Focus on: Cyrano de Bergerac

Aggiornamento: 16 set 2020

storia di un amore che mai benedetto fu.


Autore: Edmond Rostand

Anno di pubblicazione: 1897

Edizione italiana di riferimento: Feltrinelli, 2014

Collana: Universale economica / Classici

N. di pagine: 285


Quando noi di trentapagine abbiamo deciso di dedicare un’intera settimana alla letteratura “rosa” (che rosa non sarà, come constaterete) per festeggiare san Valentino, le reazioni tra noi sono state opposte e prevedibili.

Alessandra, che era stata la fautrice della balzana trovata, ha avuto quasi un ripensamento all’idea di dover affrontare tutto quel miele in una volta sola. Lei, la donna del black, del grunge, del gotico, dell’horror, costretta a parlar d’amore. Ma per amor di coerenza se si deve fare si fa!

Rebecca, invece, è andata in brodo di giuggiole. La donna dei classici che ha addirittura cinque giorni per piluccare idee da un libro all’altro e riproporli in salsa rosa senza gamberetti e con riadattamenti anche agli amanti di letterature di altri colori.

Ci siamo date carta bianca a vicenda per i rispettivi articoli che troverete nel blog in settimana, ma per l’inaugurazione della settimana abbiamo puntato su un #focuson che potrebbe essere scontato, forse, ma nemmeno troppo.

Far ricadere la recensione di San Valentino sul Cyrano è costato attente riflessioni e un lungo processo di scrematura. Era ovvio che avremmo trattato un classico, forse anche troppo ovvio, ma per non scadere ancora di più nello scontato abbiamo evitato i Romeo e Giulietta o i Nicholas Sparks di turno puntando su un testo probabilmente un po’ incompreso. Perché l’opera di Rostand è un po’ dimenticata, così come sottovalutato è il suo protagonista. È una storia d’amore diversa dalle altre e simile a quegli amori tragici che tanto fanno piangere nonostante l’età. È un classico del romanticismo nonostante tratti diverse tematiche, tra cui la guerra, la situazione di povertà di alcune classi sociali della Parigi del 1600, la corruzione e le invidie degli uomini. Ma il suo parlar d’amore, come sottotrama delicata di una storia ben più articolata, come innesco per una riflessione sulla fiducia in sé stessi e sul coraggio delle proprie capacità, rende il Cyrano de Bergerac uno dei testi migliori con cui potevamo iniziare questa settimana ricca di cuori e cioccolatini.

Il Cyrano vede la luce nel 1897, come pièce teatrale di un giovane autore già conosciuto in Francia, ma che vedrà consacrare il suo nome nell’Olimpo dei drammaturghi francesi, se non europei, proprio con questa commedia. Una commedia, certo, così come viene presentata, perché i tratti comici ci sono tutti: l’arguzia, i battibecchi, le scene divertenti, i duelli, il grottesco che ispira la risata, i disguidi. Ciò che manca, tuttavia, è la chiusa tipica della commedia, il lieto fine che riequilibra gli eventi e gonfia il cuore di chi legge, o assiste, per una speranza in qualcosa di migliore e di bello.

Il Cyrano finisce male. Ma male male. Davvero, difficilmente Rostand avrebbe potuto concentrare tante disgrazie su un solo uomo. Eppure, paradossalmente, la forza del plot è proprio questa: l’incredibile veridicità, la vicinanza assurda agli eventi della vita normale, quella vita in cui raramente tutto va per il verso giusto.

Lui ama Lei, Lei ama l’Altro: un’equazione così frequente da non essere originale nell’Ottocento come al giorno d’oggi. Il Lui in questione è un poveraccio, un uomo che di nobile ha solo l’animo: Cyrano è un soldato che preferisce elargire il suo denaro per ripagare il teatro in cui ha creato scompiglio piuttosto che spenderlo per mangiare. Lei è una donna altolocata, che passa la sua vita tra la messa domenicale, il ricamo e il teatro, luogo in cui vede per la prima volta Cristiano. L’Altro è un ragazzo, un barone di nobile nascita ma di vuoti pensieri, che si innamora di Rossana perché bella, senza vedere oltre.

Se poi, in aggiunta a questo, si sottolinea che Lui e Lei sono amici, o cugini, allora ecco che ci si ritrova catapultati nelle oscure e infide sabbie mobili della friendzone. Fin qui sembra una storia già sentita, con i giovani, belli e ricchi, che finiscono per provare sentimenti l’uno per l’altra lasciando in disparte il più meritevole che non ha abbastanza denaro o bei lineamenti per corteggiare la sua dama a dovere.

Fortunatamente c’è molto altro. Perché, come dire, Rostand era forse un innovatore, un uomo che riesce a inserire in soli cinque atti amore, orgoglio, impegno, passione, stima, rispetto, guerra, morte, autostima, assenza di fiducia in sé stessi, coraggio, mancanza di esso, lo scorrere del tempo e il tempismo. Se volessimo spiegare la trama del Cyrano de Bergerac con pochi concetti sarebbero questi.


Tempo e Tempismo: 'ché non è mai il momento giusto, troppo presto o troppo tardi. La trama si svolge in poche settimane o in 15 anni. Cyrano e Rossana sono cugini, lui la ama profondamente ma il suo grottesco naso gli impedisce di dichiararsi a lei. Lei,

la più bella che c’è, La più brillante, la più delicata, la più bionda! Un pericolo mortale senza volerlo, squisita senza saperlo, una trappola naturale, una rosa moscata nella quale l’amore sta pronto all’imboscata! Chi conosce il suo sorriso ha conosciuto il paradiso. Avvenente con un niente, divina nella più minuscola ciglia.

Il tempo, dunque, che non ha fatto altro che aumentare la bellezza della giovane Rossana, e la grandezza del naso di Cyrano, e il tempismo, il maledetto che appena il guascone si convince a dichiararsi gli gioca un brutto tiro e lascia parlare prima la ragazza, che confessa estasiata al cugino il suo amore per il bel Cristiano, cadetto, barone, affascinante. Sempre il tempo permette a Cyrano di scrivere molte lettere, a nome di Cristiano, durante l’assedio di Arras, e un quasi benevolo tempismo gli concede di assistere alla dichiarazione di Rossana di essersi innamorata ancor di più del giovane soldato per via delle sue parole e della sua poesia ancor più che della sua bellezza.

Giocato dal destino, compreso che potrebbe finalmente avere il cuore della sua amata, di essere in tempo per una volta, Cyrano riceve la notizia che Cristiano è morto per mano degli spagnoli durante un attacco in trincea. Di nuovo il tempismo: il sogno si infrange. Rossana è distrutta. L’uomo della sua vita giace morto tra le sue braccia, insieme alle speranze di Cyrano che, pur di non provocare ancora più dolore alla ragazza, non le rivela di essere lui l’autore delle lettere che l’hanno convinta a raggiungere i cadetti francesi bloccati per l’assedio.


Bellezza: Assieme al tempo, tema portante dell’intera opera è l’importanza dell’aspetto e, allo stesso tempo, la sua totale inutilità se si parla di affari di cuore. Quando dicevano che l’amore è cieco avevano ragione (nella maggior parte dei casi). La vera bellezza è nel cuore e il comprendere da parte di Rossana di poter amare Cristiano anche se fosse brutto, proprio perché capace di esprimere poesia anche solo per darle il buongiorno, genera nel lettore una sorta di rabbia repressa. Se per lei sono così importanti le parole come può non accorgersi che la scioltezza dei versi, le metafore usate, la delicatezza delle parole sono il frutto inequivocabile dell’abilità poetica di Cyrano? Probabilmente è la lontananza, il sapere che il suo amato soffre la fame sul campo di battaglia, la speranza di rivederlo vivo che generano in Rossana la consapevolezza di poter fare a meno del suo viso, il quale potrebbe tornare sfigurato dalla guerra, ma mai delle sue parole.

Cyrano, al contrario, è un uomo orgoglioso e retto, troppo leale persino col suo rivale per non metterlo in difficoltà facendo recitare a Cristiano versi orrendi. No. Lui deve amare Rossana, e se l’unico modo che ha per farlo è attraverso le sue parole ma con il viso di un altro, allora così sia. Non è il possesso di lei che cerca, non è la donna. Cyrano brama l’amore, l’amore di Lei che potrebbe, forse, riuscire a dare vita all’amore per sé stesso, che potrebbe, forse, spegnere il disprezzo e il disgusto per il suo naso, per il suo viso, per la sua persona.

Il brutto anatroccolo, il Principe ranocchio e, più di questi, La Bella e la Bestia: fiabe sulla bellezza interiore, sulla prima impressione sbagliata, sulle qualità morali che superano la mera estetica e che, una volta scoperte, mostrano la vera bellezza trasformandola in candido piumaggio o valorosi principi stregati.

Cyrano de Bergerac è una Bestia che non ce l’ha fatta. Egli stesso, al termine della pièce, quando in punto di morte riesce finalmente a confessare a Rossana il suo amore nascosto per anni, sentendo lei che gli dice di amarlo risponde così:

No! Solo nelle favole leggete che quando si dice: Ti amo! al principe infelice, la sua bruttezza si scioglie al verbo solare, ma tu ti accorgeresti che io resto uguale.

Cyrano è un uomo, guascone fino alla fine, che chiede alla sua amata di non dimenticare, ora che sa la verità, di pregare per l’anima di Cristiano.

Cyrano è un principe che non diventa bello perché bello già lo era, ma lui stesso, per primo, non se n’era mai accorto.

Cyrano è un combattente, che affronta la morte con le rime e la spada in mano, che chiude l’opera come l’aveva incominciata, con un duello in cui, stavolta, non uscirà vincitore ma resterà, pur morendo, immortale.

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