• Rebecca Di Schino

Fantastico Fantasy: l’estremizzazione del genere

A conclusione di questo nostro incontro con il fantasy siamo giunti al punto in cui è doveroso aprire una parentesi sull’estremizzazione del genere avuta, in modo particolare, negli ultimi anni. Parleremo di quelli che, secondo me, sono stati i casi limite e che ancora oggi, comunque, continuano ad avere proseliti: il paranormal e l’urban. Estremizzano il genere perché, tutto sommato, o piacciono o li si odia, e le portatrici dello stendardo, tutte donne stavolta, sono: Clare, Meyer e Kate.

Da brava fatalista quale sono, non potevo non farvi notare come tutte le cose belle, alla fine, subiscono una deriva inevitabile che, a conti fatti, ci fa pentire di aver provato affetto e, Dio ce ne scampi, pianto amare lacrime. L’urban fantasy e il paranormal romance, in questo caso, hanno fatto parte della cosiddetta cultura pop, legata al genere fantastico ovviamente, degli ultimi anni, ottenendo o enorme favore di pubblico o implacabili critiche. La peculiarità di questi sottogeneri sta nel loro essere, per forza di cose, relegati a un determinato tipo di pubblico, definito, mai come stavolta, per fasce d’età e, spesso, genere. Per esperienza personale, essendomi addentrata in entrambi i filoni, mi sono accorta con la saggezza dei miei quasi trent’anni (va be’ per stavolta fatemela passare così!) che spesso e volentieri si tratta di romanzi che sfruttano l’inevitabile tempesta ormonale in corso in pubertà.

La struttura è pressoché comune a entrambi i generi: di base c’è una storia di amore impossibile, o almeno inizialmente poco accettabile, tra i protagonisti, che si trascina per più libri al fine di tenere alta l’attenzione sulla saga. Come spesso accade nelle serie che prevedono molti volumi, ogni testo si caratterizza per una trama specifica che, in ogni caso, si lega alla sottotrama amorosa, ampliandone i contorni, precisandone i problemi, ecc. Ovviamente, tutto si conclude con il festoso lieto fine, matrimoni, tutti felici, e il male sconfitto.

Ma per quanto queste saghe abbiano fatto il botto di vendite negli ultimi vent’anni, anzi, anche meno, rimangono ancorate a un pubblico ancora giovane e inesperto della vita, puntando, spesso e volentieri, proprio sull’inesperienza del target di riferimento. Crescendo e affinando i gusti, come sempre succede non solo per quanto riguarda la lettura, ci si rende conto che le trame non sono più così affascinanti, che le storie dei personaggi sono davvero troppo inconsistenti e fantasiose anche per un genere che di per sé si slega dai confini della realtà, impedendo ai vecchi lettori, un tempo amanti di quei romanzi, di riprendere in mano quei volumi e fruirne il contenuto con lo stesso entusiasmo della prima volta.

Ho scelto di inserire questi due sottogeneri, l’urban (uno specifico tipo di urban) e il paranormal, tra gli estremi proprio per i motivi sopra esposti: la definizione troppo netta di un target, che per età e sesso smette di essere fedele all’offerta a causa, semplicemente, del cambio di approccio alla vita; gli argomenti trattati che portano avanti i plot.

Senza fare ulteriori critiche a saghe che, all’epoca, personalmente mi sono piaciute (quasi tutte) voglio parlarvi dei romanzi che sono diventati il cult dei primi dieci anni del 2000, lasciando la mia generazione, al tempo ancora a scuola, con l’ansia dell’attesa del volume successivo. Tutti facciamo degli errori nella vita, l’importante è rendersene conto!

Cassandra Clare e l’urban fantasy

La Clare è stata una scoperta casuale nel lontano 2014, che visto adesso sembra una vita fa… Era già uscito da parecchio in tv il film tratto dai suoi romanzi, la saga di Shadowhunters, e per quanto il film sia stato abbastanza deludente nonostante la colonna sonora molto bella, ho pensato che per variare un po’ sarebbe stato carino leggere il testo originale. C’era l’intera saga in edizione economica Mondadori a 5 euro, e non mi vergogno di dire che ho acquistato tutti e sei i volumi in blocco, bruciandoli praticamente in due settimane. Adesso, col senno di poi, non riesco a cambiargli posizione in libreria, non tanto perché sono brutti, cosa che non è, ma perché ad oggi non riuscirei a godermeli come accadde sei anni fa. Era un momento particolare, stavo in una condizione mentale che mi ha permesso di apprezzarne gli sviluppi di trama, e sono molto contenta di averli letti all’epoca, adesso non lo rifarei, mi serve qualcosa di più stimolante. Cassandra Clare, tuttavia, ha cavalcato l’onda del successo e ha continuato, e continua tutt’ora, ad allargare la trama del suo mondo nascosto con altri volumi, altri misteri e altri personaggi che, nonostante tutto, sono sempre necessariamente legati gli uni agli altri. Tra New York, Londra e Los Angeles si intersecano le storie, in tre epoche differenti, delle maggiori famiglie di cacciatori di demoni. Il mondo nascosto composto da fate, stregoni, vampiri e licantropi trova legami di amicizia, amore e lealtà con quello degli umani dal sangue angelico. A volerla poeticizzare, possiamo dire che è una rilettura in chiave moderna dei miti sui semidei, ma in realtà si tratta di contesti già assodati riproposti in spazi conosciuti che ci fanno di per sé dubitare dell’esistenza del soprannaturale. Il mistero, il nascosto, il mondo parallelo, il sapere che potrebbe o non potrebbe esserci altro al di là di quello che conosciamo sono tutti i motivi per cui la saga infinita di Shadowhunters continua ad avere successo.

Stephanie Meyer e il paranormal romance: vampire edition

Con la Meyer il discorso è diverso. Qui entriamo nel formativo e nell’idea che libri del genere non dovrebbero essere adatti a ragazzine di 13 anni. La saga di Twilight è diseducativa all’ennesima potenza: Edward è il prototipo dello stalker, con la differenza che chi legge non se ne accorge subito, troppo preso a capire perché un vampiro si strugga così tanto d’amore per una ragazza insulsa come Bella. Il triangolo amoroso più famoso degli ultimi quindici anni continua a fare proseliti e a distorcere il concetto di rapporto di coppia sano e giusto, soprattutto visto che il target è quello di adolescenti alle prese con le prime cotte. La trama non è all’altezza di qualsiasi altro testo fantasy, troppo concentrata a portare avanti un amore impossibile che si cerca forzatamente di far funzionare, estremizzando qualsiasi tipo di comportamento in nome del fatto che si tratti di esseri soprannaturali che sentono le emozioni in modo più marcato… Tralasciando il mio gusto personale e il fatto di non essere riuscita a leggere oltre i primi due volumi, la Meyer è stata un’abile stratega nel marketing, creando un nuovo filone vampiresco così seguito che un tale afflusso di pubblico non si vedeva dai tempi del Dracula di Stoker. A un tratto si trovavano vampiri dappertutto, in libreria e in tv, con film, serie, e altre collane che avevano come protagonisti i non morti per eccellenza. Ancora oggi vanno a ruba, soppiantati per un breve periodo dagli zombie, i vampiri detengono il primato almeno nel campo della letteratura young adult.

Lauren Kate e il paranormal romance: angel edition

Stesso sottogenere, diversa impostazione: qui al centro della trama abbiamo gli angeli caduti. La saga di Kate, Fallen, prevede quattro volumi e uno spin off, con una storia che, per quanto non sia un capolavoro letterario, punta sulle corde giuste. Innanzitutto modifica il campo di battaglia. La lotta tra bene e male, in diverse salse, è presente in ogni testo fantasy che si rispetti, e la Kate lo sa bene, tanto che prende come base per le sue opere nientemeno che il best seller per eccellenza: la Bibbia. All’alba dei tempi Lucifero si rivoltò contro Dio suo padre perché voleva che gli angeli possedessero il libero arbitrio. Dio non la prese bene e scacciò dal Paradiso non solo il suo Portatore di Luce ma anche tutti gli angeli che avevano avito l’ardire di seguirlo nella rivolta. I caduti vagano sulla terra, cercando il perdono o la vendetta, ma uno di loro, Daniel, che Dante avrebbe probabilmente messo tra gli Ignavi, non scelse nessuna delle due parti, scelse l’amore. Ma non c’è una terza ipotesi in questi frangenti, o bianco o nero, quindi l’angelo in questione non solo venne bandito, ma fu anche maledetto: non avrebbe mai potuto stare con l’oggetto del suo desiderio perché ogni 17 anni lei sarebbe morta esplodendo come un fuoco d’artificio appena si fossero scambiati il primo bacio. Tutto molto triste e, detta così, anche un po’ banale. Bibbia e amore corrisposto ma proibito nello stesso testo sono troppo mainstream per chiunque. Eppure, stranamente, ci si imbatte in alcuni colpi di scena niente male, in un’ambientazione insolita, in una ragazza che sa di essere diversa ma non sa perché, e in un Istituto correzionale che potrebbe diventare il nuovo obiettivo dei servizi sociali. Anche qui, tuttavia, il problema del range di pubblico permane: troppo da ragazzine, troppo da lettori alle prime armi.

C’è da spezzare una lancia in favore di questi sottogeneri. Ho citato tre saghe che, nel loro momento di apice, hanno segnato un enorme successo di pubblico. Tutti ne parlavano, tutti le leggevano, e se qualcosa di buono hanno dato certamente si tratta della capacità far avvicinare più neofiti ai libri. Il fantasy, dopotutto, è un ottimo punto di partenza per la lettura. La narrativa intesa come fiction è colma di titoli utili a un primo approccio, e il fantasy racchiude in sé tanti di quei sottogeneri, tante di quelle sfumature, che anche solo leggendo un titolo per ogni sezione si diventerebbe più ricchi di immaginazione e voglia di continuare a leggere.

Digressione: quando il distopico diventa un “cult”

Per finire, un breve accenno a due saghe che non rientrano propriamente nel fantasy ma più nel fantascientifico, in particolare il mondo distopico, e che nel corso degli ultimi anni hanno creato un nuovo gruppo di seguaci: Hunger Games di Suzanne Collins e Divergent di Veronica Roth.

Altre due donzelle che trattano in momenti diversi e con trame leggermente dissimili lo stesso tema: una società che esce da una guerra così totale da aver deciso di dividere i sopravvissuti in fazioni o gruppi che o comandano o obbediscono. Il successo di pubblico è arrivato anche grazie alle trasposizioni cinematografiche che hanno avuto la brillante di idea di rendere le trame, già di base violente e crude, per un pubblico più cosciente che la vita fa schifo, ancora più iconiche grazie al cast scelto con cura e recuperato dalla grande Hollywood (sto parlando di Donald Sutherland, Julianne Moore e Kate Winslet). Il bello di queste saghe e la fortuna del genere distopico credo si possano ricondurre al fatto che siamo in un contesto che più fantasy non si può. Una regolamentazione della società così netta, in cui non vi è possibilità di scelta o se c’è è comunque pilotata, in cui la popolazione non progredisce ma sopravvive in base a regole assurde e tradizioni crudeli che estremizzano la nostra Isola dei Famosi in un gruppo di 24 ragazzini che si devono uccidere a vicenda per vincere, ricrea un contesto in cui nessuno vorrebbe vivere ma che, al contempo, è abbastanza affascinante dal volerci tenere incollati alle pagine per capire come uscirne.

La vicinanza di queste due saghe è palese, la si nota soprattutto guardando i film, ma l’obiettivo delle protagoniste è, a parer mio, del tutto differente: Katniss Everdeen cerca il bene comune, il rovesciamento del sistema che non solo è sbagliato ma anche inutilmente crudele, non cerca la fama ma la giustizia; Tris Prior cerca, al contrario, la riscossa di sé stessa che, cresciuta tra gli ultimi, prende in mano il suo destino, decide della sua vita e non sentendosi parte della comunità prova a cambiare le regole per il bene di tutti gli esclusi che, come lei, non hanno avuto modo di farsi valere fino a quel momento.

La mascolinizzazione della donna è una definizione sessista e riduttiva che non tiene conto che nella letteratura, come nella vita reale, molte sono state le donne che hanno lottato per sé stesse contro un sistema sociale opprimente, misogino e classista.

Il fantasy continua ad essere il calderone più colmo di tutti quelli della cucina narrativa, un calderone ricco di intelligenza, immaginazione, propositi e comportamenti che sono molto più vicini alla vita vera di quanto sembri.

6 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

© 2023 by The Artifact. Proudly created with Wix.com

  • trentapagine service
  • trentapagineservice