualsiasi forma, anche nell'amicizia, anche nei rapporti morbosi. Non c'entra molto l'arte, è una questione di collegamento tra il vissuto e i sentimenti. Che sia stata una dedica di una canzone o la stesura di una poesia, un libro intero o una scritta con lo spray, alcuni pensieri profondi hanno trovato le parole, la musica, la fotografia, il video che li potessero esprimere al meglio. Quando ero adolescente mi hanno dedicato mille canzoni, credo che, se dovessero farlo adesso, sarebbero libere solo il Tuca Tuca della Raffellona nazionale e le canzoni di Álvaro Soler. No, sbagliato: anche il Pulcino pio.

Vasco, nonostante non lo abbia mai amato, è stato il più quotato. Sono stata Sally, quella che non era di Ligabue, quella che si sta bene se non torna dei Verdena, sono stata una smielata vrenzola nelle neomelodiche, un'outsider delle canzoni grunge, la ragazza delle più belle canzoni rock.

Poi, a sedici anni, arriva la mia prima poesia: me la scrisse un ragazzo che ancora frequento e, con gli anni, è diventato mio marito. Gliela scrisse, in realtà, un suo amico e me ne accorsi subito. A sua discolpa posso dire che i pensieri erano i suoi. Così come quando citò Dante nelle promesse del nostro matrimonio civile. Ero stata una musa, a mio modo: i suoi pensieri, sebbene rubati potrebbero dire i più maligni, erano scaturiti da quello che nel quotidiano ha sempre provato per me. E poi ho continuato ad ispirare mostre fotografiche di cui sono stata soggetto, parole su carta, attimi di felicità. Che poi, se ci si pensa, la felicità è questa: rimanere dentro le persone, anche quando pensiamo di non meritarlo.

Quasi sicuramente non rimarrò nella storia con il mio passaggio valido solo per le persone che mi circondano e con le quali cerco di mantenere puro un qualunque tipo di rapporto, ma ci sono altri esseri umani che sono passati alla storia perché hanno ispirato grandi letterati, cantautori, artisti in genere; racchiuderli tutti in un articolo sarebbe stato divertente ma la lettura sarebbe stata estenuante. Quindi, ho selezionato alcune donne che hanno colpito nel profondo i grandi della letteratura e che hanno contribuito a rendere meravigliosi i propri pensieri. E le nostre letture.


Postillina prima di cominciare: lasceremo perdere le muse per eccellenza, le generose Clio, Euterpe, Thalia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania e Calliope non per il fatto che non tutte, come sappiamo, sono attinenti al settore letterario di cui ci occupiamo, ma anche perché vorrei concentrarmi su donne di carne quali noi siamo.


Dante Alighieri e Beatrice Portinari.

Quasi scontato come primissimo esempio, ma mi andava di aprire le danze con il classico dei classici. La figlia del banchiere e l'uomo più influente della letteratura italiana si conobbero bambini, quando Dante aveva circa nove anni: non la scordò mai. Si incontrarono nuovamente quasi un decennio dopo e lei accennò a salutarlo: nacque con questo semplice gesto il sonetto più rappresentativo dello stilnovismo. Vi dice nulla?

Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia, quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua devèn, tremando, muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente e d'umiltà vestuta, e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira che dà per li occhi una dolcezza al core, che 'ntender no la può chi no la prova; e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d'amore, che va dicendo a l'anima: Sospira.

Sposata con Simone De' Bardi, Bice morì a ventiquattro anni senza che Dante avesse potuta amarla nel profondo, ma il suo ricordo tanto gli bastò per far in modo che rimanesse eterna, facendogli da guida nel paradiso nella Divina Commedia. Oltre ciò, a lei è dedicata La vita nova, raccolta di componimenti poetici.


Eugenio Montale e Clizia. Ma anche la volpe e la sua senhal.

Un amore folle e a distanza quello tra il vincitore del premio Nobel della letteratura nel 1975 e Irma Brandeis, critica letteraria statunitense, durato cinque anni e condensato in poche settimane tra il 1933 e il 1938. Un amore passionale, rabbioso e devastante, che trasformerà Irma ed Eugenio in Clizia e Arsenio. Ma Montale ebbe, trent'anni dopo, in moglie la scrittrice italiana Drusilla Tanzi, che fu la sua musa più fortunata, ispiratrice della raccolta poetica Xenia, pubblicata dopo la di lei morte, contenente la struggente Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale.... Inoltre, compose anche per l'amica Maria Luisa Spaziani, detta "la volpe" e protagonista della lirica Da un lago svizzero, titolo contenente un acrostico che contiene il suo nome per intero come omaggio. Fu una nota poetessa e scrittrice molto attiva nel secolo scorso, scomparsa da pochissimi anni.


Francesco Petrarca e Laura.

Sebbene alcune teorie sostengano che la Laura petrarchesca altro non sia che un riferimento al laurus, la corona d'alloro sacra al dio Apollo, si presuppone che si tratti della nobildonna francese Laura De Noves, ispiratrice del Canzoniere, designata in questo, appunto, come il lauro, pianta in cui la ninfa Dafne si trasformò per sfuggire alle attenzioni del dio Apollo, simbolo quindi dell'amore non ricambiato.


Giovanni Boccaccio e Fiammetta.

L'identità del grande amore di Boccaccio è misteriosa tuttora. Si presuppone che si siano conosciuti a Napoli, durante una messa, e che lei fosse la figlia naturale del re Carlo D'Angiò, ma nessuna fonte è certa. Lo scrittore toscano, che visse la prima metà del 1300, si trasferì a Napoli con il padre, genitore con l'ambizione del commercio per il figlio stesso; ma Giovanni Boccaccio aveva come destino quello di diventare uno dei più influenti e conosciuti scrittori italiani di tutti i tempi. Non si sa ancora però se la sua biondissima musa sia reale o un personaggio nato dalla sua immaginazione, fatto sta che a lei furono dedicati il Filostrato e il Teseida, il Filocolo e l'Ameto e, oltre tutto, figura come novellatrice nel Decameron.


Giacomo Leopardi e Silvia.

Non c'è moltissimo da dire: Silvia, il cui vero nome era Teresa Fattorini, era ragazza di umili origini, e grazie a Giacomo Leopardi e alla sua poesia A Silvia, contenuta nei Canti, rimane come simbolo della giovinezza e della fragilità della vita. Il nome Silvia venne attribuito a Teresa in onore di Torquato Tasso che, nell'Aminta, aveva raccontato l'amore impossibile e non corrisposto tra un pastore e la ninfa dei boschi chiamata, appunto, Silvia. Morta a ventun'anni di tisi, mai potuta amare se non platonicamente da Leopardi, è una delle muse più conosciute della letteratura italiana.


Gabriele D'annunzio e Eleonora Duse.

Perdonatemi la parentesi, ma i vestiti della Duse io li ho sempre amati. Detto questo, la storia tra lo scrittore abruzzese, romano di adozione, e l'attrice di teatro ebbe inizio all'inizio del Novecento, ma solo tredici anni dopo il loro primissimo incontro. Storia d'amore appassionata e tormentata la loro che culminerà in una brusca rottura nel 1904, rottura che li porterà a rincontrarsi per caso solo due volte, l'ultima diciotto anni dopo, due anni prima della morte di lei. Soprannominata "la Divina", a lei è dedicata l'opera delle Elegie romane oltre che Il Fuoco, ispirato alla loro relazione.


France Prešeren e Julija Primic.

La maggior parte degli scrittori citati sono italiani, ma scoprii questo amore impossibile nel libro Veronika decide di morire di Coelho e mi colpì moltissimo. Lui, vissuto nella prima metà dell'Ottocento, è considerato il più influente dei poeti sloveni; lei era una ricca ereditiera che gli regalò un amore a senso unico su cui comporre. Dal libro di Coelho, ambientato a Lubiana, si scopre l'essenziale:

Nella piccola piazza centrale di Lubiana, la statua del poeta volge gli occhi in una direzione; seguendo il suo sguardo fino all'altro lato della piazza, si scoprirà il volto di una donna scolpito nel muro di una casa: era lì che abitava Julija. Anche dopo la morte, Prešeren contempla per l'eternità il suo amore impossibile.

Francis Scott Fitzgerald e Zelda.

Lui uno dei più grandi scrittori americani di tutti i tempi, lei una scrittrice egualmente sublime, proiettati entrambi negli Stati Uniti degli anni Venti, con tutto quello che comportava l'epoca del Proibizionismo, del jazz, delle feste, del fervore letterario, dell'imminente disastro economico. Vengono ricordati come due coniugi spendaccioni, inclini alla dissolutezza e al godersi la vita, molto uniti all'apparenza, fino alla rottura del 1936. Se vi dico che si conobbero ad un ballo nel 1918, a Montgomery, mentre Zelda aveva diciotto anni e lui ventidue e lui era un militare, non vi ricorda una certa storia scritta da lui? Esatto. Il personaggio di Daisy Buchanan ne Il grande Gatsby, suo grande romanzo, e l'amore tra lei e Jay Gatsby, è un omaggio al loro amore.


Umberto Saba e Carolina.

Saba, con Carolina Wölfler, desiderò una famiglia dalla fine del suo servizio militare a Trieste. Nel Canzoniere, opera autobiografica in versi, il poeta dedicò alla sua Lina la poesia A mia moglie, una delle più rappresentative della sua intera opera: in queste sei strofe Carolina prende sembianze animalesche di specie che hanno calma, forza e mansuetudine e, per la loro facile reperibilità in quanto animali da cortile, sono riconducibili ad un'arcaica idea di tetto famigliare.

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