Focus on: Destroy

Aggiornato il: 16 set 2020


Autore: Isabella Santacroce

Anno di pubblicazione: 1996

Edizione di riferimento: Feltrinelli, 2009

Collana: Universale Economica Feltrinelli

N. di pagine: 112


Di Isabella Santacroce abbiamo già parlato: perla della letteratura italiana che divide interamente i lettori tra chi la crede una dea e chi un demone, chi la ama e chi la considera solo un buffo personaggio non degno di far parte del panorama letterario, questa scrittrice contemporanea italiana racchiude in sé la capacità di mostrare con estrema poesia le tematiche più proibite, ma anche di saper descrivere con estrema precisione l'intero abisso emotivo umano. Che sia l'abuso di droghe o l'incesto, l'amore estremo o il cannibalismo, le più riprovevoli gesta umane o i sentimenti più elevati, le parole della Santacroce, mai scontate, sono un coltello affilato che regala l'estasi e la distruzione. Chiunque di noi ha provato almeno una volta nella vita il dolore misto al piacere: ed ecco qui, è esattamente quello che suscita la lettura di questa scrittrice (assolutamente e fortunatamente) poco paragonabile ai suoi contemporanei italiani.

Se, come Dante moderni, entrassimo in un girone infernale, quello che punisce i più contemporanei vizi, e stiamo parlando pur sempre di poesia, probabilmente sarebbe un Virgilio sexy e dannato che ci prenderebbe per mano, porterebbe le dita alla bocca, le leccherebbe e ci accompagnerebbe a fare un giro nella parte oscura del mondo.

Questo tour, oggi, inizierà e terminerà con Destroy, romanzo del 1996, facente parte della cosiddetta "trilogia dello spavento", iniziata con Fluo l'anno precedente e terminata con Luminal nel 1998. Beati voi se riuscite a trovarlo, belli nostri.

È Alessandro Baricco a dare un prezioso avvertimenti ai lettori in merito alla sua lettura:

Meglio se le vostre cellule cerebrali non hanno più di quarant'anni, se no rischiate di scivolarci sopra come una mano sulla grattugia.

Destroy è un romanzo che parla della distruzione personale della protagonista, che divide la sua vita tra claustrofobiche relazioni con tutto ciò che può portare un essere umano alla tomba, come risposta alla noia dell'esistenza stessa.

Già il titolo, quindi, preannuncia cosa sarà il contenuto: una sagra della rabbia, silenziosa e celata. Misty, la protagonista, è una venticinquenne alta un metro e settanta con un peso di quarantanove chili che, dall'Adriatico, molla tutto per andare a vivere a Londra (all'inizio del romanzo, calcola che sono pochi giorni in più di tre mesi). Nichilista, strafottente, in una dimensione in cui si rende conto di esistere solo tramite gli eccessi, è un personaggio che, a giudicarlo in base alla routine droga/sesso/noia potrebbe apparire estremamente piatto, come vittima di un loop infinito tra queste cose. E invece, Misty cela nel suo racconto diretto, che spesso si rivolge al lettore, una tenerezza e una solitudine colmati con ogni tipo di espediente che possa annientare lei e il suo senso della non esistenza. In questo microcosmo londinese, dove veniamo accompagnati in ogni parte e ci viene mostrata solo la parte più lurida, fatta di barboni che si toccano, che si attaccano alle gambe dei preti implorando "una leccata di buco", amplessi sulle panchine e molestie nelle strade sporche davanti le vetrine, i modi di Misty di affrontare con estremo nichilismo le giornate sono diverse: dalla sperimentazione di tutte le droghe che trova (dal miscuglio di alcol e cortisone nell'areosol, al Galaxy 999 in vena, agli acidi incollati sotto i francobolli dalle amiche con cui scambia lettere), allo shopping che ci riporta negli anni '90 con i suoi brand (le sue scarpe sono Buffalo o Five Stars con grossi platform, i suoi vestiti Carhatt, il suo intimo Calvin Klein), come ci riporta a venticinque anni fa il suo Walkman Sony e la musica, costantemente presente nel libro: colonna sonora dei suoi trip e del suo prostituirsi sono le Hole, Nick Cave, Massive Attack, Joy Division, Jeff Buckley, PJ Harvey; inoltre, è una divoratrice di manga e hentai, da cui sembra uscita per il modo in cui si veste .

I personaggi che condividono la scena con lei fanno parte di uno strano e affascinante circo della trasgressione che ci lega alle vicende come partecipassimo: c'è Mary, trentottenne sposata con un marito violento che si diverte a stuzzicare con l'indifferenza per scatenargli una furia assassina a letto. La donna paga Misty per atti di voyeurismo consumati spesso nei bagni, o per spazzolarle i capelli cantando, o altre situazioni poco intelligibili da chi vive la vita senza avere delle sane perversioni almeno in testa. Poi, c'è il sesso a tre consumato con Lilì e Thomas, Arlette, Bryan, Telly, chiunque all'interno del suo mondo è alla ricerca della trasgressione più fantasiosa e lei, pronta a vendersi per vivere e regalarsi per noia, considera questa realtà come la sua, come fosse qualcosa di totalmente normale, vivendo con apatia ogni cosa.

Isabella Santacroce ci descrive questa ninfa moderna in latex, domopack e drape sopra il tanga con un linguaggio poetico, intimista, atto a esaltare la dualità del personaggio, il suo essere "porca e sfatta" (anche se profondamente annoiata da tutto) e il suo essere terribilmente introspettiva e necessitante di amore. Dividendo in partizioni il racconto, con ogni mini capitolo corredato dalla parola destroy, l'autrice ci regala una visione di Londra molto stretta in un tempo che scorre, come per chi fa uso di droghe, in modo confuso; in questa sorta di diario personale di Misty, infatti, le ore della giornata non arrivano a ventiquattro, ma proseguono oltre.

La lettura, seppure sia assolutamente atipica per chi è abituato a ingozzarsi di classici e trame ordinarie, vale assolutamente tutto: il linguaggio rende questa storia di sesso improprio, feticismo, scritte sui peni, pesci rossi uccisi da stuzzicadenti e forbici, parrucche fluo, buchi nelle vene e sangue sugli zigomi qualcosa da provare. Attenzione però: Isabella Santacroce può creare dipendenza.

19 visualizzazioni1 commento

Post recenti

Mostra tutti