Focus on: Il silenzio dell'onda


Autore: Gianrico Carofiglio

Anno di pubblicazione: 2011

Edizione italiana di riferimento: Rizzoli, 2012

Collana: Vintage

N. di pagine: 227


Aprile è uno dei miei mesi preferiti, un concentrato di possibilità tutte da cogliere, di una nuova stagione che dà il meglio di sé senza dimenticare che l’inverno, comunque, ce lo siamo lasciati alle spalle da molto poco. Vedo il mare dalla mia finestra e penso che in una giornata primaverile e uggiosa come quella di oggi nessun libro sarebbe stato più azzeccato di questo testo sublime di Gianrico Carofiglio.


Rispolverato dopo ben dieci anni dalla sua prima uscita, Il silenzio dell’onda è forse il manifesto più completo del cambiamento interiore dell’uomo. Un libro che, acquistato poco dopo la sua uscita sull’impulso del momento, mi ha fatto slittare la data dell’esame di Diritto pubblico all’università perché ho preferito leggere questo piuttosto che studiare. Il che è tutto dire.

La verità è che la scrittura di questo primo Carofiglio è così trascinante che difficilmente ci si riesce ad allontanare dalle sue pagine. Ad oggi, rileggendolo, le sensazioni sono solo amplificate ma non mutate. È un libro che parla di rapporti e di occasioni, di figure genitoriali presenti, assenti, perdute e abbandonate. Ma anche di padri che proprio padri non sono e che comunque riescono a svolgere tale compito più che egregiamente.

Roberto Marías di figli non ne ha: uno lo ha perso senza averlo mai conosciuto, a causa dell’aborto da parte della sua compagna, frutto di una relazione che non sarebbe mai dovuta nascere; uno lo “acquisisce” attraverso l’amicizia instaurata con Emma, paziente come lui di uno studio di psicoterapia a madre del piccolo Giacomo.

Tra ricordi del passato e scomode situazioni del presente, Roberto, carabiniere in pausa di riflessione forzata a causa di un tentativo di suicidio, si trova invischiato in un circolo segreto di baby squillo, nel cuore pulsante della Roma bene. Ancora profondamente turbato e scosso dai tanti anni sotto copertura alla narcotici, con le decine di situazioni in cui si è trovato coinvolto in America Latina, quello che doveva essere il suo ritorno alla normalità, alla sua vita e al suo lavoro, diventa l’occasione più vera per riscattarsi, per dimostrare a sé stesso e ai suoi superiori che è ancora l’uomo di un tempo.

L’amore, come sempre, muove le azioni degli uomini tanto quanto i soldi. Giacomo, innamorato della compagna di scuola Ginevra, è preoccupato per lei, la vede strana, distante. Inizia a confidarsi con Roberto, entrato nella sua vita in punta di piedi, figura maschile che lentamente conquista la fiducia del dodicenne rimasto orfano di padre, senza guida maschile, senza un amico a cui raccontare le sue preoccupazioni. È grazie al coraggio di Giacomo, al suo amore per la piccola Ginevra, che Roberto riuscirà a scoprire un giro nascosto di ragazzine costrette a vendere il proprio corpo e la propria infanzia per il piacere lascivo di esponenti della classe borghese romana.

Uno schiaffo in pieno viso che lascia scivolare il velo di ipocrisia di una società che si crede migliore e che, invece, non ha nulla da invidiare ai trafficanti di donne e ai narcos che per sport sparavano ai passanti delle favelas per provare le armi nuove appena recuperate. Il disgusto per quello che ha visto e vissuto ai tempi delle indagini sotto copertura dà a Roberto la spinta che gli occorre per aiutare Giacomo, in una serie di rimandi al passato e speranze per il futuro che collaborano alla creazione di una trama avvincente, articolata, tagliente e dolce allo stesso tempo.

Carofiglio dà forse il meglio d sé, in uno spaccato nella mente e nel cuore dell’uomo comune, in un contrasto generazionale e sociale, dove ogni mondo è paese e dove l’unica via di fuga è data dall’alzare la testa e combattere per ciò che riteniamo giusto.

Un cambio di lessico azzeccatissimo che alterna la visione dell’uomo maturo al pensiero di un dodicenne che non comprende appieno perché ci siano persone che fanno del male ad altre persone. Una crescita e, insieme, una regressione, con un occhio alla maturità e uno a quella ingenuità tipica di chi ha nient’altro che il futuro davanti a sé.

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