Camilleri: il giallo italiano prima e dopo


Domani esce il suo ultimo romanzo. Scritto molti anni fa e tenuto gelosamente in cassaforte, l’ultimo Montalbano vedrà la luce con il titolo (inizialmente provvisorio e poi mantenuto per volontà dell’autore) Riccardino. Dopodiché il nulla. Non ci sarà più nessun altro Camilleri da aspettare. E per gli amanti delle saghe, delle collane, della continuità, sapere di non avere più nulla da aspettare è praticamente un dramma.

Andrea Camilleri ha lasciato questo mondo, il suo lavoro e la possibilità di continuare a riempire i nostri scaffali per altri anni ancora il 17 luglio 2019. A un anno di distanza la Sellerio, storica casa editrice palermitana che possiede i diritti dell’autore da sempre praticamente, ha deciso di commemorare il suo più grande scrittore con la pubblicazione dell’ultimo romanzo proprio a cavallo dell’anniversario.

Ora, varie cose ci sarebbero da dire in proposito. La prima è l’oculata campagna promozionale fatta per quest’ultimo libro, una campagna basata sul silenzio, per lo più, sul rispetto e sull’attesa e culminata con la partecipazione di Antonio Manzini al Salone Internazionale del Libro di Torino del maggio scorso, edizione straordinaria (SalTo Extra, appunto) online, in cui il padre del vicequestore Schiavone ha letto il primo capitolo proprio di Riccardino, come omaggio al maestro Camilleri. È stata, senza dubbio, la diretta più seguita di tutto l’evento, con una partecipazione attenta di quella che era la recita delle ultime parole scritte su Montalbano.

Non solo la scelta di promuovere l’uscita durante l’evento editoriale più importante su territorio nazionale, ma la collocazione temporale della pubblicazione del libro proprio ad un anno dalla morte. Celebrazione? Senza dubbio. Lungimiranza? Ci potete giurare.

Sta di fatto che anche senza tutta questa premura, Camilleri è stato, e rimarrà nonostante la sua scomparsa, uno di quegli autori che si vendono da soli. Ha creato, con il suo dialetto siciliano limato per la letteratura, una Sicilia che conosciamo come le nostre tasche per quanto totalmente inventata. Una realtà parallela in cui orbitano, tra la casa di Marinella e il commissariato di Vigata, una serie di situazioni che rientrano a pieno titolo in quella che è la vita vera della regione dello scrittore. Un amore viscerale per la Sicilia, celebrata dai cannoli del dottor Pasquano e dagli arancini di Adelina, i paesaggi, il mare che lascia il posto i territori brulli di montagna, la società bene e i pastori. Un caleidoscopio di vite intrecciate che fanno da sfondo a una nuova immagine di poliziotto.

Con Montalbano, infatti, si mette da parte lo sbirro tutto regole e burocrazia e si lascia il posto all’intuito, agli “sfunnapedi” e, cosa ancor più innovativa e intrigante, si mette in mostra quanto legge e giustizia spesso divergano. Non sempre il “cattivo” paga per i suoi crimini, spesso sta alla decisione del commissario scegliere come agire, per raggiungere il massimo scopo con il minimo delle perdite, morali in particolare.

Da Montalbano, e da Camilleri quindi, si sono aperte le nuove frontiere del giallo all’italiana, già solo con Manzini che, al suo sopracitato Schiavone, fa compiere le scelte più atipiche purché si arrivi alla verità. Una sorta di virata verso gli sceriffi western, con quella punta di ironia tipica del popolo italiano, che riesce ad essere serio e comico allo stesso tempo, senza tralasciare la punta tragica del passato burrascoso, delle perdite personali, delle questioni irrisolte che funzionano perfettamente come sottotrame imperiture.

Camilleri ha forgiato più generazioni, i suoi libri, senza tralasciare gli accuratissimi romanzi storici, hanno indelebilmente segnato una grossa fetta della letteratura italiana, il giallo nazionale che riconosciamo in libreria e in tv per quei nomi che fanno parte abitualmente della nostra quotidianità. Cieco ormai da molti anni, scriveva dettando i suoi romanzi, raccontando in anticipo quelle storie che avremmo voluto sentire anche noi dalla sua voce rasposa a causa del troppo fumo. Un libro dopo l’altro, con una media anche di uno ogni otto mesi, sempre più belli, sempre diversi, spazianti tra racconti, spaccati di storia, considerazioni sulla mafia, sulla Sicilia corrotta e quella che, invece, lotta con le unghie e con i denti per salvare la dignità.

Camilleri era, e per i fedelissimi continuerà ad essere, garanzia di qualità, senza leggere la sinossi, senza un minimo di premessa, sappiamo in anticipo che ogni suo testo, anche il “meno meritevole” sarà un capolavoro. La sua lingua è diventata parte della nostra, le sue battute iconiche le ripetiamo anche nel quotidiano, i suoi personaggi resteranno nella memoria dei lettori e nel futuro che verrà, un futuro che non vedrà altri titoli prodotti dalla sua mano, il nome di Camilleri resterà sinonimo di letteratura.

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