Focus on: L'inferno degli ipocriti


Autore: Sofia Raveno

Anno di pubblicazione: 2020

Edizione italiana di riferimento: Mille Battute Edizioni

N. di pagine: 168


Ci sono dei libri che davvero capitano per caso. A volte, senza saperlo, sono loro che scelgono noi e non viceversa. Questo che vi proponiamo oggi, ad esempio, è uno di loro.

Il prossimo anno commemoreremo il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri. Padre della scrittura moderna, della lingua italiana, autore così citato e studiato che si ritrova praticamente ovunque, e per ottime ragioni. Dante ci ha insegnato a vedere con occhi nuovi la politica, la religione, l'amore e la morale, quella morale che sentiamo parte di noi, che ci aiuta a distinguere tra giusto e sbagliato. Almeno una volta nella vita vi sarà capitato di dire a qualcuno "Ah, se finissi all'inferno ti meriteresti il girone dei...". Per Rebecca probabilmente la massima pena sarebbe tra i golosi, Ale, forse, tra i lussuriosi, ma possiamo stare tranquille che almeno ci troviamo ancora nella parte alta dell'imbuto infernale.

Decisamente non è andata così bene ai protagonisti di questo libro, uscito pochi mesi fa, di Sofia Raveno. Scoperta piacevole nel panorama giallo italiano, l'autrice ci porta in una Milano decisamente più violenta e "giustiziera" di come la conosciamo oggi. Un'ispettrice testarda, con due occhi azzurri celestiali che contrastano in modo netto con il piglio da Cerbero che la contraddistingue. Pronta a sfidare regole e protocolli per scoprire chi si cela dietro la maschera di un serial killer piuttosto sadico che sta prendendo di mira alcuni facoltosi imprenditori di Milano. Sembra una situazione già vista ma i colpi di scena che si susseguono ci mostrano un lato umano che fatica ad accordarsi con le regole imposte dalla giurisprudenza: genitori che non accettano l’omosessualità dei figli, truffe milionarie, innocenti costretti a vivere in carcere, attanagliati da sensi di colpa che mai andranno via del tutto, usati come vittime collaterali di una guerra personale contro un sistema corrotto e ipocrita.

Tra citazioni riprese direttamente dall’incontro del Sommo con il Conte Ugolino, costretto all’Inferno tra i traditori, il centro nevralgico di questo percorso di purificazione di Milano dal mare di falsità che la pervade da anni si svolge, secondo l’assassino mascherato da Lucifero, nell’VIII Cerchio e nell’VIII Bolgia: il luogo in cui vengono puniti gli ipocriti. Dante sceglie le sue vittime, si sa, in base a torti subiti personalmente, personaggi celebri per le loro malefatte, uomini e donne senza onore, senza rispetto per il prossimo. Viene punito, all’Inferno, il peccato più grave tra quelli commessi, il più grave, s’intende, secondo il poeta. Stesso discorso, in termini che per forza di cose non consentono l’uso di terzine incatenate, avviene nel romanzo. L’ipocrisia, la falsità, la truffa, la maschera di finzione e perbenismo con cui si sono coperte il volto queste vittime, torturate fino allo stremo, rende, nella sua mente, l’assassino un giustiziere a tutto tondo. Un purificatore, un uomo assoldato da una verità ben più grande della semplice legge degli uomini e perfettamente nel giusto.

Non c’è follia, non c’è crudeltà non necessaria, ma anzi una forte empatia con i personaggi, vittime e carnefici, si sviluppa nel cuore di chi legge.

In un panorama letterario nostrano, in cui il podio del thriller è riservato ad alcuni grandi nomi, questo libro, sperando che abbia un seguito, è la dimostrazione che non serve per forza essere complessi e astrusi per farsi amare.

Come inizio del mese di novembre, provati da un anno che non è ancora giunto al suo termine ma che ci sta riservando più strazio di quanto potessimo immaginare, chiudersi per qualche ora in un libro, estraniarsi dalla realtà, vivere in un luogo parallelo, tra quelle vie che magari conosciamo ma che solo con gli occhi di un lettore riusciamo a vedere sotto un’altra luce, ecco questa potrebbe essere la vera medicina che ci occorre al momento.

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