Focus on: Dalia Nera


Autore: James Ellroy

Titolo originale: The Black Dahlia

Anno di pubblicazione: 1987

Edizione italiana di riferimento: Mondadori, 2006

Collana: Omnibus

N. di pagine: 418


Il 15 gennaio 1947, la California fu scossa da uno dei fatti di cronaca più cruenti del dopoguerra e, dopo oltre settant'anni, il mistero permane. Elizabeth Ann Short fu trovata in una strada periferica di Los Angeles, nuda e visibilmente mutilata; il corpo che gli investigatori si trovarono davanti era sezionato in due parti all'altezza della vita e sul viso era presente un largissimo squarcio che andava da un orecchio all'altro. L'omicidio non fu mai risolto ma la risonanza che ebbe a livello mondiale rese la storia drammatica della giovane Black Dahlia resistente al tempo e dimostrandosi uno dei crimini più inquietanti a cui l'America abbia assistito.

Il drammatico e violento atto che tolse la vita alla Dalia Nera è stato fonte per trasposizioni cinematografiche della sua vita, testi di cronaca, biografie. Eppure, tra tutte le opere di questo tipo, il romanzo che vi presentiamo oggi è sicuramente quello meglio riuscito.

James Ellroy scrisse il suo Dalia Nera nel 1987, quando, nonostante fossero passati ormai quarant'anni, il mistero della morte della Short ancora calava un'ombra sul lavoro degli investigatori. Moltissimi si erano autoaccusati negli anni confessando un omicidio che avrebbe garantito loro la sedia elettrica e l'immortalità, eppure ogni alibi fu confermato, ogni confessione smontata e, a parte qualche ammissione di aver effettivamente intrattenuto una pseudo relazione con la Short, nessuno poteva essere davvero ritenuto colpevole.

Ellroy compie un lavoro straordinario, siglando la fortuna del suo capolavoro e la propria con un romanzo scritto in prima persona in cui è un investigatore a parlare della storia di Elizabeth. Un assassinio che si interpone nella routine di due agenti della squadra Mandati di Los Angeles, loro malgrado coinvolti in una vicenda che li porterà alla follia. Dwight "Bucky" Bleichert e Lee Blanchard, ex pugili professionisti e ora colleghi, si trovano trasferiti da un giorno all'altro all'Investigativa che aveva come riferimento la squadra Omicidi. Il caso della giovane ragazza trovata tagliata a metà in un parchetto alla periferia di Hollywood faceva troppo scalpore, un racconto succulento per i giornali che tendevano a riportare non soltanto i troppi dettagli del ritrovamento, fornendo materiale per centinaia di mitomani, ma anche l'immagine di una ragazza ingenua a cui la vita era stata strappata troppo presto.

Come corollario alla storia dei due poliziotti e della loro protetta Kay Lake, giovane maestra amata da entrambi e vittima a sua volta di un rapporto burrascoso con un violento criminale in carcere per rapina, il fantasma di Elizabeth si interpone nella loro relazione. La Dalia inizia a sovrapporre il suo viso a quello di ogni ragazza che Bucky Bleichert conosce, compresa la giovane Madeleine, coinvolta più di quanto non possa sembrare.

Fatto di cronaca e fantasia si fondono in modo sublime in quattrocento pagine che, come difficilmente accade, tengono il lettore incollato e con lo stesso grado di ansia e curiosità dalla prima all'ultima pagina. Niente è come sembra e, appena pare che un mistero sia stato risolto, ecco che ne sorge uno nuovo, più inquietante, con altri attori che fino a quel momento non sarebbero mai stati considerati.

La storia di Bucky diventa quella di Lee e di Elizabeth: da uomo razionale, corretto e distaccato, inizia a covare una morbosa ossessione per scoprire chi ha ridotto Betty in un corpo mutilato dentro e fuori. Non solo l'omicidio, ma la pubblicità di una vita di eccessi, di scelte sbagliate, di cattive compagnie e ingenuità che hanno costituito quel cocktail micidiale che l'ha portata alla morte a soli 22 anni. Una bambina di cui prendersi cura, con molteplici soprannomi, a seconda di chi frequentasse, che generavano un alone di mistero e confusione che proteggeva, come un'aura di sangue, la figura della giovane. Liz, Lizzie, Beth, Betsy, Betty: tutte le sfumature di nero della Dalia, una ragazzina che si traveste da femme fatale, con quegli abitini neri e i cerchietti dorati per capelli, un modo poco appariscente per essere ricordata. La Dalia Nera la volevano tutti, invece Betty aveva vissuto un'infanzia il cui unico pensiero era scappare da quel paesino fuori Boston in cui nessuno la conosceva. Voleva fare l'attrice, diventare una diva in quell'Hollywood che cambiava aspetto come tutto, in America, dopo la guerra. E anche se la vera storia della Dalia non ha trovato un colpevole, la penna di Ellroy un finale lo concede. Forse perché l'autore stesso ha vissuto l'agonia di un omicidio efferato senza colpevoli (la madre fu trovata strangolata in un fosso proprio nei sobborghi di LA), o forse perché egli stesso si è rifugiato in droga e alcolismo per superare le difficoltà di un'infanzia vissuta da orfano, con un padre perdigiorno e inaffidabile. Ellroy venne al mondo l'anno successivo al ritrovamento della Dalia, vivendo gli anni di formazione nella città che celava il segreto del secolo e che era stato teatro di un crimine che non aveva ricevuto giustizia e condanne. Tutto questo traspare attraverso un linguaggio duro e febbrile, che soprattutto nelle ultime pagine diventa sintomo evidente della psiche ormai messa a dura prova di Bucky. Le scene si sovrappongono, i nomi di intersecano e i tasselli di quel mosaico che sembrava non avere senso, improvvisamente assumono una forma compiuta. L'assassino designato non ve lo spoileriamo, e anche se avete visto l'omonimo film di Brian De Palma, per quanto fedele, vi consigliamo assolutamente il libro.

James Ellroy contribuisce alla creazione di una vera leggenda. Descrive il buono e il marcio della polizia americana del dopoguerra, con i suoi poliziotti reduci di guerra, dipendenti da alcol e droghe, picchiatori scelti e violenti per principio. E in questo mare di aggressività e sangue, la figura della Dalia Nera si distingue come un angelo con un destino infausto. È un libro che trascina come l'onda di uno tsunami, pronta a distruggere ogni certezza di stabilità. È un fatto di cronaca nera, è una rievocazione della storia della Hollywood patinata che conosciamo oggi, è frutto di fantasia e immaginazione. Una treccia che non ha capo, un omicidio che non è l'inizio della storia ma che porta alla sua conclusione.

È il capolavoro di un autore che con il suo stile cupo, diretto, violento, gergale, preciso, delicato, commovente ed empatico trasferisce la storia della giovane Black Dahlia in una delle forme più riuscite della storia della letteratura americana degli ultimi trent'anni. Leggere per credere.

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