Due mesi di quarantena tra letture, nuovi acquisti e vecchie glorie


La cosa bella di noi italiani, e non solo noi per certi versi, è che, nonostante i periodi di crisi, sappiamo sempre come far galoppare la fantasia. Se la situazione è drammatica o si avvicina il tempo in cui tutto sembra perduto, noi che facciamo? Ma è semplice: sguazziamo in quella palude di ansia e incertezza e gonfiamo i nostri cuori di paranoia. Il mezzo più rapido resta sempre la tv, ma i telegiornali o chi per essi tendono a raccontare il mondo e ciò che in esso accade. Tuttavia, la verità, o meglio la realtà, ancora non ci basta. Noi vogliamo di più. Sempre e costantemente. Il 2012 era un anno come gli altri dopotutto, nemmeno con cifra tonda, eppure tra film apocalittici e manuali di sopravvivenza sembrava che dovessimo tutti morire da un momento all’altro solo per una presunta profezia Maya che ha dato libero sfogo ai Nostradamus di tutte le epoche.

Quest’anno la situazione è cambiata ma nemmeno poi così tanto. Abbiamo assistito in pochi mesi a uno scenario simil biblico da “10 piaghe d’Egitto” versione 2020, eppure non siamo stati sazi dei report dei giornali o del panico dilagante. No… noi abbiamo anche letto.

È ovvio, quindi, che al termine della quarantena ci si è posti la simpatica domanda a proposito di cosa abbiamo letto. Le librerie sono state chiuse, è vero, ma molte si sono organizzate con le consegne a domicilio e gli store online hanno fatto carte false pur non veder calare il proprio fatturato. L’italiano, si sa, legge poco, ma pare che in questi 50 e più giorni di noia si sia dato all’antico passatempo a base di carta e inchiostro (o bit per i più tecnologici) recuperando anche qualche volume rimasto a prendere polvere sugli scaffali di casa. Tra store online e siti di statistica siamo riuscite a farci un’idea di quali sono stati gli intrattenitori dei nostri compatrioti ed è sorta una lista variegata ma nemmeno troppo sorprendente, che comprende classici, testi anche troppo innovativi e quasi tutto a sfondo drammatico.

La lista che vi proponiamo oggi è un mix tratto da Amazon, Ibs e il sito di Mondadori, i tre colossi che hanno avuto maggior via vai di vendite tra marzo e aprile, ma nell’elenco non tutti i libri sono di primo pelo. Molti, anzi, sono riscoperte particolarmente adatte e inerenti al periodo che, probabilmente, tutti abbiamo in libreria.

A contendersi il podio, per esempio, ci sono due titoli che fanno ben riflettere su quanto al popolo piaccia crogiolarsi nelle tragedie: Spillover. L'evoluzione delle pandemie di David Quammen e Profezie. Che cosa ci riserva il futuro di Sylvia Browne e Lindsay Harrison. Il primo tenta di essere un saggio a sfondo scientifico storico ma si presenta come un reportage a tinte noir in cui l’autore, a lavoro da ben sei anni sull’argomento, ha riportato interviste e ricerche di scienziati che hanno passato la vita a studiare l’innesco e la propagazione di tutti i virus più conosciuti che il pianeta abbia visto. Di tutt’altro stampo, purtroppo, è il secondo titolo. La scrittrice è una sensitiva… da qui si sviluppa un lavoro di smascheramento dei ciarlatani e di reinterpretazione di alcune profezie, appunto, che hanno riguardato e riguardano il passato e il futuro del mondo e che comprendono ogni aspetto umano, dal sociologico al politico. Diciamo che avremmo potuto anche spendere meglio i nostri soldi e il nostro tempo.

Sempre in tema di turbamenti psicologici abbiamo tre pietre miliari della letteratura che sono stati riscoperti e rivalutati proprio in questi mesi: I promessi sposi di Manzoni, La peste di Camus e Cecità di Saramago. Quando si dice che la storia è ciclica, ecco: le epidemie letterarie e i virus improbabili si sono impossessati della psicosi di noi lettori in maniera molto più persistente del Covid. Malgrado tutto bisogna dire che si tratta di tre scrittori di tutto rispetto, di tre libri redatti in periodi differenti tra loro che ci danno uno spaccato di una scrittura lontana dalla nostra epoca e anche un assaggio di quanto può essere perversa la nostra fantasia.

Italiani di cui andiamo fieri e che hanno avuto un boom di vendite in questi mesi sono Carlo Lucarelli e Gianrico Carofiglio. Quest’ultimo, come avevamo già detto qualche mese fa, rientra tra i finalisti del Premio Strega che si terrà a luglio. La misura del tempo è un giallo ben scritto, il sesto volume dei romanzi sull’avvocato Guerrieri che ci trasporta in una dimensione molto più tranquilla rispetto ai toni dei titoli citati poc’anzi, soprattutto per via dello stile delicato e rassicurante di Carofiglio. Con Lucarelli la situazione è diversa. Il maestro del noir all’italiana, con una voce che farebbe sembrare inquietante anche la ricetta della torta paradiso, maschera un po’ la sua presenza seriosa nei suoi scritti. L'inverno più nero è salito molto velocemente in classifica e per ottime ragioni: Lucarelli racconta il suo commissario De Luca come un predestinato e un salvatore quasi che può fare luce su tre omicidi nonostante la Bologna in cui vive e indaga stia affrontando una verità molto più terribile: è infatti il 1944 e all’occupazione tedesca si affiancano i continui bombardamenti. Forse sarà la relativa lontananza del periodo storico, o la trama avvincente proposta da un genio del crime, o la perfetta sincronia della pubblicazione (il libro è in commercio solo dal 3 marzo), resta il fatto che Lucarelli si è imposto tra le vendite di quarantena facendo scacco a maestri come i Camus e Saramago di prima e lasciando indietro l’intera saga dell’Amica geniale di Elena Ferrante.


Facendo due conti, quindi, possiamo dire che a parte un paio di cadute di stile, o della scelta di testi per bambini in vista della didattica a distanza (qualche titolo è stato, infatti, Impariamo a tracciare di June & Lucy Kids, Ricalcare lettere e numeri di 100 pagine di pratica - Penman Ship, Il Libro di Prelettura della Crinanca Print e Il Gruffalò. Ediz. illustrata di Julia Donaldson, Axel Scheffler, L. Pelaschiar, utili a tenere impegnati i più piccoli), la scelta delle letture è stata piuttosto variegata seppur abbastanza diretta in una specifica direzione.Molti romanzi, gialli o storici, testi incentrati sulla tematica delle malattie, della peste o delle pandemie in generale, sguardi al futuro e titoli assodati come le opere della Ferrante. L’italiano, insomma, non si smentisce nemmeno nella scelta dei libri. È un essere umano che, forse, cerca semplicemente di esorcizzare la paura di una situazione drammatica e sconosciuta attraverso l’occhio di uno scrittore che, con le sue parole, riesce a rendere meno reale anche la realtà stessa.

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