Focus on: Eleanor Oliphant sta benissimo

Aggiornato il: 16 set 2020


Autore: Gail Honeyman

Titolo originale: Eleanor Oliphant is Completely Fine

Anno di pubblicazione: 2017

Edizione italiana di riferimento: Garzanti, luglio 2020

N. di pagine: 344


La verità è che scrivere una recensione di questo romanzo senza commuoversi è davvero difficile. Dalla fine della lettura ho avuto bisogno di un paio di giorni per somatizzarlo e, probabilmente, è perché mi ha preso molto più di quanto pensassi che potesse fare. Eleanor è diventata parte di me per 344 pagine e una volta chiuso il romanzo il senso di vuoto è stato terribile. Non è facile immedesimarsi nella vita della protagonista, una vita di tragedie, incomprensioni, lutti e violenze. Ma, pagina dopo pagina, Eleanor Oliphant si ricava uno spazio sempre più largo e comodo nel cuore di chi ne legge la sua storia, innamorandosi con lei, crescendo con lei, piangendo e sperando che le sue conquiste e i suoi cambiamenti avvengano al più presto e la facciano stare meglio.

Gail Honeyman, al suo debutto editoriale, inserisce nel caso editoriale degli ultimi due anni tutto quello che rende Eleanor Oliphant sta benissimo il romanzo perfetto per il tempo che stiamo vivendo. Non è una storia d’amore, ma l’amore non manca; non è un romanzo di formazione, ma il cambiamento mentale, fisico, psicologico ed emotivo della protagonista è evidente. Non è un diario, ma c’è l’introspezione; non è un thriller, ma c’è mistero, violenza, morte. Quando si dice che un autore riesce a trovare la ricetta perfetta, si intende un testo del genere.


Glasgow, estate: tempo di concerti, primi caldi, giornate lunghe e profumo di alberi rigogliosi e giardini fioriti. Un contrasto colorato con il grigio accecante della vita di Eleanor, incastrata nella sua “medietà”, autocostretta a vivere senza farsi vedere dal mondo, dissacrata da una madre che in soli dieci minuti a settimana riesce a scardinare tutte quelle che sono le gioie e le conquiste della protagonista. Eleanor sopravvive, lo ha sempre fatto; esiste, come ella stessa afferma, ma non vive. Per le prime quaranta pagine di lei conosciamo solo alcuni aspetti della sua vita, arrivando ad acquisire un’idea del suo aspetto fisico quando ormai abbiamo iniziato a capire come la pensa sul mondo e sulla sua stessa presenza in esso. La cicatrice sul volto, l’unico accenno al suo aspetto che abbiamo sin dall’inizio, è il motore di tutta la sua storia, una traccia indelebile di un passato che continua implacabilmente a perseguitarla, più del ricordo del fidanzato violento che l’ha spedita in ospedale con tutte le ossa rotte, più della sua incapacità di capire le battute e le frasi fatte, della sua difficoltà a rapportarsi con i colleghi e con le altre persone in generale. Eleanor è sola. Una solitudine mascherata da stato di benessere che le serve per nascondere a sé stessa la durezza del fatto che non ha nessuno. Continua a ripetere la frase del titolo, convinta che una volta che si è imparato a stare da soli si entri in una spirale di quotidianità che non fa rimpiangere il non avere nessuno con cui condividere le giornate.

Improvvisamente si innamora, una cotta folle, adolescenziale, per un musicista che nemmeno sa che lei esiste, iniziando uno “stalking” sui social degno di una ragazzina di quindici anni. Perché la verità è che Eleanor deve imparare a stare al mondo e, con decenni di ritardo, inizia, come dopo una scossa elettrica, a fare quello che tutti noi impariamo già a scuola: esce, va ai concerti, frequenta pub, scopre di avere un amico, impara che aiutare gli altri è un gesto che fa stare bene con sé stessi, che un contatto o un segno di affetto generano altri contatti e altro affetto, anche da chi non pensavi potesse mai amarti. Il musicista è il suo punto di svolta, un obiettivo che, ovviamente, mai raggiungerà. E il lettore lo sa, sa perfettamente che è una storia senza sbocchi, e vorrebbe gridarlo a pieni polmoni, a Eleanor, di lasciar perdere, di passare oltre, ma finisce per essere attratto dal suo cambiamento, da quanto l’idea che il musicista possa amarla la rinvigorisca, la renda più forte e consapevole. Come quelle amiche che vanno dietro al ragazzo sbagliato ma stanno meglio, sono più serene, più disinvolte, allo stesso modo Eleanor diventa grande, matura. E mentre l’estate finisce e arrivano le prime piogge i cieli grigi e l’autunno, lei prende colore, inizia a vivere l’estate della sua esistenza: passa inesorabilmente dall’esistere all’essere.

Come tutte le commedie che si rispettino, prima del gran finale si affronta sempre il punto più basso della storia, il dramma vero che porta, poi, alla reale rinascita.

Stiamo parlando di un romanzo che ha smosso davvero un consistente gruppo di lettori, che ha creato una sorta di fan club in cui si inizia a tifare per Eleanor, la si vuole abbracciare forte, stringere, aiutare a superare quello che crede possa essere il massimo che potrebbe mai raggiungere. L’innovazione e la carta vincente dell’intero romanzo, però, sta nella veridicità e nel realismo di una storia che potrebbe essere tranquillamente quella della nostra vicina di casa. Senza renderci conto che viviamo costantemente a contatto con persone di cui non sappiamo nulla, che potrebbero nascondere segreti del loro passato di cui si vergognano. Segreti che li tengono legati a una mancanza di autoaffermazione e consapevolezza di sé che noi, stolti e ciechi, prendiamo come semplice timidezza.

L’edizione Garzanti che sta spopolando da un paio di mesi ha riconfermato che siamo un popolo tutto sommato empatico, che ama le buone letture, le storie ben raccontate, che non si fa stordire da copertine esagerate o trame assurde. A volte basta semplicemente uno sfondo bianco, qualche fiammifero e una protagonista amante dei classici e patita di cruciverba per passare qualche ora su quell’altalena emotiva che solo un grande romanzo sa costruire.

Leggetelo, sul serio, cambierà la vostra prospettiva su tante cose e soprattutto su voi stessi.

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