"Caro diario" o "caro lettore"?


Ognuno di noi ha avuto, nella propria vita, almeno un diario. Certo, la stragrande maggioranza li ha usati come agenda giornaliera da portare a scuola e scrivere quel supplizio quotidiano che erano i compiti ma, tra chi ha avuto la passione della scrittura, c'è una gran fetta di persone che ha segnato sul proprio una parte della sua vita, che sia stata una riga, un appunto per segnare qualcosa di importante, un evento, un ricordo o un vero e proprio flusso di coscienza. Perché questo è il diario, in sostanza: l'annotazione di qualcosa di personale posto su carta in ordine cronologico. Qualcosa di così scontato, qualcosa di così fondamentale.

Cosa vi viene in mente quando citiamo questa categoria letteraria? Ad alcuni verrà in mente sicuramente più di questo: anche i sassi conoscono Il diario di Bridget Jones, storia super ironica di una trentenne alle prese con la propria vita da donna non sposata, con la pressione sociale del caso raccontata in modo estremamente leggero, così come il conteso tra gli uomini che la desiderano. Bridget, personaggio creato dalla penna di Helen Fielding che, nel 1995, ne scrisse sotto forma di diario la vita sui giornali britannici The Indipendent e The daily telegraph, rappresenta ad oggi uno degli esempi più riusciti di diaristica che conosciamo, grazie anche alla fortunatissima trilogia cinematografica che è diventata un cult del genere sentimentale, tanto da aver fatto immedesimare nel buffo e intelligentissimo personaggio di Bridget migliaia di donne che hanno avuto il piacere di conoscerla.

Per quanto riguarda il panorama italiano, chi non ricorda i Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P.? Uno dei libri più letti, soprattutto, dagli uomini, secondo le statistiche, amato dal pubblico in genere per le tematiche a sfondo sessuale, questo fenomeno letterario edito da Fazi altri non era che la narrazione quotidiana di quella che si definirebbe una lolita, una quindicenne alla scoperta dei primi rapporti sessuali, per finire con lo scoprire quelle che si definirebbero delle perversioni, poste con parole esplicite in modo da aumentare l'interesse del lettore che, da curioso, diventa sempre più morboso.

Citando i più famosi, non possiamo che ricordare l'inflazionatissimo Diario di Anna Frank, straziante resoconto di una ragazzina alle prese con la sopravvivenza e gli orrori della guerra, ma anche Il diario di Zlata, della allora undicenne Zlata Filipović, sopravvissuta alla Guerra in Jugoslavia.

I diari non avevano lo scopo di conquistare nessun pubblico alla loro origine ma solo di segnare eventi salienti o elementi che potessero servire al proprio fruitore o, in ampia scala, a chi potesse trarne beneficio. Diffusi nel Medioevo dopo la crescita dell'alfabetizzazione, sono stati preziosi compagni di appuntisti e inventori e, con la scoperta di terre allora inesplorate, compagni di viaggio di esploratori (non perdetevi l'articolo di domani se volete saperne di più, dedicate appunto ai diari dei viaggiatori nel Nuovo Mondo), sui quali venivano catalogati nuovi elementi, nuove scoperte, ma anche nuovi volti allora sconosciuti. Il diario è stato per secoli uno strumento di introduzione a nuove culture, nuovi metodi di approccio alla scienza, alla novità e all'insolito. Ripresi da grandissimi nomi della letteratura mondiale, hanno non solo contribuito a soddisfare una curiosità con il linguaggio più familiare e semplice che si poteva, ma anche a mostrare il lato più intimo del proprio scrivente. Del resto, ogni diario non è altro che un pezzo dell'introspezione del proprio autore, le proprie impressioni sul mondo, il proprio sguardo: anche nelle catalogazioni più fredde e scostanti, minimali, troviamo un punto di partenza per l'analisi di un periodo storico e personale di chiunque scriva.

Leggere un diario non è come leggere, dunque, un romanzo: l'intimità sa essere avvolgente, sa collocare gli occhi del lettore in un luogo e in uno spazio che non sono di un personaggio qualunque ma quello dell'autore, creatore di storie riguardanti il proprio background, stabilendo con chi si avvicina a lui un ponte nel tempo, nel proprio spazio, cosa che il romanzo riesce a fare a livello narrativo in modo molto più generico. Due esempi non molto conosciuti sono Alice: i giorni della droga, edito da Feltrinelli, diario degli anni Settanta (con fonti ancora incerte, si pensa sia stato scritto come libro a scopo preventivo e socialmente utile da una psicoterapeuta) di una adolescente americana della classe media che si trova in un periodo di due anni dall'essere una ragazza di buona famiglia nel vortice della tossicodipendenza che la trascina sempre più in basso; e infine quello di Precious, della scrittrice afroamericana Sapphire Push: nella forma di uno strano diario sgrammaticato, l'autrice racconta la storia di una sedicenne semianalfabeta alle prese con la sua seconda gravidanza, avuta tramite violenza paterna, il suo rapporto malato e violento con la madre con cui vive, quello con la prima figlia (che ha la sindrome di Down), la vita ad Harlem e la sua lotta per la crescita in un contesto culturale e personale estremamente delicato e difficile. Dal libro è stato estratto un film omonimo diretto da Lee Daniels che, nel 2009, ha ricevuto premi eccelsi dalla critica (in cui l'attrice Mo'Nique, che interpreta la madre, ha vinto un premio Oscar). Ne consigliamo caldamente la visione e la lettura per capire veramente quanto a fondo nell'anima può arrivare una storia scritta nelle pagine di un diario.

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