Focus on: L'istinto del lupo



Autore: Massimo Lugli Anno di pubblicazione: 2008 Edizione italiana di riferimento: Newton Compton, 2008 Collana: Newton Compton Poket N. di pagine: 334


I libri editi da Newton Compton li troviamo più o meno in ogni casa: da molti anni pubblica la collana "I Mammuth" che offre, ad un prezzo stracciato, raccolte di romanzi di grandi autori in imponenti tomi tutti colorati. Oppure, per i viaggiatori in autostrada è un faro negli autogrill per chiunque abbia voglia di comprare un libro da leggere in vacanza. Divide molto questa casa editrice, tra scettici perfezionisti che confrontano l'esattezza delle traduzioni e chi considera il rapporto qualità-prezzo offerto una salvezza, tra chi inorridisce di fronte a "Matrimonio con i confetti rosa superfashion" (il titolo, ovviamente, è di fantasia ed è una bonaria presa in giro a titoli estremamente leggeri che si trovano sul mercato) e chi, invece, adora i gialli e i romanzi storici proposti.

Oggi vi presentiamo un fiore all'occhiello, un finalista al Premio Strega e un libro veramente, veramente bello edito dalla suddetta casa editrice.

L'autore, Massimo Lugli, non ha bisogno di grandi presentazioni: è uno dei maggiori cronisti di nera presenti su territorio nazionale. Dei dodici libri all'attivo dal secolo scorso, con il terzo ha guadagnato il terzo posto al maggior riconoscimento letterario nazionale nel 2009. Oggi siamo qui per presentarvelo: L'istinto del lupo ha le premesse già dal titolo per non rivelarsi un libro tenero, ma riporta al tema principale della trama intera, cioè l'istinto umano di sopravvivenza, solitaria pena, violenza e forza innata.

A noi piacciono molto i romanzi di formazione e questa è la storia di Lapo e della sua crescita attraverso il degrado. Che la sua vita non sia rose e fiori lo capiamo dall'apertura del libro quando, cinquantenne, ci mostra come in una scomoda branda in carcere non riesca a dormire. Nella pagina dopo, ci offre il ricordo della sua vita: nato da una famiglia abbiente, con dei servitori pronti a soddisfare tutti i bisogni necessari, Lapo è inizialmente un undicenne solo, bullizzato e massacrato di botte ogni giorno a scuola da 'Nto e i suoi fedeli, con due genitori assenti preoccupati più a litigare tra loro che a occuparsi del figlio. Insomma: ci si apre davanti la difficile vita di una famiglia borghese, un quadro sul camino con il tipico scenario del salotto settecentesco, ambientato però negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Sono molte le cose che cambiano la vita del ragazzo, ma nessuna come l'incontro con quello che sarà il suo maestro di vita, Tamoa, un senzatetto incontrato appena valicato il confine della sua stupenda villa. Tamoa lo introdurrà al coraggio, alla violenza, tanto da fargli guadagnare il soprannome di Lupo, con una brutalità esplicitamente raccontata da Lugli, attraverso l'immagine di fiumi di sangue versato durante i numerosi incontri di addestramento alla vita. L'incontro con il mondo dei clochard segnerà un cambio di rotta della sua vita: verrà sessualmente molestato da Sugo, introdotto ai piaceri violenti della carne dalla libera Parvati, impugnerà il coltello e sventerà risse, soffrirà la morte dei suoi preziosi animali fino ad essere totalmente assorbito da quell'ambiente, come appartenesse da sempre a quella realtà.

Lo splendido, controverso, reale mondo della strada rappresentato da Lugli è qualcosa che riesce addirittura a fare male: coerente, rigoroso e aspro, esplicito fino alla nausea, è un libro che stimola veramente la sete, un racconto dove l'arsura si placa solo all'ultima pagina.


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