• Rebecca Di Schino

Dal libro al film: top 5 dei grandi successi



La dottrina cristiana cattolica si fonda su una serie di dogmi, precetti, regolamenti e comportamenti che rendono l’anima del credente più o meno degna di ascendere al Paradiso. Uno dei sette peccati capitali che, al contrario, offrono un bel biglietto di sola andata per la dannazione eterna è la pigrizia. Nota come accidia, indolenza, svogliatezza e sinonimi, la pigrizia è quella sensazione che ti pervade il corpo quando sei sul divano, vorresti cambiare canale, ma il telecomando è sul tavolo di fronte a te troppo lontano da raggiungere senza doversi alzare. Oppure è preferire restare a dormire pur avendo la vescica che chiede pietà alle sette del mattino. O, ancora, è mangiare il tonno dalla scatoletta pur di non lavare i piatti dopo.

Tra le tante, e delle sue manifestazioni è pieno l’Inferno, la peggiore è quella che fa preferire vedere il film piuttosto che leggere il libro da cui è tratta la storia. Due ore stravaccati sul divano a mangiare pop corn sono molto più rilassanti, a quanto pare, di restare molto più tempo con un libro aperto tra le braccia. È un retaggio antico, che fonda le radici nell’ignoranza del popolo che apprendeva le Sacre Scritture o gli insegnamenti filosofici dai teatri all’aperto poiché difficilmente la popolazione era in grado di leggere, in particolare leggere il latino.

Ai giorni nostri ci siamo evoluti, siamo diventati pigri forse per la fretta, forse perché dire di aver visto quel film uscito al cinema “fa più figo” del dire di aver letto il libro, una questione di prestigio sociale non ben comprensibile, insomma. Iniziano, però, a crearsi delle faide vere e proprie tra i sostenitori della settima arte e quelli legati alla carta stampata, soprattutto se si tratta di veri capolavori, classici senza tempo, best seller inattesi o opere così ben scritte che qualsiasi trasposizione non potrebbe mai rendere davvero giustizia a trama e autore. Altra faida, meno dolorosa ma che, inaspettatamente, crea qualche vittima collaterale è quella che contrappone due fazioni che difficilmente riusciranno a trovar un punto di incontro: quelli che hanno visto il film e poi hanno letto il libro; quelli che hanno letto il libro e poi, chissà per quale ragione, hanno deciso di vedere il film.

I primi sono i più tranquilli, hanno la faccia degli attori come guida per i personaggi che troveranno nel libro in questione e, se la trasposizione è fatta bene, resteranno piacevolmente sorpresi e soddisfatti di aver colmato quelle piccole lacune che, per cause di forza maggiore, il film contiene. I secondi sono il male puro! Una setta assetata di sangue che non sarà contenta mai e poi mai, nemmeno se l’Academy desse a quel film 27 Oscar. Mancherà sempre qualcosa, ci sarà sempre un difetto, un personaggio che poteva essere sviluppato meglio, con la barba troppo a punta, con i capelli troppo più biondi di quello del romanzo, senza il neo sotto il mento fondamentale per l’andamento della trama. Il fandom che crea scompigli come un’orda di gnu impazzita, stile morte di Mufasa, ma con più danni e più sangue: il sangue di chi ora contraddirli.

A mio modestissimo parere posso dire di aver fatto, e di fare ancora, parte di entrambe le categorie, a seconda dell’argomento in questione, s’intende. Mi immolo per la patria e oggi vi racconto, secondo me, quali sono le cinque grandi trasposizioni che rendono omaggio al testo da cui sono tratti. Parere personale, si intende, che esclude a causa della ristrettezza dell’articolo molti altri capolavori.

Senza ulteriori indugi, quindi, vi presento la mia top 5:


#5 Ragione e sentimento (1995)

Scelta dolorosa è stata quella di piazzare il quinto posto la mia amata Jane Austen ma ci sono delle motivazioni anche piuttosto pratiche. Il film del ’95 è solo una delle tante trasposizioni del capolavoro della scrittrice che, dalla pubblicazione del romanzo nel 1811, ha dovuto attendere la venuta di un cast sovrumano e la regia di Ang Lee per avere un po’ di giustizia. Tre serie tv, una delle quali per quanto molto fedele al libro, più del film per quanto riguarda la presenza di alcuni personaggi secondari, non sono bastate per raggiungere la magnificenza di un gruppo di attori da Oscar o quasi: Emma Thompson, Hungh Grant, una giovanissima Kate Winslet due anni prima del celebre Titanic che le valse la statuetta e Alan Rickman in un ruolo che esalta la sua bravura a livello artistico con la poeticità classica intrinseca al romanzo di maniera. E questa è solo una piccola parte del cast che ha saputo cogliere l’essenza stessa del romanzo, il rapporto così dolcemente complementare delle due sorelle Dashwood che esaltano le differenze caratteriali senza snaturare i personaggi originali. Musiche fantastiche, ambientazione della campagna del Devonshire che farebbe venire voglia di fare una gita fuori porta in Inghilterra nonostante il vento, il freddo e la pioggia, e la delicatezza di un classico senza tempo che ha trovato tutto un altro tipo di immortalità.


#4 Millennium (2009-2011)

Sto parlando della trilogia originale, ovviamente, quella scritta dal defunto Stieg Larsson e, soprattutto, della trasposizione svedese del 2009 dell’intera tripletta. Oltre ad essere molto più accurato lo svedese parlato con le ambientazioni dell’Europa del nord, la trilogia diretta da Niels Arden Oplev è la perfetta rappresentazione di un omaggio ben riuscito. La triade di film (Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava col fuoco e La regina dei castelli di carta) ripropone su schermo uno dei thriller più riusciti a livello letterario e cinematografico. È stata la saga che ha praticamente aperto la strada al giallo svedese, seguito da altri autori che solo in parte sono riusciti a emulare la grandezza di Millennium. La Lisbeth di Noomi Rapace, poi, riesce a descrivere alla perfezione la donna sexy, pericolosa, anticonformista, trasgressiva, sadica, vendicativa e testarda raccontata nel libro. Lo sguardo duro e diretto di una ragazza che non ha più nulla da perdere e che, nel momento in cui potrebbe rifarsi una vita, sceglie fieramente l’indipendenza e l’esistenza fatta a modo suo. Purtroppo non è stata l’univa versione cinematografica ma ve la racconto martedì prossimo insieme a tutto il mio astio.


#3 Il Signore degli Anelli (2001-2003)

Altra trilogia, stavolta di genere decisamente diverso. Sul LOTR mi sono sperticata in encomi nell’articolo sul fantasy ma la verità è che il mio rapporto con questa versione non è sempre stato idilliaco. Ero piccola quando uscì al cinema e avendo visto solo il primo e il terzo film non solo non ci ho capito nulla a livello di trama, visto che tre quarti dell’azione avviene proprio ne Le due torri, ma anzi non ho potuto godere appieno della grandezza di questa produzione. Una trilogia che ha fatto sì che la Nuova Zelanza sia, oggi, solo un nome in codice piuttosto comune atto a celare il nome vero, la Terra di Mezzo, personaggi diventati iconici e attori che hanno raggiunto l’acme proprio grazie alla partecipazione a questo film. Un colosso cinematografico che ha collezionato in totale ben 17 statuette dovute ai suoi complessivi 682 minuti in appena tre pellicole. Una produzione, insomma, che ha messo d’accordo anche i seguaci del libro più restii ad alcuni cambiamenti o tagli e che ha generato un termine di paragone non soltanto per tutti i successivi film fantasy di rilievo ma anche per la trilogia successiva de Lo Hobbit, deludente per l’intero fandom senza eccezioni.


#2 Profumo (2006)

Medaglia d’argento a uno dei miei film preferiti in assoluto. Seducente, terribile, ansiogeno e affascinante, la voce narrante che racconta la vita di Jean-Baptiste Grenouille fino alla sua terrificante dipartita rende perfettamente l’idea del tono con cui si legge il testo. Un’aura di irrequietezza pervade la pellicola e le pagine del romanzo: un uomo che nasce senza odore ma con la capacità di riconoscere tutti gli odori del mondo. Donne che muoiono in una maniera quasi peggiore che ne La vera storia di Jack lo Squartatore ma senza quel terrore negli occhi, omaggiate nella loro perfezione anche nella morte, non sfiorate nella loro intimità perché non è quello che Grenouille cerca. Lui vuole renderle immortali in modo che il mondo sappia che loro sono esistite e soprattutto che lui stesso è esistito: un profumo che li raccoglie tutti e rende l’uomanità schiava. Libro e film, mai come in questo caso, sono due facce della stessa medaglia: Süskind che scrive e gli attori che espletano le sue parole con sguardi vacui o colmi di meraviglia, scene di una crudezza disarmante e altre di una tenerezza infinita. Bellissimo, non ci sono altre parole e in questo caso, anche se la pigrizia è un peccato, potete indifferentemente guardare il film o leggerle il libro (ma io vi consiglio la duplice esperienza).


#1 The Others (2001)

Podio, senza ripensamenti. Una Nicole Kidman da brividi, incubi per le tre notti successive, un thriller psicologico, una storia di spiriti, altre dimensioni, realtà parallele, morti che sembrano vivi e vivi che non sanno di essere morti. Un horror che tuttavia non si presenta come tale. Il testo originale è di Henry James, non so se mi spiego, e la trasposizione, a differenza di quelli prima menzionati, non recupera il titolo del romanzo, Il giro di vite.

La prima volta che l’ho visto sono stata due ore nel panico, mai un film mi aveva preso così tanto. La prima volta che l’ho letto l’ho adorato subito, finito in due giorni, mai un libro mi aveva dato così tanto. Una rappresentazione, per quanto non perfettamente trasparente del testo, completamente appagante. Lei è stata la scelta migliore tra tutte e la versione cinematografica dell’opera di James che non rivisita il romanzo ma anzi ne prende spunto. Come se il regista avesse voluto trattare l’argomento senza snaturare il romanzo originale. Magistrale.

Qui il problema è che, non essendo perfettamente come l’originale, la visione di uno non esclude la lettura dell’altro. Vi consiglio di godere di entrambi.

La mia top dei successi, decisamente a gusto personale, è stata molto difficile da definire. Molti parimeriti, troppi esclusi, ma sono i film che più volentieri rivedo senza pentimenti.

Per i flop della prossima settimana preparatevi ad alcuni colpi di scena, conoscendomi un po’!

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