Da Artusi ai food blogger: l'evoluzione del manuale di cucina dalla carta ai social

ATTEZIONE: Post con elevato contenuto di ironia

In principio c’era la mamma (e la nonna)… Poi, in una notte buia e tempestosa, siamo diventati adulti, siamo andati a vivere da soli e sono arrivati i sofficini e i piatti pronti a basso costo. La rosticceria è stata la nostra grande alleata, la pizza a domicilio un porto sicuro. E se dal Covid impareremo qualcosa, i fuori sede di certo non impareranno a cucinare, anzi.

La cucina è un dono, c’è chi ha talento, come per la magia, e chi invece ne è sprovvisto. C’è chi mangia, con gusto, e chi si nutre, per evitare di morire di fame. E poi, al centro, come ulteriore disagio psicofisico per coloro che vedono una padella e urlano peggio del tizio nel quadro di Munch, ci sono loro: i food specialist. Una nicchia che sta diventando, col passare degli anni, più ricca di un filone d’oro negli anni del Klondike di Zio Paperone. Un gruppo scelto, non si sa bene perché, per dimostrare che al mondo tutto quello che fai in cucina è sbagliato, è triste e loro lo fanno meglio. Sempre. E ho scritto specialist non a caso: possono essere effettivamente cuochi o chef, possono essere critici gastronomici, possono essere blogger, o peggio, gente che è diventata food influencer per pura e semplice casualità. E come ogni vacca da latte che si rispetti, anche quella del filone alimentare va munta fino a che non smette di dare più latte, solo che questa mungitura sta durando praticamente da sempre perché, soprattutto noi italiani, siamo un popolo che vede nel cibo non solo un mezzo per riempire lo stomaco, ma una vera, e forse anche unica, fonte di gioia.

Senza tener conto di diete, allergie, incapacità varie anche nel mettere su un piatto di pasta al pesto, l’editoria di varia, quella che a reso ricche sfondate le grandissime case editrici nostrane – Mondadori e Giunti in questo caso specifico –, ha creato un vero e proprio repertorio librario ad hoc, per principianti ed esperti, per amanti della tradizione, della cucina fusion, vegan, bio, sugar free, low carb e qualsiasi altro termine anglofono che vi venga in mente.

Noi qui a trentapagine abbiamo avuto le nostre migliori idee proprio davanti al cibo (e si vede infatti!) in quanto entrambe più che capaci di tenere in mano contemporaneamente una padella e il suo contenuto, ma ci siamo anche chieste quanti siano gli “autori” di manualistica da cucina in giro, chi sono i più celebri e, soprattutto: quanto vendono? Certo, perché mentre al giorno d’oggi sono i social che decretano chi sarà il nuovo food blogger/influencer, fino a pochi anni fa, diciamo circa un decennio, erano i programmi di cucina, più o meno celebri, a decretare i futuri fortunati. E non parliamo di Masterchef, ma di programmi dimenticati su canali dimenticati con gente che non è stata dimenticata e ha acquistato ancora più fama. Un esempio? Chiara Maci. Con il suo sigmatismo (parla con la zeppola) e il sorriso a trentadue denti leggermente obliquo, il suo modo di fare la mamma e l’influencer e le sue ricette che vagano nel vasto mare dell’assurdo misto ai grandi classici, la Maci consacrò il suo mito a Cuochi e Fiamme (programma che tra l’altro fanno ancora seppur con una giuria diversa da quella delle prime edizioni di cui lei faceva parte). Da Instagram, fabbrica ufficiale di influencer e blogger di ogni sfumatura, a RealTime il passo è stato breve. Le piace inserire accorgimenti molto in voga tra i falsi sperimentalisti e assaggiatori di tutto quello che assomiglia al biologico, ed ecco quindi che appaiono tofu, polenta grezza, semi di lino, senape in grani e farine integrali non raffinate, torte di carote o qualsiasi cosa che non grondi grasso, e porzioni impiattate ad arte perché altrimenti la foto non viene bene. Tra quelle in giro al momento resta una delle più seguite (total engagement: 762,9k secondo Wired) e apprezzate proprio per via delle sue ricette che, nonostante il tocco “esotico” restano molto semplici da preparare, anche per i meno esperti. (Breve parentesi: è mancina e quando affetta le cose a Rebecca sale un’ansia assurda perché il coltello si muove nella direzione sbagliata, ma fino ad ora non si è assistito ad alcun trinciamento di dita, quindi tutto ok).

Se GialloZafferano lo conoscete tutti il merito è di una donna, Sonia Peronaci, fondatrice del blog e anche autrice del ricettario, nonché conduttrice dell’omonimo programma. Leggermente esterofila, e lo si nota dal tipo di ricette che propone soprattutto in tv, non manca di valorizzare anche i grandi classici delle tradizioni regionali italiane, mescolando l’italianità della passione per il cibo con la curiosità di un piatto diverso da quello a cui siamo abituati. Non è nella top delle più seguite ma, almeno su internet, resta una presenza costante che fa da sfondo ai grandi nomi più recenti e il suo blog continua ad essere il più visitato, come una sorta di piccola enciclopedia alimentare in cui è possibile trovare, oltre alla ricetta principale, molteplici variazioni.

Come in ogni staffetta che si rispetti, poi, a un certo punto della corsa i due runner si affiancano e si passano il testimone, poi uno resta indietro e l’altro fugge via verso il traguardo. Ora immaginate questa scena, ma invece del testimone c’è un bel mattarello e invece dei due corridori ci sono le Benedetta più famose della cucina italiana. Fino a qualche anno fa non c’era canale, libreria o sito in cui non fosse presente la faccia di Benedetta Parodi. Un successo clamoroso, diversi programmi tv che hanno dato il titolo ai relativi libri di ricette, vendite alle stelle e una fama conclamata, finché, a un tratto, la stella si è eclissata e ed è apparsa lei: Benedetta Rossi. Un Eva contro Eva moderno e rivisitato in cui la legge del più seguito su Instagram ha decretato la nuova indiscussa regina del food web. Dal 2016 in tv, sui social, su Amazon e in una qualunque libreria c’è solo lei, sempre lei. 9milioni di contatti! Sarà che la cucina di casa che propone è adatta a tutti, sarà che è stata davvero brava a coinvolgere il pubblico (tutti coi pollici alzati che manco a Ok il prezzo è giusto), sarà che ha la faccia simpatica, ha iniziato ad essere talmente seguita su Facebook e Instagram da guadagnare proseliti come i discepoli che portavamo avanti la parola di Gesù. Un successo che, sicuramente, non si aspettava nemmeno lei, non in queste quantità e con tanta velocità, ma che ha definito una nuova idea di mercato e che ha contribuito a cavalcare l’onda dei libri e dei programmi di cucina coadiuvati dai vari chef in tv e dai numerosissimi cooking show che sembrano non essere mai abbastanza.

Se però, almeno loro, tendono a rapportarsi al pubblico confidando che ai loro follower piaccia almeno mangiare, ci sono alcuni che non si sono molto regolati. Esempi eclatanti, e che infatti non hanno troppo seguito in proporzione a loro, sono Csaba dalla Zorza e Marco Bianchi. La prima è stata resa celebre dalla spocchia tipica che attanaglia inesorabilmente i giudici di Cortesie per gli ospiti ma, da diplomata chef alla parigina scuola Le Cordon Bleu, propone una cucina decisamente più pretenziosa delle precedenti. Si tratta di un livello avanzato, in cui non si sta semplicemente cucinando o prendendo spunto per nuove ricette, quanto più si stanno esaltando alcuni gusti, alcuni ingredienti, e una presentazione impeccabile che, con tutta la buona volontà, è difficile riprodurre in casa tutti i giorni. Mai nessuno che facesse un corso accelerato di cottura delle uova al tegamino: sapremmo esattamente chi iscriverci… Comunque, cambiando del tutto genere, Marco Bianchi si presenta al mondo come food mentor. Vi lascio un attimo per assimilare la cosa. In pratica, è il life coach del cibo, quello che vi dice di non strafogarvi di Nutella se siete tristi ma di preferire delle sane baby carotine perché la masticazione e il rumore scrocchiarello aiutano ad aumentare il senso di appetito. Vi lascio un altro momento. In ogni caso ha un suo grande seguito soprattutto perché, più che occuparsi di cibo in generale, si occupa di diete specifiche e alimentazione in periodi delicati della vita come gravidanza, allattamento, primi pasti per bambini, diete degli sportivi, cibi sani, ecc. Uno allegro, insomma.

In questo oceano di Ilaria Zizza, Chiarapassion (Enrica Panariello), Uccia3000 (Antonia Distasi) e Ho Voglia di Dolce (Valentina Boccia, malgrado le decine e decine di altri nomi, di libri, di autori e di esperti di cibo, così tanti che potremmo riempirci un’enciclopedia, quasi nulla sarebbe stato possibile senza il capostipite: Pellegrino Artusi. Il suo manuale, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, festeggia il prossimo anno il centotrentesimo compleanno della prima pubblicazione e resta, a distanza di oltre un secolo, uno dei libri di cucina più completi e interessati che ancora oggi vengono consultati. Ogni ricetta è stata provata dall’Artusi in persona, che ha sperimentato sapori e abbinamenti, tradizione e nuovi gusti, dividendo il suo manuale per argomenti e aggiungendo alcune opinioni personali in calce a ogni ricetta. Un libro che poco ha a che vedere con i manuali di cucina odierni e che dovrebbe restare come fonte primaria di studio per tutti coloro che decidono di intraprendere il mestiere del food influencer, perché il cibo è una cosa seria, e se non è per tutti è per tutti è il caso che lo diventi. Se non ci credete, chiedete a Nonna Papera!



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