Focus on: La campana di vetro

Aggiornato il: 16 set 2020


Autore: Sylvia Plath

Titolo originale: The bell jar

Anno di pubblicazione: 1963

Edizione italiana di riferimento: Mondadori, 2016

Collana: Oscar moderni

N. di pagine: 244


Quando parliamo di un'autrice come la bostoniana Sylvia Plath, l'unica frase che può venire in mente è questa: "maneggiare con cura".

Un'esistenza fragile e delicata come la sua, culminata in un suicidio a seguito di numerosi tentativi, passata per l'arte violenta eppure soave della sua penna, non poteva che generare nei suoi scritti lo specchio di tutto ciò che il suo vissuto intimo, circondato dalla caotica America degli anni '50 e '60, distorceva e interpretava con crudezza e sentimento, risultando una delle scrittrici moderne più apprezzate e controverse.

Le tematiche trattate risultano essere i nervi scoperti non solo dell'essere umano ma della comunità che lo circonda: l'ombra della morte, necessaria per la rinascita individuale, l'analisi e il rapporto con il sistema sanitario presente nell'ambito, il suicidio, il passare sotto la lente dell'introspezione ogni sorta di comportamento poiché esso porti a una destinazione finale (o fatale), gli spauracchi e la malcelata violenza dell'epoca in cui ha vissuto ne hanno fatto una cronista dei suoi giorni. Attraverso i versi e le riflessioni, le proiezioni del proprio essere in immagini evocative, oniriche eppure terribilmente palpabili e visibili, la Plath è riuscita a donare a chiunque l'abbia letta una finestra che, se richiusa, avrebbe funto da specchio, anche molti decenni dopo. Per questa capacità guadagnò il premio Pulitzer per la poesia postumo.

La campana di vetro è il suo unico romanzo, poiché la Plath è stata principalmente una poetessa; fu pubblicato sotto lo pseudonimo di Victoria Lucas nel 1963, poco prima di togliersi la vita. In ordine di priorità di importanza dei fatti, c'è da dire che il libro ha degli innegabili connotati autobiografici: la Plath è bostoniana come la protagonista, Esther Greenwood, giovane donna che al college passa dall'essere un'adolescente vissuta in modo umile ed ordinario a donna che sta per laurearsi. Inoltre, molti sono i rimandi alla vita privata della scrittrice, dalla collaborazione con un rivista di moda alle terapie a base di elettroshock.

La figura di Esther, sotto questa "campana di vetro" che altri non è che la società americana degli anni '60, piena di case ordinate, modi eleganti, camicie stirate, gonne a ruota, carrozzine che cigolano, prospettive di matrimonio, lettere scritte in modo impeccabile, ci mostra tutta la sua frustrazione per il sentirsi alienata in ogni singolo contesto in cui viva. In questo ordinatissimo lenzuolo pulito fatto di colleghe alla moda, pranzi raffinati, borse di studio, ragazzi educati, la Greenwood trova sempre un dettaglio di violenza legata ai fumi dell'alcol, alla mancanza del padre e la poca utilità della madre, al sangue che, nei capitoli, scorrerà spesso (e sarà sempre il suo),il peso della verginità e il ripudio di ogni uomo conosciuto. Arrivata alla conclusione che la sua vita apparentemente perfetta assomigli a quel pranzo trionfale e pomposo offerto a lei e alle sue colleghe della rivista che poi le causò un'avvelenamento, quindi sia priva delle promesse sbandierate dalla società, si allontana da casa per ritrovarsi attraverso il suicidio. Sarà l'efferatezza delle scariche dell'elettroshock che serviranno a potarla di nuovo sotto la campana a darle in conclusione delle risposte, trovate tra le mura delle cliniche, dove tutto precipita. In un attimo, Esther si trasforma dalla promettente collegale tutta fiori sulla seta della vestaglia (i fiori sono citati moltissimo e sono sempre o stampati o morti o raccolti, comunque inanimati, rendendo perfettamente l'esempio dello stato d'animo della protagonista e dell'infelicità che avvolge il suo ambiente) alla frequentatrice degli abissi dell'apatia e delle cliniche, dopo che vede i suoi sogni infrangersi, a causa della non ammissione ad un corso di scrittura.

La Plath ci dona una descrizione dei personaggi e degli ambienti che rende reale nella mente di chi legge perfino l'orario in cui è ambientato; è un realismo che non da mai parvenza di artificio, poiché viene direttamente dal suo vissuto.

Lo consigliamo a chiunque ami l'introspezione, perché non è un romanzo da leggere in pochi giorni; per capirlo appieno, serve del tempo per riflettere non solo sulle tematiche, ma quanto queste ci appartengano nel profondo. Perché il livello di interiorità della protagonista tocca le corde più profonde di chiunque ne legga la storia. Sconsigliato se si cerca un romanzo da spiaggia: non dimentichiamoci che la Plath è poesia in ogni cosa che ci ha posto davanti.

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