Dal libro al film: i più grandi flop


Che razza strana che siamo, noi umani: ci crogioliamo nelle nostre disgrazie e le usiamo non tanto come punto di forza quanto come giustificazione alle ulteriori disgrazie che ci piovono addosso. Tra un rotolamento e l’altro nel viale della depressione mi sembrava doveroso chiudere il cerchio aperto la scorsa settimana.

Io sono una vera appassionata di film tratti dai libri, mi piace da morire, dall’alto della mia totale inesperienza in fatto di cinema e tecniche cinematografiche, criticare senza pietà registi e sceneggiatori che hanno usato violenza su quelli che per me sono veri capolavori letterari o, semplicemente, libri a cui sono particolarmente legata perché hanno segnato un momento particolare della mia vita. Scegliere, quindi, solo cinque titoli tra quelli che mi hanno più delusa è stato anche più arduo della classificazione dei cinque preferiti. Tuttavia, facendo una scrematura e ripensando ai soldi davvero buttati in biglietti del cinema che mi hanno portato solo ulcere e attacchi di rabbia repressa, ho selezionato le cinque peggiori esperienze cinematografiche in materia di trasposizioni, e tutte con motivazioni più che valide.


#5 La solitudine dei numeri primi (2010)

L’ho comprato nel mercatino dei libri che fanno ogni estate nella mia città. Iniziato la mattina intorno alle 10.00 e finito la sera stessa verso le 19.00. Avevo gli occhi completamente infossati, la tachicardia e una sensazione di vuoto che solo un libro che ti appassiona davvero ti riesce a lasciare. È stata una delle esperienze più intense che io abbia mai vissuto attraverso la carta e, forse, mi è piaciuto molto anche per il periodo in cui mi trovavo quando l’ho letto. Avevo appena compiuto 18 anni, non sapevo che fare della mia vita, e un romanzo che ti mostra come una sola scelta sbagliata possa complicarti l’intera esistenza magari non è stata la scelta più azzeccata. Sta di fatto che l’ho davvero adorato e all’uscita del film ero elettrizzatissima. Be’, mai tanta fiducia era stata così mal riposta! Un cast eccellente, Luca Marinelli agli esordi, prima che diventasse lo Zingaro che ci è tanto piaciuto ma, nonostante la fluidità della storia, il mantenimento pressoché simile della struttura della trama e lo sguardo di angoscia dei due protagonisti il film non mi ha trasmesso nulla. Forse ero stata sovraesposta con il libro, forse ero carica di troppa aspettativa, non saprei. Due ore interminabili, aspettando che finisse, sapendo che non avrei voluto rivederlo, che tutto quello che avevo provato leggendo il testo era evaporato come l’acqua salata in una pentola, che lascia la patina sui bordi ma nulla di davvero tangibile. Ci sono rimasta male!


#4 Millennium: Uomini che odiano le donne (2011)

Qui c’è da dire che la scelta di metterlo al quarto posto ricalca il quarto posto della serie scandinava dello scorso articolo. Fortunatamente, della produzione statunitense hanno portato in sala solamente il primo libro. Ricordo ancora che fu il san Valentino peggiore della storia, una scelta davvero poco felice per una coppia che va al cinema! Ma la scelta ancor meno felice è stata, a mio avviso, quella di chiamare per il ruolo da protagonista Daniel Craig. Già ci eravamo accorti di quanto fosse inabile alla recitazione anni prima e ci era venuto il dubbio che Hollywood avesse una crew che fumava crack quando hanno deciso che fosse adatto a prendere il ruolo di James Bond. In Millennium c’è la manifestazione di quanto la sua faccia sia totalmente inespressiva, roba che per capire un’emozione, visto che il film in questione è anche abbastanza violento, dovevi aspettare che scorresse un po’ di sangue e pregare che facesse qualche smorfia di dolore. Un film del genere è un’esperienza che ti segna a vita!


#3 Il lato positivo (2012)

Anche in questo caso, come per il primo film che vi ho citato, grande scelta di cast: Jennifer Lawrence vince il suo primo Oscar a soli 22 anni, Bradley Cooper recita in una parte davvero non facile e Robert De Niro dà il colpo di grazia. Una trama stupenda, protagonisti con una caratterizzazione molto forte che non era facile interpretare. Tuttavia… c’è un tuttavia. Anzi, veramente ce ne sono un paio. Il primo è che secondo me, opinione che come ho detto esula da qualsia competenza in materia, la Lawrence non meritava l’Oscar. Bella interpretazione, per carità, ma la Tiffany del libro è molto più complessa di come lei l’ha sviluppata. Una ragazza molto giovane che viene chiamata a partecipare ad un film con un gigante del cinema come De Niro ha dato il massimo, e si vedeva. E sono convinta che l’abbiano premiata per questo. Ma un lettore che va al cinema vedere Il lato positivo non dico che si aspetta una copia carbone del testo ma quasi. La Tiffany di carta non era assolutamente così, mostrava la sua “pazzia” e difficoltà a farsi capire dal mondo in un modo così particolare che solo Pat, con la sua storia, riesce davvero a comprendere: questo, nel film, manca quasi del tutto. Altra pecca poi, e questa serve anche a spezzare una lancia a favore dell’interpretazione comunque molto buona di Jennifer, è la sceneggiatura sbagliata. Silver Linings si fonda su un principio che è il vero e unico motore dell’intera storia: il non sapere perché Patrick ha fatto quello che ha fatto e come si è trovato a scontare la sua pena nel “postaccio”. Leggi il libro e solo alla fine si completa il quadro, un quadro che ti serve nebuloso per entrare meglio nella mente e nelle scelte del personaggio che di per sé ha rimosso la causa del suo stato psicologico, non sa cosa gli sia successo e vive insieme al lettore la riscoperta di sé stesso. Un punto fondamentale che racchiude, tra l’altro l’intento del romanzo e l’obiettivo dell’autore e che lo sceneggiatore ha pensato bene di bruciare nei primi sei minuti di film in cui racconta, con un flashback, cosa è successo a Pat. No, dico, ma scherziamo? Da denuncia.

#2 Harry Potter e il Principe Mezzosangue (2009)

Secondo posto, per decenza direi, a Harry Potter. Una serie che è stata la mia infanzia: ogni anno aspettavo il libro nuovo, ogni anno attendevo il film. Il principe mezzosangue, di tutta la saga, è senza ombra di dubbio il più bello. Varie storie si intersecano, in particolare quella di Voldemort. Si tratta del libro della svolta, quello che collega i primi cinque alla conclusione, che dà il colpo di mano e ti accompagna alla chiusura. David Yates ha massacrato la trasposizione. E io lo odio per questo. Dal quarto in poi inizia a calare sensibilmente il livello dei vari film rispetto ai libri di partenza, ma questo è stata una vera rovina. Avrei voluto inserirli tutti ma un panegirico di trenta minuti su ognuno di loro per spiegare perché ogni film è pieno di errori e, soprattutto, lacune poteva risultare un pochino eccessivo. La storia narrata nel sesto capitolo della saga è la più bella e quella che avrebbe dovuto assolutamente essere spiegata meglio. La produzione di Harry Potter, per gli otto film, è costata miliardi di dollari incassando a sua volta miliardi su miliardi di altri dollari. Avrebbero potuto mettere a tacere gente fissata come me dividendo anche questo in due parti: lo avremmo visto più volentieri, avrebbero inserito più cose e avrebbero fatto più soldi loro e più felici noi. Invece no. Hanno dato carta bianca a un regista che se lo becco per strada lo tiro sotto con la macchina. Uomo avvisato.


#1 Romeo + Giulietta di William Shakespeare (1996)

Guglielmo ha visto l’opera di Baz Luhrmann e si è rivoltato nella tomba sperando di morire di nuovo. Il 1996 è stato l’anno in cui ho iniziato a frequentare le elementari, l’anno in cui i Backstreet Boys e le Spice Girls si dividevano i palchi musicali e l’anno in cui è iniziata l’ascesa al potere di Leonardo Di Caprio. Ero piccola e ingenua all’epoca e dunque questo film in particolare l’ho visto molto tempo dopo. Oggi, col senno di poi e un po’ di consapevolezza in più posso dirlo senza remore: è un aborto.

Di Caprio è uno dei miei attori preferiti, ha subito una crescita dal punto di vista artistico che pochi attori sono stati in grado di sopportare. Ha subito il fardello, e lo subisce ancora, di essere stato identificato per anni come Jack di Jack&Rose in Titanic, colui che si è immolato facendo la fine di un bastoncino Findus per poi entrare a pieno titolo tra gli esempi di uomini coraggiosi e galanti che tre quarti del genere femminile cerca disperatamente. Ha fatto di questa morte la sua forza, si è cimentato in pellicole complesse come Shutter Island e Inception, lavorando per registi come Scorsese, Cameron e Tarantino. Ma si sa che in gioventù si commettono degli errori e il suo è stato quello di pensare di poter (e voler) interpretare Romeo benché fosse conciato come uno che vende cocchi su una spiaggia di Santo Domingo. Già il fatto che mi fai la trasposizione di un classico della drammaturgia (nonché della letteratura in generale) ambientandolo negli anni ’90 significa che hai problemi seri. Mi trovi ragazzoni tatuati e membri di qualche gang del Bronx e me li trasferisci a Verona Beach (VERONA BEACH!) dividendoli in Montecchi e Capuleti così, a caso. Li vesti con camice hawaiane e bermuda ma li fai recitare in pentametri recuperando la stesura originale e associando, in pratica, il diavolo e l’acqua santa. Mi ci sono voluti tre round per vederlo tutto. È stato un trauma. Ancora non l’ho superato.

Inserire questi film nel mio elenco di oggi è stato un lavoro molto ponderato. Riguardando le motivazioni che, alla fin fine, mi hanno spinto a scegliere proprio questi cinque, sono giunta alla conclusione che hanno tutti un fattore comune che non mi è andato giù: la dissociazione troppo forte con il testo originale. E anche quando recuperano la sceneggiatura corretta (vedi appunto Romeo e Giulietta) il tutto viene rovinato dall’"estro" artistico del regista.

Se capita di leggere un testo, amarlo, creare con lui un legame emotivo e spirituale per poi scoprire che ci verrà tratto un film si scatena inconsciamente una guerra interiore in stile lotta o fuggi. È il sogno di ogni lettore vedere incarnato il proprio personaggio preferito. Anche se durante la lettura si forma inevitabilmente nella testa un’immagine ideale di come potrebbe apparire, associarlo poi a un volto noto dà un senso di maggiore sicurezza. In particolare se il casting è stato fatto con criterio. Ma le aspettative di un lettore che va al cinema a vedere la trasposizione di un romanzo che ha amato sono così alte che nessun regista potrebbe mai rispondere a tutte. Mancherà sempre qualcosa, mancherà quel legame speciale che si crea tra libro e lettore e mancherà la lettura nel pensiero da parte del direttore che non potrà mai davvero scegliere l’attore giusto o la soluzione giusta per la sceneggiatura perché, alla fin fine, nemmeno noi sappiamo davvero quello che vogliamo.

15 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti