Focus on: L’altare dei morti

Aggiornato il: 16 set 2020


Autore: Henry James

Titolo originale: The Altar of the Dead

Anno di pubblicazione: 1895

Edizione italiana di riferimento: Adelphi, 1988

Collana: Piccola Biblioteca Adelphi (vol. 214)

N. di pagine: 78

Henry James è un classico. No, meglio… Henry James è una certezza. A tutti, nella vita, per sbaglio, per scelta o per obblighi scolastici è capitato di imbattersi in qualcuna delle sue opere. Questo piccolo racconto che vi presentiamo oggi, per quanto di ragguardevole anzianità in termini di prime pubblicazioni, è stata una piacevole scoperta anche per noi. Abbiamo pensato che affrontare la quarantena con due libri di mille pagine è divertente, ma se la si affronta con venti libri da molte meno pagine è ancora meglio!

Ecco che, quindi, come un fulmine a ciel sereno, in un lampo di scrittura in prosa di fine Ottocento che rasenta la poesia, Henry James si è presentato con tutta la sua maestria in un periodo in cui di morti ne sentiamo fin troppo parlare.

A dispetto di quanto appaia dal titolo, L’altare dei morti è una cavalcata che attraversa in meno di ottanta pagine non solo buona parte della vita del protagonista, George Stransom, ma anche tutto quello è il mondo che lo circonda, il suo rapporto intimo con i suoi amici, i suoi Morti.

Stransom viene presentato, capitolo dopo capitolo, con un’aggiunta sempre diversa a quel che già sappiamo di lui, un pezzo della sua storia, un nome, una donna amata, un nemico mai dimenticato, un nuovo incontro, un progetto. In un crescendo lento e delicato di notizie che raccontano buona parte della sua vita e del suo carattere tenendo sempre qualcosa di celato, aspettando che si vada avanti nella lettura, che per forza di cose è particolarmente veloce e scorrevole, fino alla chiusa potente, inevitabile eppure sorprendente, delle ultime righe. Il protagonista ha un rapporto molto particolare con i suoi Morti, gli Altri. Non sembra avere legami con un particolare credo religioso eppure resta abbagliato dalle cappellette illuminate di una piccola chiesa londinese in cui si imbatte durante una delle sue quotidiane passeggiate. Resta affascinato dalle luci, dai ceri e soprattutto da una nicchia buia che sprigiona, tuttavia, tutto il potenziale di un progetto ancora non definito. Quella sarà la sua cappelletta, lì ci saranno i suoi ceri, le luci dedicate ai suoi morti, di cui ricorda i nomi, le date, le vite. Tutti tranne uno, Acton Hague: lui la luce perpetua non la merita.

In quella chiesa, nel silenzio delle preghiere raccolte, c’è una donna. Di lei non sapremo mai il nome, non ci sono descrizioni del suo volto, dei suoi lineamenti. Sappiamo che George resta affascinato da lei, dal suo pregare in disparte, dai suoi vestiti a lutto. Si conoscono, diventano amici ma, a un tratto, questo rapporto che durerà molti anni, si intacca bruscamente, perché l’orgoglio, a volte, fa più danni di un vecchio torto.

L’altare dei morti è un libretto che potrebbe sembrare scontato, o sopravvalutato, ma vi assicuriamo che è molto più attuale di quanto sembri. La sua brevità ne permette la lettura in un paio d’ore. La scrittura è articolata e tipica di un autore del XIX secolo, ma anche chiara e perfettamente coerente con la trama. Si lascia leggere e lascia pensare. Pensare a quelli che nella vita abbiamo perso, quelli che nonostante la morte sono rimasti con noi anche dopo, perché prima di morire erano nostri come noi siamo stati loro (parafrasando Stransom). E appare completamente ovvio che lui preferisca dedicare una cappella a parte ai suoi morti. È più che scontato che non si cui di quelli che non hanno fatto parte della sua vita: non per egoismo, non per cinismo, anzi. L’altare è per loro perché alla fine, quando non ci sarà più nessuno da ricordare, lui potrà raggiungerli, diventare egli stesso una di quelle luci, recuperare le relazioni con loro come erano in vita, come sono state anche dopo tutti quegli anni di mancanze e lontananze. È un altare fisico, il suo, che ognuno di noi, inconsciamente, costruisce in modo astratto dentro il proprio cuore.

Il periodo che stiamo affrontando è terribile sotto molti punti di vista. Scherzare sul non uscire, sul dover rimanere a casa è simpatico, ma è solo parte del problema. Ci sono stati lutti, ci sono state famiglie che non hanno più potuto vedere i loro cari, i loro amici. Ci sono ricordi, ricorrenze di morti passate che proprio in queste settimane si riaffacciano prepotenti, e fanno ancora più male. L’altare dei morti lo dedichiamo a loro, 78 pagine di conforto per alleviare, un minimo, il senso di perdita, aiutarli ad elaborare la tragedia, in modo che ognuno, nel proprio piccolo, in modo personale, possa crearsi il suo e continuare a far esistere anche chi non esiste più.

5 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

© 2023 by The Artifact. Proudly created with Wix.com

  • trentapagine service
  • trentapagineservice