Dalla pagina allo schermo: le più fortunate trasposizioni dalla letteratura al cinema

#trentapaginegothicedition

Una delle frasi che provocano un istantaneo acufene a chi legge molto è la seguente: "Non ho letto il libro ma ho visto/sto aspettando di vedere il film".

Una volta, poi, vista la tanto sospirata pellicola, c'è il solito giudizio sulla storia: può piacerti o non piacerti, ma si sta sempre parlando, qualora la sceneggiatura non fosse originale, di un riadattamento che toglie purezza, magari, al racconto originario o, al contrario, lo esalta.

Il mondo del cinema ha attinto come chi fa la scarpetta in un ricco piatto di sugo e polpette al mondo letterario per tutti i suoi quasi centoquaranta anni di esistenza, dagli albori, ma questo lo abbiamo già detto. La domanda che ci facciamo oggi è una: può un romanzo, fortunato e meno che sia stato, divenire un grandioso adattamento del grande schermo che rimane nella storia?

Di esempi ne è pieno: Il signore degli anelli (principe), Cuori in Atlantide, Il miglio verde, Arancia meccanica, Forrest Gump, Assassinio sull'Orient Express, per non parlare dei romanzi che hanno ispirato i film in costume, innumerevoli e spesso veramente fedeli all'originale. Il bello del cinema è che pone davanti ai nostri occhi l'anima dei personaggi in modo istantaneo, in un modo che siamo costretti a metabolizzare subito, senza poter chiudere il libro, tenerlo tra le braccia e riflettere su quanto si è appena letto.

Per quanto riguarda i film horror, l'emozione arriva come un colpo di mitra: lo scopo del genere in sé è proprio questo, del resto, quello di giocare sui sentimenti di angoscia e smarrimento del controllo delle proprie pulsioni di paura, in modo più o meno crescente in base ai fattori di durata, effetto sorpresa, ed altri agenti impliciti quali luce, inquadrature, musica. La maledetta musica. Che se, malauguratamente, capitiamo in una buona sala, ti vibra dentro lo sterno fino al giorno dopo.

Dicevamo, ad ogni modo, che alcune trasposizioni sono state veramente un successo e ancora oggi, a distanza di decenni, regalano a vecchie e nuove generazioni uno spettacolo sempre glorioso, senza smentire mai le motivazioni che li hanno inseriti nell'olimpo dei cult (usiamola questa parola, che è bella). La letteratura classica dell'orrore ha regalato al cinema grandi titoli: per primo, Dracula, di Bram Stroker, del 1827 che, possiamo asserirlo con certezza, è la trama più manipolata, riprodotta e riciclata in tutte le salse del mondo. Dalla pellicola del 1927 con protagonista l'immortale (in tutti i sensi ) Bela Lugosi, dalla riproduzione più classica e in linea con l'originale all'adattamento della figura del vampiro in genere alla parodia ai film di animazione, Dracula è il personaggio che conta più adattamenti ed è stato fonte per figure dell'horror romance, diventando la versione soft di sé stesso ma evolvendosi in un prodotto amatissimo dal pubblico. Così vale per il Frankenstein di Mary Shelley, presente sugli schermi dal 1910 con l'adattamento muto diretto da J. Searle Dawley, salendo nel corso del secolo scorso a un numero pari a circa un centinaio di film in cui la figura del mostro androide composto da resti altrui è presente in diverse forme, pur rimanendo principe, come la figura vampiresca, del genere horror. Dalla seconda metà del Novecento troviamo titoli noti anche a chi non può vantarsi di essere propriamente cinefilo: degli anni Cinquanta e Sessanta non possiamo trascurare grandi titoli come Phsyco, diretto da Alfred Hitchcock nel 1960, su base del romanzo dell'anno precedente di Robert Bloch (basato tra l'altro sulla storia vera del serial killer Ed Gein, sofferente di dissociazione della personalità, figura che ha, a sua volta, ispirato film horror come Non aprite quella porta nella versione originale e vari sequel), Il silenzio degli innocenti del 1991 diretto da Johnatan Demme tratto dal romanzo omonimo di Thomas Harris, e vari biopic sulla sua vita, Che fine ha fatto baby Jane? diretto da Robert Aildrich e basato sul romanzo di Henry Farrel, Rosemary's baby tratto dal romanzo omonimo di Ira Levine del 1967, diretto un anno dopo da Roman Polanski. Ma dobbiamo ricordarci che dagli anni Settanta un immenso, prolifico scrittore venne ad apportare al genere non solo una ventata di aria fresca, lì dove sottogeneri vari erano già stati visti più volte, ma anche fonti sempre nuove riguardanti le trame. Inutile presentarlo, tutti sappiamo che il genio Stephen King si riconosce appena si annusano parecchi dei titoli di successo degli ultimi (quasi) cinquant'anni, anni in cui si contano circa duecentocinquanta trasposizioni dalla carta allo schermo dei suoi titoli più vari, mantenendo la preferenza per il genere dell'orrore: titoli come Carrie (divenuto Carrie - lo sguardo di Satana, il primo, del 1976, diretto da Brian De Palma e il secondo da Kimberly Peirce nel 2013), Shining (diretto nel 1980 da Stanley Kubric), Christine la macchina infernale (del 1983, diretto da John Carpenter), Pet Semetary (scritto nel 1989, ha dato diversi adattamenti tra gli anni Ottanta e i Duemila), Misery non deve morire e It nello stesso anno (del 1990, il primo diretto da Rob Reiner, il secondo diretto nel 1990 da Tommy Lee Wallace e nella nuova versione entrambi i capitoli da Andy Muschietti), per citare i più famosi anche per il pubblico meno preparato.

Non dobbiamo dimenticare, infine, la serie dedicata agli omicidi di Amytiville, tratti dai romanzo Orrore ad Amytiville scritto da Jay Anson nel 1971 e Murder in Amytiville di Hans Holzer del 1979, girati dagli anni settanta a versioni più recenti di giusto una manciata di anni fa.

Vi abbiamo lasciato con una grande quantità di titoli da leggere e guardare, ma vi poniamo prima di andare una domanda: ma il libro, è sempre meglio del film?

6 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti