Focus on: Caino


Autore: José Saramago

Titolo originale: Caim

Anno di pubblicazione: 2009

Edizione italiana di riferimento: Feltrinelli, 2020

Collana: Universale Economica Feltrinelli

N. di pagine: 144


Un po’ prima di Natale vi abbiamo proposto un articolo sui best seller a tema sacro. Ci siamo soffermate, in particolare, sulla Bibbia e la raccolta del Pentateuco, ovvero i primi cinque libri che sono anche alla base della Tōrāh ebraica.

Il risultato è stato il rendersi conto che, se da un lato la grossa fama è dovuta principalmente alla questione della fede, anche il fattore “tempo in commercio” ha fatto la sua parte: dopotutto, gira che ti rigira, sfioriamo i tremila anni dalla prima pubblicazione, secolo più secolo meno. Vi avevamo consigliato di leggerlo come un romanzo a metà tra un fantasy e un thriller, un libro che ha scalato le classifiche, come in effetti è stato, tralasciando il fattore “fede” o “credenza religiosa”. E non perché volevamo essere blasfeme ma perché, com’è noto, per avere una visione completa di un argomento è sempre meglio affrontarlo in maniera del tutto oggettiva, senza coinvolgimento emotivo.

Sin dai primi capitoli, quello che si mostra è un Dio che stentiamo a riconoscere oggigiorno e che descrive perfettamente l’abisso che sussiste tra Religione e Chiesa. Il Dio del Vecchio Testamento è l’Onnipotente per definizione: duro, incrollabile, costantemente in cerca di prove che dimostrino la cieca obbedienza e fedeltà alla sua parola da parte del genere umano appena creato. Basti pensare all’ira scatenata dal tragico errore compiuto da Eva e Adamo: una mela che è costata loro l’espulsione a vita dal Giardino dell’Eden e il peccato originale alle generazioni future, con annessi e connessi quali lavoro duro e sudatissimi frutti della manovalanza, parto con dolore, morte.

Ebbene, il libro che vi andiamo a raccontare oggi nel nostro focus riprende proprio quel dio (volutamente in minuscolo, poi capirete perché) e lo confronta con una figura che per millenni è stata inquadrata tra i più indegni rappresentanti dell’umanità: Caino, il primo assassino del mondo. José Saramago, in poco meno di centocinquanta pagine, ci regala una vera e propria perla letteraria. Il solito flusso di coscienza, senza punteggiatura chiarificatrice, racconta di una storia che paradossalmente tutti conoscono ma nessuno è in grado di analizzare davvero. Tutti, tranne l’autore, padre di alcune visioni che ancora oggi ci perseguitano quali una cecità globale, una morte che smette di uccidere, un uomo che incontra il suo sosia e stabilisce un patto con lui, fino alla rivisitazione in chiave critico-razionalista della vita di Gesù. Il successo soprattutto di quest’ultima prova letteraria (Il Vangelo secondo Gesù Cristo) lo convince a riprendere in mano proprio i testi sacri per riscrivere la storia, i drammi, i tormenti e le passioni di Caino.

Figlio dell’ignobile coppia marchiata dalla disobbedienza più grave, Caino (nel romanzo appare in minuscolo per volere dell’autore come tutti nomi propri) è il maggiore dei tre figli avuti da Adamo ed Eva. Primogenito appassionato di agricoltura, entra in competizione con fratello Abele, allevatore, durante una delle solite offerte in onore del Signore: l’agnello sacrificato da Abele, infatti, viene accettato con gioia da Dio, mentre i frutti della terra di Caino sono palesemente disprezzati. In un attacco d’ira, facilmente comprensibile, dovuto allo scherno da parte del fratello, Caino prende un pezzo di osso particolarmente duro e uccide Abele. Costretto da Dio a restare vivo, senza che nessuno possa ucciderlo, per espiare in eterno la sua colpa, solo e ramingo, Caino stringe un patto con il suo giudice, affermando che, se davvero Dio è così onnipotente, se avesse voluto salvare Abele l’avrebbe fatto. Ma il dio del romanzo di Saramago è un bambino viziato, un essere soprannaturale che possiede tutti i peggiori difetti dell’uomo: invidioso, presuntuoso, scontento, approfittatore del suo status, incarna le tipiche qualità degli dèi pagani romani e greci, in un continuo confronto con gli uomini.

Il viaggio senza meta di Caino lo trascina in luoghi e tempi diversi, in traversate tra passato e futuro per assistere, volontariamente secondo l’autore, involontariamente secondo Dio, a tutte le malefatte di quest'ultimo. Una raccolta dei più gravi e disastrosi momenti della storia della religione, tra sacrifici umani (Abramo e Isacco), guerre (la caduta di Gerico, la battaglia contro il popolo di Madian portata avanti dagli israeliti di Mosè), ritorsioni (la distruzione di Sodoma e Gomorra e il Diluvio Universale), scommesse (il caso delle continue sofferenze di Giobbe). Caino assiste, un po’ impotente un po’ disgustato, allo scempio compiuto da Dio nel corso dei secoli, come se gli uomini fossero pedine di un gioco che annoia quel Signore a cui tengono tanto e che venerano al di sopra di ogni cosa. La Torre di Babele, distrutta dal vento fortissimo inviato proprio dal Cielo, è l’ennesima dimostrazione di un padrone che cerca di tenere a bada le sue pecorelle, che non devono protestare, avere sogni, una vita, indipedenza, obiettivi. Divisi, come avviene quando più lingue non si conoscono e comprendono tra loro, gli uomini sono preda facile dei capricci di Dio e di Satana, in un gioco al massacro che li vedrà perennemente sconfitti.

Saramago si sofferma spesso sul concetto di giustizia e sull’idea di peccato: se Caino, spinto dal moto umano della frustrazione e dell’invidia si è lasciato trascinare nell’atto empio dell’omicidio del suo unico fratello, perché Dio, che apprezzava Abele più del suo assassino, non ha fatto nulla per salvarlo? Perché Caino è costretto a vagare per l’eternità da solo, marchiato come una pecora nera nel gregge, mentre Dio, che si è macchiato di crimini ben peggiori, che ha distrutto popoli, massacrato individui, costretto a sacrifici estremi i suoi più fedeli seguaci, non è condannato a nulla? Vale forse il fatto che più sei potente e meno sei perseguibile? E cosa differenzia, allora, questo Dio dal peggiore dei dittatori omicidi?

Le risposte ovviamente non ci sono, Saramago fornisce quesiti su quesiti ma la scelta dei passaggi chiave del Vecchio Testamento, le scene più cruente, conosciute certamente ma meno raccontate, sembrano esortare a una visione molto più razionale della religione, una fede cieca che non porta a nulla, una critica verso i soprusi che non salva nessuno, nemmeno Dio.

Lo scorso anno vi avevamo già consigliato un libro di questo autore (Le intermittenze della morte che trovate a questo link) ma con Caino il livello si alza enormemente, lasciandoci scivolare in un vortice di incredulità, razionalità e riflessione, come solo la grande scrittura sa fare.



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