• Alessandra Libertini

Allen Ginsberg e l'urlo della Beat Generation

Aggiornato il: 8 apr 2020



Parliamo di Ginsberg e stabiliamo una regola: non è solo uno stendardo del periodo storico-artistico nel quale ha militato, un esponente inquadrato in un determinato periodo letterario. Si tratta letteralmente di un motore di cambiamento. Ridurlo, quindi, a esponente della Beat generation è mortificante e riduttivo. Lui non è stato un rappresentante della controcultura del suo tempo, ma è stato faro, genesi, liquido amniotico di una fase letteraria e storica in cui ritroviamo fondamenti essenziali da cui hanno attinto i più contemporanei in diversi settori dell'arte.

Se il termine Beat Generation è stato coniato da Kerouac nel 1948 per definire una controtendenza artistica che è andata ad esplodere negli anni Cinquanta e Sessanta, possiamo dire che il nocciolo duro della suddetta epoca sia andato formandosi grazie a Ginsberg e all'incontro con gli altri fondatori alla Columbia University. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Proveniente da una ricca famiglia ebraica, figlio di un docente di letteratura e di una madre russa filocomunista con il sogno di vedere il proprio bambino divenire avvocato, nasce il 3 giugno del 1946 a Newark, nel New Jersey. Durante la sua crescita, oltre a maturare il suo gusto artistico (al liceo verrà folgorato da Walt Withman, il padre della poesia americana, generatore della poesia libera da vincoli nei versi), si interessa alla scrittura, mandando al New York Times i suoi pensieri sul periodo storico in corso. Scrive inoltre Kaddish per Naomi Ginsberg (1894-1956), ispirato da un giorno in cui dovette accompagnare la madre, in autobus, ad una visita psichiatrica, poiché era affetta da una rara malattia psicologica. La formazione di Ginsberg come uomo avviene, appunto, alla Columbia University, dove entra grazie a una borsa di studio della "Young Men's Hebrew Association". Scopre il sesso come trasgressione e la droga come fonte di ispirazione, dapprima guardando come agisca sui suoi colleghi, lasciandosi ispirare nelle poesie da quella che è la sua esperienza visiva, poi attivamente, sperimentando di persona. Scrive New Visions, ispirato da questi viaggi, in uno dei quali asserisce di aver sentito la voce di Blake dopo aver letto una sua poesia, in un'allucinazione uditiva. La scoperta più importante sarà quella della sua omosessualità, che cambierà la visione del suo mondo per intero. I suoi vizi gli costano caro: è costretto ad abbandonare la facoltà a causa della sua costante assunzione di stupefacenti. Il nucleo duro di quella che diventerà la Beat Generation si forma tra un trip e l'altro: lui, Jack Kerouac, Lucien Carr, Hal Chase, Neal Cassady (simbolo della beat e ispiratore, oltre che di Ginsberg e di Kerouac, anche di autori come Charles Bukowski) e altri mettono in piedi, sballo dopo sballo, una protesta simbolica a suon di poesia contro i mali della loro generazione, fino alla fine dei loro giorni. Così come fino alla fine dei loro giorni dura il sodalizio: basti pensare allo sterminato carteggio tra Ginsberg e Kerouac, quando le chiamate intercontinentali erano un lusso e l'esigenza di sentirsi era incessante. È soprattutto il loro rapporto a ispirare diversi artisti, è la loro stessa amicizia un simbolo del movimento letterario. Le loro lettere coprono il periodo che va dal 1949 al 1969, vent'anni di incessante scambio a livello personale e culturale, 300 lettere e varie, difficilmente decifrabili alle volte a causa dell'incerta calligrafia. Come dichiara Ginsberg:

La mia poesia è sempre stata plasmata sulla capacità di Kerouac di tracciare i propri pensieri e suoni della mente direttamente sulla pagina.

La raccolta delle lettere comprende non solo quelle spedite e ricevute da entrambi, ma anche biglietti, parole annotate ai margini, note ai bordi, pagine sottolineate che per l'uno o l'altro significavano un bisogno di confronto. Dopo la morte di Kerouac, nel 1969, Ginsberg e la poetessa Anne Waldman fondano il "Jack Kerouac School of Disembodied Poetics", presso il Naropa school a Boulder, Colorado.

Anche se le lettere a Kerouac svelano quasi per intero il pensiero di Ginsberg, non bisogna trascurare le opere, in quanto scambio con l'America, il mondo, l'essere umano come lettore, avente diritto al voto, cittadino del mondo e dell'interiorità.

Il suo lavoro è stato per la maggior parte raccolto in The collected poems (1947-1997), un'antologia in sei volumi che racchiude i suoi lavori principali: Howl, Haddish, Reality Sandwiches, The fall of America, Mind Breaths, Plutonian Ode.

In particolare è stato The Howl a generare trambusto, all'epoca della pubblicazione, e viene presentato come il vero motore di avviamento di un discorso poetico sempre più libero e senza freni, come un togliere le transenne al pensiero lasciandolo scorrere in pubblico. L'opera pubblicata dalla City Lights Bookstore di Lawrence Ferlinghetti, altro non è che una raccolta di invettive contro la società americana scagliate con un linguaggio estremamente volgare, che costa all'autore un processo proprio per la natura, dal quale ne esce indenne grazie all'idea della sacralità della libertà di pensiero, creando un precedente che non fa attendere imitazioni.

Del resto, Ginsberg ha fatto della critica sociale la sua firma, ma perché fosse efficace all'epoca doveva renderla pubblica, e così è diventato anche promotore di eventi di lettura pubblica, di momenti in cui l'aggregazione aveva a che fare non con la propaganda ma con la coscienza, personale oltre che politica, sposandola con l'arte. Se questo non è genio, ditemi cos'è!

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