Focus on: Antologia di Spoon River

Aggiornato il: 16 set 2020


Autore: Edgar Lee Masters

Titolo originale: Spoon River Anthology

Anno di pubblicazione: 1914-1915

Edizione italiana di riferimento: Demetra, 2019

Collana: Passepartout

N. di pagine: 512


Noi di trentapagine amiamo accostarci a qualunque tipo di libro: che sia classico, contemporaneo, fuori dalle righe, conosciuto o meno non possiamo precluderci niente, sia per motivi lavorativi che personali.

Ci rendiamo conto che i gusti sono gusti, come abbiamo ribadito in diversi articoli, e cerchiamo di creare contenuti che possano mettere d'accordo tutti sotto il segno di una visione totalmente aperta e curiosa della lettura in genere.

A volte risulta veramente difficile rendere interessante un particolare autore o genere: si è parlato di saghe, di Isabella Santacroce, di cultura del matrimonio e di Beat generation, di poesia africana, di generi di nicchia. Ce lo chiediamo spesso se l'interesse sia stato mantenuto vivo e, per ottenere le nostre risposte, osiamo spesso.

L'azzardo di oggi si chiama Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Master. Parliamo di azzardo perché si tratta di un libro veramente particolare: l'autore stesso lo definì "qualcosa più della poesia e meno della prosa". Aprendolo, ci si rende conto di trovarsi nello scenario di un fatiscente paese di collina completamente disabitato, dove 244 epitaffi narrano la storia degli abitanti scomparsi di Spoon River. Sono diciannove gli intrecci che animano il ricordo di chi, in questo paese, è scomparso. Masters ebbe l'abilità, ponendoci davanti ogni sorta di uomo o donna ricoprenti i più vari mestieri e personalità, di creare un piccolo mondo, una boule de neige dove catturare tutte le sfumature dell'umanità e della quotidianità vissuta nel secolo precedente, di porci davanti agli occhi una visione più viva che mai della morte e della storia.

Descrivere i personaggi e i loro intrecci non deve essere stato particolarmente difficoltoso, visto che si ispirò direttamente alla vita dei cittadini dei paesini di Lewingston e Petersburg: diversi abitanti, sotto nomi diversi dai "defunti" del villaggio inventato, si riconobbero nei mestieri e nei fatti non gradendo il livello di schiettezza che Masters utilizzò in merito alle loro faccende. Del resto, il livello di sincerità era alto: essendo il racconto di un morto circa la propria vita, cosa si poteva avere da perdere? La cosa curiosa è che alcuni personaggi le cui storie sono descritte nel libro sono realmente presenti nel cimitero di Oak Hills, con nomi ovviamente diversi ma, per gli abitanti o lontani parenti, facilmente riconoscibili.


In America venne pubblicato sul Mirror di Saint Luis a puntate tra il 1914 e il 1915, ma in Italia giunse unicamente nel 1943, a causa del boicottaggio nel Ventennio fascista che lo censurò, definendo il suo contenuto illecito a causa delle idee troppo liberali. Grazie alle traduzioni di Fernanda Pivano, che rimase letteralmente folgorata quando lo lesse, possiamo goderne anche noi oggi.

La prima cosa che viene in mente leggendo questo libro è che è veramente concepito per tutti: i versi sono semplici, le storie sono chiare, gli intrecci si aprono e chiudono in modo perfettamente lineare. Masters regala a tutti una storia coerente come quelle per la buonanotte. Ancora, dona dignità a tutti i personaggi: Spoon River è un paese come tanti dove ognuno ha un ruolo importante per la comunità dato dal proprio essere, da un pensiero, un'azione e che, corretto o meno che sia, definisce il proprio destino, che sarà un destino comune per tutti: si nasce, si vive, si compie e infine si muore, portando dietro di sé tutto un paese.

In ogni epitaffio ci sono grandi tematiche che quotidianamente affrontiamo: la vita, la morte, l'amore, il lavoro, la religione e il rapporto con Dio, il pensiero in tutte le sue sfumature, i rapporti. Come se dovessimo ricomporre la nostra stessa esistenza, ci viene data la possibilità di riflettere e creare parallelismi fantasiosi con il nostro vissuto, raggiungendo come unica verità che siamo tutti uguali di fronte agli occhi della vita e della morte, anche se, in questo libro, è la forza della prima che regna, nonostante il silenzio delle lapidi o, per meglio dire, la pace che trasmettono a chi le trova a scorrere come fossero pezzi d'arte di un museo.

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