"Eternamente tuo. Eternamente mia. Eternamente nostri."

Aggiornato il: 8 apr 2020

Le lettere ritrovate degli immortali amori celebri.



"Cara Lindy, stavo pensando alle lettere, quelle vere, quelle scritte a mano e a quanto sia triste che nessuno le scriva più. Quindi ho deciso di scrivertene una. E continuerò a scriverti ogni giorno per molto, molto, molto tempo. Perché... Perché... Perché credo di essermi innamorato di te." Non è esattamente il massimo della cinematografia e probabilmente Beastly, film del 2010, rivisitazione in chiave moderna della favola della Bella e la Bestia, non è tra le trasposizioni più riuscite. Ma tra rose tatuate al posto di fiori in teche di cristallo, presidenti degli studenti al posto dei principi e una nerd che vuole andare a Machu Picchu invece di una fanciulla amante dei libri, la grande verità esternata dalla citazione di inizio articolo sta proprio nella nostalgia delle lettere "carta e penna" in una società che vive di fretta e di immediatezza tecnologica.

L'intensità dell'amore oggi si basa su parametri che una volta erano sconosciuti e impensabili. Oggi cinque minuti di attesa tra un direct e l'altro, tra un accesso WhatsApp e quello successivo da parte della persona oggetto del nostro amore bastano a far scattare preoccupazioni e pensieri cupi. Questo perché, oggi, tutto è immediato, ogni cosa può avvenire subito e la parola d'ordine della comunicazione è "istantaneità".

Qualsiasi cosa si può creare e distruggere online, dai rapporti alla reputazione, perfino l'emozione, fatta di un unico senso, il tatto, sullo schermo però, non sulla pelle. Olfatto, udito, gusto e vista si sacrificano all'immaginazione e ogni cosa diventa puro pensiero, pura costruzione mentale. Si creano ricordi fatti di istanti che durano quanto una storia di Instagram, che a metterli insieme non fanno che una sola irrilevante giornata.


I ricordi d'amore, però, hanno il potere di animare anche ciò che è inanimato, come un touchscreen o un pezzo di carta, e hanno anche quello di rendere eterno ciò che è istantaneo, restituendo a qualsiasi attesa una dilazione del tempo piena di tutti i sensi non utilizzati: così una parola diventa profumo, gusto di pelle nuda, colore degli occhi, suono della voce.

Adesso cinque minuti per costruire le immagini ci sembrano una vita, ma immaginiamo di essere trasportati indietro nel tempo, e non parliamo degli anni prima degli sms, quasi trenta oramai, ma dei tempi in cui la carta era l'unico mezzo di trasporto dei sentimenti tra amanti lontani. Che tortura doveva essere quella del non rivedersi per mesi, per anni! E quale supplizio l'aspettare un "ti amo" scritto un fragile foglio che doveva passare gelo, calore, pioggia, treni e slitte magari, prima di poterlo stringere.

Dedichiamo questo articolo a tutti quelli che hanno vissuto le attese vere e il tempo, così ingeneroso in quel momento, che tuttavia gli ha reso come omaggio l'immortalità e la visibilità non solo nella settimana dell'amore, ma in ogni giorno dell'anno. Omaggiamo anche noi i grandi amori (felici e non) dei grandi personaggi, riportando stralci delle loro lettere più belle.


Frida Kahlo a Diego Rivera, 1939

Apriamo le danze con una coppia conosciutissima e molto in voga. Lei è una pittrice che ancora oggi, a diversi decenni dalla sua morte, infiamma gli animi di donne di tutto il mondo con il suo esempio ricco di emancipazione, estro, creatività artistica e fascino; lui fu il suo mentore. Si incontrarono nel 1922 quando Frida era una studentessa, mentre Diego dipingeva un murale per la Scuola Nazionale Preparatoria. Dopo sette anni si unirono in matrimonio e si lasciarono dieci anni dopo, a causa del tradimento di Diego con la cognata Cristina, sorella di lei. Si risposarono l'anno successivo, perdonandosi i reciproci tradimenti.

La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale, la mia notte mi brucia d’amore.

Johnny Cash a June Carter Cash, 1994

Lui non ha bisogno di presentazioni, essendo una leggenda della musica. Incontrò June, musicista e attrice, quando erano a scuola, durante una gita. Quel giorno stesso dichiarò di volerla sposare, permettendo alla loro unione di durare trentacinque anni. Lei morì nel 2001, lui la raggiunse due anni dopo. Questa è la lettera che Johnny scrisse all’amore della sua vita per il suo sessantaquattresimo compleanno:

Buon compleanno principessa, ormai siamo vecchi e ci siamo abituati l’uno all’altra. La pensiamo nello stesso modo. Leggiamo la mente dell’altro. Sappiamo quello che l’altro vuole anche senza dirlo. A volte ci irritiamo anche un po’. Forse a volte ci diamo anche per scontati. Ma ogni tanto, come oggi, medito su questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Continui ad affascinarmi e ad ispirarmi. La tua influenza mi rende migliore. Sei l’oggetto del mio desiderio, la prima ragione della mia esistenza. Ti amo tantissimo.

Italo Calvino a Elsa De Giorgi, 1990

Il loro amore è testimoniato da un carteggio di 407 lettere conservate nel Fondo Manoscritti di Pavia. Lui fu uno dei più illustri scrittori che la nostra letteratura abbia avuto il privilegio di sfoggiare, lei un'attrice dei "telefoni bianchi", donna colta, affascinante e magnetica. Si conobbero nel salotto di Elsa, all’epoca moglie del conte Sadrino Contino Bonacossi, partigiano e collezionista d'arte. Dalla loro collaborazione nacque un amore passionale nel 1955, che finì sui giornali tre anni dopo. Calvino le scrisse:

Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore.

John Keats a Fanny Brawne, 1819

Lui fu il poeta inglese "il cui nome fu scritto sull'acqua", lei la nobildonna inglese del suo stesso rango che gli fece perdere la testa. Il loro fidanzamento ebbe inizio nel 1818 e terminò nel 1821 a causa della prematura morte del poeta, ma l’intensità di questa unione corrotta dal destino venne alla luce solo nel 1871 grazie al carteggio ritrovato che testimonia il loro sincero e infelice amore.

Non posso esistere senza di te. Mi scordo di tutto salvo che di vederti ancora, la mia vita sembra fermarsi, lì non vedo oltre. Mi hai assorbito. In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto – sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto. Sarei spaventato di dovermi allontanare da te. Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? Amore mio, cambierà? Non ho limiti ora al mio amore… Il tuo biglietto è arrivato proprio qui. Non posso essere felice lontano da te. È più ricco di una nave di perle. Non mi trattare male neanche per scherzo.

Goethe a Lotte von Stein

Si parla di un amore impossibile quando si narra del sentimento dello scrittore e drammaturgo tedesco e della dama alla corte di Weimar, moglie del suo mecenate, Carlo Augusto di Sassonia. Quello di Goethe e Lotte fu un amore intenso, per quanto platonico e mai realizzato. Così lui le scrisse nel novembre del 1795:

Ti sento sempre più vicina a me, la tua presenza non mi lascia mai. In te ho trovato la misura per tutte le donne, anzi per tutti gli esseri umani: attraverso il tuo amore, la misura per la sorte di ognuno. Non è che esso mi offuschi il resto del mondo, anzi direi piuttosto che me lo schiarisce tutto quanto, e mi rende possibile di vedere nettamente come sono gli uomini, cosa pensano, cosa desiderano, cosa fanno e godono: a ognuno concedo il suo, e dentro di me mi rallegro del fatto di possedere, io, un tesoro cosi indistruttibile.

Beethoven all'Amata

Immortale lui, immortale lei. Il compositore dalla fama irraggiungibile si innamorò di una donna di cui conservò l'identità sempre segreta. Una dama a cui scrisse lettere piene di passione. Ci vollero anni di studi per accostare questa immagine di donna eterea, musa del musicista, a un nome: probabilmente si tratta della filantropa e collezionista d'arte Antoine "Toni" von Birkenstock, moglie del mercante di Franz Brentano e madre di quattro figli. E qui le amanti di Sex and the city sanno che Big "riciclò" la lettera che vi proponiamo durante il suo matrimonio civile con Carrie, come promessa di amore eterno. Una promessa che, oh, scioglierebbe anche le meno romantiche.

Sii calma, solo considerando con calma la nostra esistenza riusciremo a raggiungere la nostra meta, vivere insieme — Sii calma — amami — oggi — ieri — che desiderio struggente di te — te — te — vita mia — mio tutto — addio. — Oh continua ad amarmi — non giudicare mai male il cuore fedelissimo del tuo amato. Eternamente tuo. Eternamente mia. Eternamente nostri.

Jean-Paul Sartre a Simone De Beauvoir, ottobre 1939

Scrittori attivi soprattutto durante il periodo delle Avanguardie, rappresentativi di quasi tutto il '900 e una coppia tra le più atipiche rispetto a molte altre. Aperti e libertini, erano soliti scambiarsi gli amanti e praticare orge e triangoli amorosi. Eppure, il loro amore fu indissolubile.

Sartre le scrisse questo:

Stanotte ti amo in un modo che non hai conosciuto in me: non sono né consumato dai viaggi, né avvolto nel desiderio della tua presenza. Sto padroneggiando il mio amore per te e lo sto girando verso l’interno come elemento costitutivo di me stesso. Questo accade molto più spesso di quanto dico a te, ma raramente quando ti sto scrivendo. Cerca di capirmi: ti amo mentre faccio attenzione alle cose esterne. A Tolosa ti ho semplicemente amata. Stasera ti amo in una sera di primavera. Ti amo con la finestra aperta. Tu sei mia, le cose sono mie, e il mio amore altera le cose intorno a me e le cose intorno a me alterano il mio amore.

Virginia Woolf al marito

Lui era Leonard Woolf, scrittore, editore e giornalista. Lei la meravigliosa Virginia, autrice che non ha bisogno di presentazioni. Si conobbero e sposarono dopo qualche tempo, a causa di una iniziale indecisione di lei, ma si amarono per trent'anni, finché Virginia, distrutta dalla depressione, si suicidò nel 1941, gettandosi in un fiume.

Amore mio fermami, da questi pensieri troppo fragili, da queste fiale troppo complici, dai sorrisi troppo ironici, dalla troppa solitudine. Guardare la vita, guardarla attentamente e tentare di comprenderla al fine di amarla e scegliere di metterla da parte. Di andarsene insieme a quello che ci ha legati. Alle parole. L’amore. L’oblio. Insieme alle ore. Quelle ore che non avranno più sorelle. E scegliere di andarsene. Per sempre.

George Sand allo scrittore Alfred de Musset

È importante ricordarli come una coppia di pari: lei una scrittrice già famosa quando lo conobbe nel 1833, per la pubblicazione di Indiana; lui il prototipo dell'artista romantico che l’amò per il suo genio e la sua sregolatezza, il suo essere meravigliosamente selvaggia.

Questo sentimento è troppo bello, troppo puro e troppo dolce perché io non provi mai il bisogno di finire con lui. Che il mio ricordo non avveleni nessuna delle gioie della tua vita, ma non lasciare che queste gioie distruggano e rovinino il mio ricordo. Sii felice, sii amato. Come non potresti esserlo? Ma guardami da un piccolo angolo segreto del mio cuore e scendi lì nei tuoi giorni di tristezza per trovare lì una consolazione o un incoraggiamento. Ama dunque, mio Alfred, ama più che puoi.

Ernest Hemingway a Marlene Dietrich

Non riesco a dire come ogni volta che metto le mie braccia intorno a te, io mi sento a casa.

Richard Burton a Elizabet Taylor

Due attori leggendari, si incontrarono in piscina nel 1953 per la prima volta, in un party a casa di Steward Granger e Jean Simmons. Dopo quell'incontro passarono nove anni fino al successivo incontro sul set di "Cleopatra", la regina d’Egitto lei, l’innamorato Marcantonio lui. Dopo un anno di clandestinità si sposarono, ma si lasciarono nel 1974, dopo un tradimento di lui con Nathalie Delon. Una separazione molto breve che portò a un secondo matrimonio, breve anch’esso, fino al ’76. Nonostante i molti matrimoni di Liz, restano una delle coppie più ammirate di Hollywood, un’unione celebrata dalle parole di Burton in questo breve stralcio.

I miei occhi ciechi aspettano disperatamente di vederti. Non te ne rendi conto, naturalmente, EB, quanto bella e affascinante sei sempre stata, e come hai acquistato un valore aggiunto di speciale e pericolosa grazia.

Stendhal a Clémentine Curial, 1826

Lui fu uno scrittore francese tra i più celebri di tutti i tempi, lei una contessa figlia di un vecchio amico. Quando se ne innamorò, Clémentine era sposata a Joseph Curial e da lui ebbe quattro figli, ma fu Stendhal il suo amante per moltissimo tempo.

Quando ti vedo per tre giorni di seguito, angelo mio, mi sembra di amarti ancora di più, se possibile. Perché siamo più intimi e dopo tre giorni di intimità ciascuno ha abbandonato i sospetti e non desidera che amare ed essere felice. Come sono stato felice mercoledì! Segno questo giorno, perché Dio sa quando oserò inviarti questa lettera. La scrivo per sfogarmi. Oggi ti amo talmente, ti sono così legato, che ho bisogno di scriverlo. Se trascorressimo otto giorni insieme e i nostri cuori battessero sempre con lo stesso ardore, credo che finiremmo per non separarci più.

James Joyce a Nora Barnacle, 22 agosto 1909

Lei fu la sua amante, poi la compagna e infine la moglie. La loro relazione ebbe inizio il 16 giugno, giorno in cui si colloca lo Ulysses del celeberrimo scrittore, detto anche "giorno di bloom". Alcuni dicono che lei cercasse un'avventura a sfondo erotico che poi perdurò nel tempo. Si trasferirono da Londra a Trieste nel 1904 e si sposarono nel '31, ebbero due figli.

C’è una lettera che non oso essere il primo a scrivere ma che pure spero ogni giorno che mi scriverai. Una lettera solo per i miei occhi. Forse me la scriverai e placherà il mio desiderio. Che cosa può separarci ora? Abbiamo sofferto e siamo stati messi alla prova. Ogni velo di vergogna e diffidenza sembra essersi dissolto tra noi. Non vedremo negli occhi l’uno dell’altra le ore e ore di felicità che ci attendono? Adorna il tuo corpo per me, carissima, sii bella e felice e amorosa e provocante, piena di ricordi, piena di desideri, quando ci vediamo. Ti ricordi i tre aggettivi che ho usato nel mio libro parlando del tuo corpo? Sono “musicale e strano e profumato”. La gelosia non è ancora del tutto spenta. Il tuo amore per me dev’essere feroce e violento…

Sibilla Aleramo a Dino Campana, 6 agosto 1916

S'incontrarono a Marradi nel 1916. Campana aveva dei gravi disturbi mentali, ma riuscì a conquistare la scrittrice, di nove anni più grande, (avevano lei 40 anni, lui 31). Sibilla era bellissima, indipendente e talentuosa, Dino era ossessivo e peggiorava di mese in mese con i suoi problemi psicologici, aggravati anche dalla sifilide. Vissero, cionondimeno, un amore travolgente.

I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo. Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m’avevi portata così lontano. Oh tu non hai bisogno di me! È vero che vuoi ch’io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. Ho paura di morire prima! Dino, Dino, ti amo! Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che mi hai detto ‘amore’? Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è così forte. Son tua… Sono felice, tremo per te ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi!

Franz Kafka a Milena Jesenska, Aprile 1920

Lei era una scrittrice e traduttrice ceca, affascinata dal lavoro del grande scrittore, che conquistò una volta ottenuta la sua attenzione tramite una collaborazione per tradurre i suoi lavori dal tedesco al ceco. Milena era all'epoca sposata con Ernst Pollak, scrittore e critico letterario. Ci furono pochi incontri e, quando lei decise a lasciare il marito, fu Franz a lasciarla.

Voler afferrare ciò in un una notte per magia, in fretta, col respiro grosso, ossessionato, senza via d’uscita, voler afferrare per magia ciò che ogni giornata concede agli occhi aperti! Perciò appunto sono tanto grato (a te e a tutto) e così è quindi naturale che accanto te sono sommamente tranquillo e sommamente inquieto, sommamente schiavo e sommamente libero, per la qual ragione, dopo questa intuizione, ho anche rinunciato a tutto il resto della vita. Guardami negli occhi!

Napoleone Bonaparte a Josephine de Beauharnais, 1796

Generale prima, Imperatore poi, uno degli uomini più influenti della Francia post rivoluzionaria, secondo per fama solo al Re Sole. Lei una vedova che aveva scalato le classi sociali frequentando salotti e letti di vari personaggi, finché non gli venne presentato Napoleone. Si sposarono nel 1796 e restarono insieme fino al 1809, il tempo di farla diventare imperatrice di Francia e Regina d'Italia.

Da quando ti ho lasciato, sono sempre depresso. La mia felicità è essere vicino a te. Rivivo continuamente nella mia memoria le tue carezze, le tue lacrime, la tua affettuosa sollecitudine. Il fascino della incomparabile Josephine Kindle accende un bruciore e una fiamma incandescente nel mio cuore.
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