Focus on: La canzone di Achille

Aggiornamento: set 15


Autore: Madeline Miller

Titolo originale: The Song of Achilles

Anno di pubblicazione: 2011

Edizione italiana di riferimento: Marsilio, 2013

N. di pagine: 382


Gli inizi hanno sempre un sapore di speranza. La prospettiva di un futuro tutto da scrivere, le possibilità: tutto racchiuso in quelle brevi frasi sussurrate dopo la mezzanotte, sperando che se nessuno riesce a sentirle potrebbero avere, forse, più occasioni di avverarsi. Questo nuovo anno è per trentapagine una vera e propria rinascita, con l’anniversario che ieri ci siamo lasciate alle spalle e una moltitudine di progetti dei quali, speriamo, sceglierete di far parte.

Abbiamo deciso di dedicare questo gennaio ai libri, lasceremo la parola a loro, ci concentreremo su una serie di titoli che racchiudono il nostro spirito, i nostri obiettivi, ciò che davvero ci appassiona; in una selezione di autori e autrici italiani e stranieri che occuperanno bisettimanalmente questo avvio di 2021, con tutti gli scongiuri del caso. E se davvero si vuole avere un po’ di pace e di armonia in più nella gelida quotidianità cui siamo costretti, il titolo di oggi magari riuscirà a rievocare quella poesia e quel turbinio di emozioni che solo le grandi storie sanno dare.

Madeline Miller pubblica La canzone di Achille ormai dieci anni fa, in un contesto già ben più che moderno nel quale un richiamo all’epica, forse, appare quasi una stonatura. Ma più che un tuffo nel passato, più che un retaggio retrogrado, è un vero e proprio richiamo. Un inno, anzi. La “canzone” del titolo è la melodia che risuona in tutto il testo, una dichiarazione di amore e devozione come raramente si trovano nella letteratura contemporanea. E dimenticate le storie strappalacrime, cancellate quello che conoscete sul protagonista, Achille, dimenticate per un attimo quello che vi hanno insegnato e immergetevi nella visione che ne dà Patroclo.

Narratore/coprotagonista, Patroclo, esule a soli dieci anni dalla sua casa natia, fu affidato a tempo indeterminato al re di Ftia, Peleo, sovrano di buon cuore, a quanto si diceva, che amava accogliere giovani ragazzi scappati di casa, abbandonati o condannati all’esilio per formarli e renderli parte del suo esercito. A Ftia, Patroclo incontra Achille, giovanissimo e unico figlio di Peleo, dai capelli biondo oro e gli occhi verdi come un pino silvestre. Anche se ancora un bambino, il suo sangue divino dovuto alla madre, la ninfa del mare Teti, lo rendeva la perfetta incarnazione di un eroe. Bello, giusto, coraggioso, intelligente, versato tanto nelle arti quando nell’apprendimento delle tecniche di guerra, con il talento per le battaglie e una profezia che lo definiva il “migliore tra i greci”. Un principe e un nessuno, che si incontrano poche volte, alle ore dei pasti, e seppur ancora bambini, instaurano un legame indissolubile come mai nessun’altro potrebbe immaginare.

Vivono come un’anima sola, Achille e Patroclo, amici, confidenti, compagni di studi, costantemente sorvegliati e giudicati dalla dea che non vede di buon occhio, per l’onore del figlio, il rapporto così stretto tra i due ragazzi. Passeranno molti anni prima che Patroclo indulga in un bacio, rapido quanto agognato. Ne passeranno ancora altri quando finalmente, sul monte Pelio, lontano dagli occhi di Teti, Achille si lascerà andare e sugellerà con il suo compagno un legame che li terrà stretti a vita.

Tutti conoscono la storia, tutti sanno della guerra di Troia, a cosa fu dovuta, quanto durò, a che prezzo. Ma nel romanzo della Miller gli eventi, benché così importanti come il rapimento di una regina, lo scoppio di una guerra decennale, la morte di migliaia di soldati, giuramenti col sangue fatti a un re davanti ad altri re, questi eventi perdono completamente la loro dimensione. La potenza del racconto non è nella Storia, o nella mitologia, o nell’epica, no. La Miller lascia che sia Omero a prendersi la gloria del racconto della battaglia, lascia che sia il greco a dare voce ai personaggi; lei si limita a parlare attraverso Patroclo. Un ragazzo che forse, nella somma generale vale meno degli altri: non è un principe, non più; non è un guerriero, non ancora almeno. Ma è l’altra metà di Achille, è la sua ragione e le sue emozioni, è il suo cuore, la sua pelle, il suo sguardo fiero. E Achille non esiste senza il suo Patroclo, unito da un amore così profondo che leggerlo fa male al cuore. La consapevolezza della morte, sapere come finisca la storia ancor prima di iniziare e sperare, comunque, che qualcosa possa cambiare. Lo pensa il lettore, che mette tutto sé stesso tra quelle righe, e lo pensano i protagonisti, che sfidano le Moire, il destino, le profezie, la morte stessa. E Patroclo muore in battaglia, per mano di Ettore, per salvare il suo Achille. E Achille lo vendica, e veglia il suo corpo martoriato per giorni, e cerca quella morte da cui per tanto tempo ha cercato di sfuggire. Le ceneri di entrambi devono finire in un’unica urna, devono restare insieme perché è impensabile sapersi separati per l’eternità.

Madeline Miller, perfetta conoscitrice dei miti e della letteratura classica, lascia un romanzo che non è possibile inquadrare in un’unica definizione: è guerra, è romanzo d’amore, è cameratismo, è amicizia, è rispetto e lealtà, è orgoglio e devozione. Il passato remoto della storia narrata, alternato a un presente che inquadra gli eventi chiave, con il narratore presente anche quando non ci si aspetta più di sentire la sua voce, straziato nel vedere la disfatta dell’unico amore della sua vita. Stiamo parlando di un livello di poesia che si può ritrovare solo nelle grandi tragedie, e il richiamo all’Ifigenia di Euripide, ai capitoli più emozionanti dell’Iliade, allo Shakespeare degli amori proibiti (e penso a Romeo e Giulietta) e a quello dei drammi romani (come Antonio e Cleopatra). Alti e bassi di tono che creano il ritmo di una macabra ballata che racchiude in sé un terribile presagio.

Tra i tanti che avremmo potuto proporre, la scelta di un classico che classico non è rappresenta con forza quello che si ci aspetta dal nuovo anno. Fidarsi di ciò che siamo stati e guardare avanti, scontrarsi col fato, con i nemici di ogni genere e combattere per ciò in cui si crede e che si ama, perché l’orgoglio e l’onore sono niente se non si ha con chi condividerlo.

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