Focus on: Il soccombente

Aggiornato il: 23 set 2020



Autore: Thomas Bernhard

Titolo originale: Der Untergeher

Anno di pubblicazione: 1983

Edizione italiana di riferimento: Adelphi, 1999

Collana: Gli Adelphi

N. di pagine: 186


Quando Thomas Bernard pubblicò la prima edizione del Soccombente, nel 1983, fu chiaro a tutta la critica che si stava avendo a che fare con un vero genio. Dopotutto, nemmeno nei sogni più remoti è possibile pensare un testo del genere scrivendolo con lo stile unico che il romanzo possiede.

Ci è capitato, mesi fa, di recensire Saramago. Ora, per i lettori del portoghese premio Nobel, lo stile dell’autore è inconfondibile: punteggiatura basilare, nessun discorso diretto definito dalle classiche virgolette, una lunga sequela di periodi a volte anche lunghissimi, per non parlare del tratto distintivo, ovvero le trame a limite dell’irreale. Be’, Bernard si avvicina a Saramago e va oltre, proponendo il primo testo di una “trilogia sulle Arti” che apre al lettore un vero e proprio flusso di coscienza lungo 180 pagine. A differenza degli altri due romanzi che seguono Il soccombente, il titolo che stiamo affrontando oggi, uscito soli sei anni prima della morte del suo autore, si mostra in tutta la sua peculiarità: un lungo ininterrotto monologo in cui sembra di assistere, impassibilmente, alle confessioni di un paziente sul lettino del suo terapista. La storia raccontata dal narratore/coprotagonista senza nome è abbastanza verosimile da distaccare l’ambientazione e le tematiche dal vicino Saramago, eppure la totale assenza di capitoli genera una sorta di disagio nel lettore. È difficile, durante la lettura, riuscire a trovare il punto tattico in cui potersi allontanare per un secondo dal racconto e fare una pausa, soprattutto per via delle continue digressioni del narratore, impegnato nell’esternare, con il suo personalissimo e partecipe punto di vista, la storia dei due veri protagonisti, Glenn Gould e Wertheimer. Questi ultimi erano suoi colleghi e compagni di studio al conservatorio di Salisburgo, il Mozarteum, nell’Austria degli anni ’50, studenti che come lui condividevano la passione per il pianoforte ma che svilupparono, nel corso degli anni, dei rapporti molto diversi con lo strumento e la musica in generale. Gould, il più talentuoso dei tre, iniziò a mostrare le sue impareggiabili doti già a scuola, lasciando uno spazio incolmabile tra il suo futuro e quello degli amici. In un racconto continuo che non vede soste di autocommiserazione, rimpianti, ripensamenti e ammissioni, il narratore ritrae i momenti salienti che hanno portato alla dipartita dei suoi due amici, il tutto contornato da quelle opinioni personali che cadenzano il ritmo della lettura come si stesse assistendo a un vero e proprio confessionale. Gould, troppo occupato a consacrare l’esistenza alle variazioni pianistiche, muore a causa di un ictus. Dalla sua morte inizia il vero percorso di riconoscimento e autoanalisi dei due superstiti, pianisti falliti che hanno passato i vent’anni successivi a rimpiangere di non aver avuto abbastanza talento o costanza per arrivare ad eccellere.

Frasi brevi, frequenti ripetizioni, ritmo stranamente trascinante, Il soccombente non è semplicemente un romanzo ma una vera e propria analisi di coscienza. Il suicidio di Wertheimer, il vero soccombente del testo, è l’espressione più alta della depressione e dell’autocommiserazione di un uomo che non vede talento e utilità in sé stesso.


Recensire un romanzo del genere, cercare di non dare troppe informazioni, persino provare a renderlo attraente per il pubblico che ancora non lo conosce, dobbiamo ammetterlo, è un’ardua impresa. Parliamo di un testo mediamente breve che, tuttavia, massacra il senso critico del lettore, ponendolo sul piano della continua messa in discussione delle sue proprie scelte. Senza scadere e sdrammatizzare nella tragedia del suicidio o della non vita, il romanzo di Bernhard lascia spazio a un’ampissima varietà di considerazioni che hanno fatto sì che oggi decidessimo di proporvelo. Tuttavia, non è la prima volta che capita di trovarci nella condizione di consigliarvi la lettura di un testo diverso dagli altri. Un romanzo del genere, lo assicuriamo, difficilmente vi capiterà di trovarlo, e per i duri di stomaco, gli impenitenti e coraggiosi che adorano le sfide letterarie, Il soccombente è la quintessenza del dramma e della scrittura contemporanea tedesca. Trovatevi una poltrona comoda, preparatevi una bella cioccolata calda, spegnete il cellulare e passate un pomeriggio rilassato ad ascoltare la storia di tre pianisti che attraversano quasi trent’anni di amicizia, legati dalla passione per la musica, la volontà di ribellarsi ai propri padri e la durezza di una vita che, per quanto sembrava perfettamente disegnata, si rivelerà più distorta e amara di quella vissuta da un semplice uomo senza prospettive.

Soccombete al potere di una buona lettura e guardate dentro voi stessi, per comprendere fino in fondo a che punto siate nella lista dei vostri obiettivi. Non ve ne pentirete.

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