Consigli di lettura

Aggiornamento: 8 apr 2020



Ci sembrava doveroso – visti i magistrali sforzi della scorsa settimana per boicottare, passatemi il termine, la non lettura – dare una mano a chi, sentendosi punto nel vivo, volesse provare a uscire dalla spirale del “sì, vorrei leggere ma non so che cosa”.

Mi rendo conto che partire con consigli che riguardano “mattoni” di oltre 500 pagine può apparire traumatico e difficile, soprattutto visto che la tematica di libri di questo spessore tendono a non essere propriamente leggere. Così abbiamo pensato a come alleggerire la faccenda.

Stimolate dalla piega presa dallo scorso articolo (La scusa della non lettura, 13-01-'20), ci siamo accorte che, per quanto sia valido e utile il consiglio di scegliere un libro in base ai propri gusti, anche cinematografici, non sempre questo metodo è adattabile a chiunque. Può capitare, infatti, che difficilmente si legga quello che si vede al cinema o in tv (Rebecca ne è un esempio: le piace molto leggere storie horror e trame molto macabre, ma è improbabile che riuscirebbe a reggere un film del genere). Così abbiamo pensato di dare qualche suggerimento con alcuni titoli, di genere misto, che possono essere un ottimo avvio a chi si approccia per la prima volta alla lettura in modo serio e autonomo.

Nota bene: si tratta comunque di trame abbastanza impegnative, personaggi ben caratterizzati e storie che tendono a coinvolgere, ma siamo riuscite a rimanere comunque sotto le 500 pagine sopra citate!


Un primo esempio è un grande classico, ci siamo passati tutti, nessuno al mondo può dire di non averlo mai letto. Probabilmente è il libro con il più alto numero di traduzioni, riedizione, riadattamenti, e copie vendute al mondo: Il piccolo principe. Un racconto molto dolce, filosofeggiante quanto basta, mai pesante, sempre tenero e, per certi versi, allegro, che non può non sciogliere il cuore di chi lo legge, la prima o la centesima volta. La trama è semplice, un bimbo, un principino, il suo piccolo pianeta e le storie e gli incontri che compie. Il finale è dolce-amaro, ma si può dire che sia un evergreen e che per comprendere le abilità di un grande scrittore o la profondità di un racconto ben fatto non servono millemila pagine, a volte basta anche solo un’idea giusta, poche righe, qualche disegno e la precisa esecuzione di una storia che diventa parte di noi.


Cambiando un po’ genere e rimanendo in ogni caso sotto le 300 pagine vi raccomando uno dei libri che più sono stati apprezzati tra le letture di qualche anno fa. Noi siamo infinito, di Stephen Chbosky, è un romanzo semi-epistolare il cui protagonista è un ragazzo in piena pubertà. Inizio anni Novanta: Charlie ha sedici anni e l’avvento del liceo nel prossimo futuro lo inquieta più del dovuto. In realtà è il passato il suo vero problema. Per quanto cerchi di vivere una vita normale, le amicizie, i primi amori e un professore di lettere che diventerà il suo più grande amico non basteranno del tutto a superare un’adolescenza inquieta e le difficoltà a superare i vaghi ricordi di un’infanzia rubata. Alla trama magistralmente coinvolgente e scorrevole (ma preparate i fazzoletti che qualche lacrimuccia potrebbe sfuggire) si mescola in modo molto delicato la musica di fine anni Ottanta, colonna sonora sempre presente nel libro per accompagnare il percorso di riappropriazione del sé di Charlie. Dolcezza, turbamento, droghe, allucinazioni e ricordi. Il libro scivola via come l’acqua: Charlie è uno di quei protagonisti con cui è molto facile empatizzare, un ragazzino che vive quasi tutti quei “traumi” che a sedici anni sembrano sempre degli scogli insormontabili e che da adulti, con il senno di poi, si declassano facilmente a capricci giovanili, con la differenza che il colpo di scena finale crea una crepa a quella sottile patina di verosimiglianza in cui siamo caduti leggendo. La realtà a volte è solo un ricordo offuscato che riappare, e fa male. Inutile dire che dall’uscita è stato considerato un best seller tanto da diventare film nel 2012, con un cast strepitoso che rende giustizia alla trama e allo spessore dei personaggi. Voi, però, leggete il libro!


Infine passiamo ad argomenti più tosti. Questo libro è stata decisamente una scoperta. Incontrato la prima volta in un pomeriggio carico di apatia era insieme a un mucchio di altri testi un po' datati. Preso e finito in due giorni. Il titolo è La variante di Lüneburg, l’autore è Paolo Maurensig, e può essere tranquillamente riassunto con questa espressione dello scacchista russo Garri Kimovič Kasparov: “Gli scacchi sono lo sport più violento che esista”. Questa frase racchiude in sé tutta l’essenza di questo thriller all’ultima mossa. Cosa succederebbe se da un semplice torneo di scacchi si desse l’avvio per una vendetta che si protrarrà per anni fino alla disfatta fisica e psicologica di uno dei due giocatori? Cosa accadrebbe se la guerra, il razzismo e le scelte di gioventù generassero un meccanismo tale che per salvarsi la vita l’unica via è giocarsela a scacchi? E chi, a questo punto, è la vittima e chi il carnefice? Davvero un thriller scritto bene come pochi altri. Rapido, preciso, inquietante e così per architettato che, benché i protagonisti principali siano effettivamente gli scacchi come metafora dei rapporti umani, il libro scorre via con una tranquillità che dispiace quasi di averlo finito. Inaspettato nella trama quanto inaspettata fosse la bravura di Paolo Maurensig. Questo è stato il suo primo romanzo e nonostante la poca esperienza è riuscito a mettere in scena quello che molti definirebbero come l’assassinio perfetto, portandoci a vivere la vita di due uomini tanto diversi quanto simili, divisi da cultura e religione ma uniti in una passione che si trasformerà in morte. Linguaggio asciutto, ritmo inesorabile e digressioni biografiche del protagonista ben strutturate che portano il lettore nella mente dell’omicida, generando quel misto di fascino e terrore che solo una grande partita può generare. Anche se fosse l’ultima della vostra vita. Ve lo consigliamo perché, oltre a essere davvero un gran bel libro, secondo noi è un bene iniziare ad avvicinarsi alla lettura, e ad alcuni generi in particolare, partendo da scrittori poco noti, non ancora affermati e di cui non abbiamo molti giudizi stereotipati sulla loro bravura.


La scelta di un autore deve essere una reazione intima e personale, qualcosa che vada al di là dell’opinione popolare. Che Ken Follett scriva da Dio lo sanno tutti. Che Poe sia uno dei maggiori maestri nel raccontare il terrore e l’horror alla vecchia maniera è indiscusso. Come è indiscusso il talento di Camilleri come giallista, di Calvino come romanziere e tutti quegli scrittori che hanno lasciato un segno così forte nell’immaginario letterario mondiale da essere quasi “scontati” (che il cielo ci perdoni!). La cosa importante è leggere. E se la settimana scorsa vi abbiamo smontato tutti gli alibi per non farlo, oggi speriamo di avervi dato qualche spunto per non ricadere nelle solite scuse.


Buona lettura!

12 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti