Focus on: Espiazione


Autore: Ian McEwan

Titolo originale: Atonement

Anno di pubblicazione: 2001

Edizione italiana di riferimento: Einaudi, 2015

Collana: Super ET

N. di pagine: 388


È l’ultima recensione del 2020 e volevamo chiudere davvero con i botti.

La scelta di un ultimo titolo, ricaduta su Espiazione, è stata in parte dettata dai sentimenti generati dalla lettura del testo, in parte perché, secondo noi, ben si addiceva alla chiusura di questo anno ingrato.

Atonement, dall’inglese, può essere tradotto con varie sfumature che vanno dal pentimento per ciò che si è fatto al tentativo di riparare ad un’azione commessa. Espiazione, il titolo nel titolo, quello scelto dai due autori presenti in questo superbo romanzo del 2001, è la sintesi più corretta per spiegare quanta tragicità sia nascosta nelle sue pagine.

È un lavoro che punta alla descrizione di quelle scelte che nella vita si compiono in giovane età, dettate dall’innocenza, dall’ingenuità, forse, ma anche da una buona dose di completa assenza di prospettiva riguardo alle conseguenze che una semplice frase, come potrebbe essere “l’ho visto con i miei occhi”, possa finire per distruggere ben più di una vita.

Se vi è capitato di guardare il film, una delle trasposizioni di romanzi meglio riuscite degli ultimi dieci anni, lasciate che facciamo una precisazione. Per quanto la pellicola resti fedele al testo, vi sono delle sfumature di pensiero, di consecutio logica che nel libro rendono tutta la vicenda ancora più chiara. Ian McEwan, infatti, riesce a calibrare ogni descrizione in base al personaggio che la sta interpretando, in una sequela di visioni diverse, di prospettive diverse, concentrate su una storia che di semplice non ha davvero nulla. E dagli anni che anticipano di poco la Seconda guerra mondiale, in un’afosa giornata estiva del 1935, si verifica l’evento che segnerà l’inizio della fine.

Briony, tredici anni, aspirante scrittrice, vuole mettere in scena il suo primo dramma teatrale in onore della visita del fratello maggiore, Leon, che tornerà a casa in compagnia di un suo amico, il ricco produttore di cioccolato Paul Marshall. Estasiata dall’idea di far vedere al fratello come sia cresciuto il suo genio creativo, Briony recluta nel cast i cugini venuti dal nord, vittime di un divorzio che non va nominato, inchiodati in una casa che non sentono come loro e che nessuno fa sentire loro come tale. I gemelli e Lola, la smaliziata cugina di Briony, più grande di lei di due anni, si presenta come una ragazza che vuole apparire ben più adulta di quello che è, ma con lo stesso problema della giovane autrice, ovvero l’incapacità di capire la differenza tra menzogna e realtà, tra vero e falso. Adulti e bambini finiscono per incrociare le proprie strade con risvolti a dir poco catastrofici, continuando a far precipitare tutto in una spirale di “e, se” che non troverà pace.

Cecilia, sorella maggiore di Briony e sofisticata ma ribelle studentessa che cerca di non restare troppo ancorata alle regole imposte alle donne dalla buona società, fa di tutto per non ammettere di essersi innamorata dell’amico di sempre, Robbie, figlio della loro donna delle pulizie, ragazzo sveglio, intelligente, a cui il padre di Cee sta pagando gli studi al college proprio per via dei suoi meriti. Il ragazzo ricambia i sentimenti, bloccato nell’esprimerli da una sorta di reverenza verso la ragazza di ceto più alto, spaventato dall’idea che pur condividendo le stesse idee, gli stessi ambienti, le stesse persone, possa subentrare un rifiuto dovuto alla sua condizione sociale inferiore.

L’equivoco è dietro l’angolo, e l’occhio attento quanto distorto di una ragazzina non ancora adolescente votata alla narrazione fantastica costruisce una storia completamente differente da quella che si è andata sviluppando nella realtà. Ma se è vero il motto per cui i bambini sono sinceri proprio a causa della loro mancanza intrinseca di malizia, allora ecco che tutto il castello di carte costruito con estrema difficoltà crolla al minimo soffio di vento. Testimone di un evento orrendo, con la mente già corrotta dalla lettura di una lettera che non avrebbe dovuto leggere, Briony condanna Robbie al carcere, Cecilia all’abbandono di quella casa che non vede più come un rifugio e sé stessa al pentimento e al rimpianto perenni.

Titolo del romanzo e titolo dell’ultimo libro che la Briony ormai anziana pubblica prima del suo declino mentale, Espiazione funge da perfetta summa di quel processo di recupero e riscrittura di ciò che è stato. Lascia il lettore convinto di una verità che verrà drasticamente massacrata, con la consapevolezza che la realtà, per quanto sincera, non fa vendere libri, mentre il finale positivo scelto era quello che tutti meritavano, per quanto non l’abbiano avuto.

In un arco narrativo che attraversa sessant’anni, dal 1935, con Hitler alle prime prese di posizione politica, un’incursione negli anni Quaranta, con gli eventi di Dunkirk e le infermiere impegnate senza sosta a cercare di dare conforto ai reduci delle prime battaglie sul fronte francese, fino agli anni Novanta, con la vera protagonista ormai anziana, Espiazione concede uno spaccato della politica, della guerra, della società, delle famiglie falsamente felici, della corruzione morale, dell’amore vero e sincero e della gelosia e dell’invidia che sono il motore di ogni azione turpe compiuta, per quanto inconscia.

Il romanzo di McEwan è la chiusura del cerchio, di un anno che avrebbe potuto essere e non è stato, con la consapevolezza che abbellire il passato non lo rende meno brutto una volta vissuto. Espiazione è un romanzo che, a parer nostro, andrebbe letto da tutti. Diretto, preciso, psicologico ma fortemente emotivo, è la massima espressione della scrittura dell’autore britannico, che anticipa il periodo che stiamo vivendo, che esalta il sentimento del rimpianto, che descrive, con crudele chiarezza, quanto le parole possano ferire ben più di una lama.

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