Focus on: La Compagnia dei Celestini


Autore: Stefano Benni

Anno di pubblicazione: 1992

Edizione italiana di riferimento: Feltrinelli, 2012

Collana: Universale Economica

N. di pagine: 274


Prendete tre ragazzini di dieci anni, date loro un pallone rattoppato malissimo, un’infanzia in orfanotrofio a mangiare zuppa di cavolo diavolo e la speranza di trovare una famiglia e la gloria grazie al campionato mondiale del gioco più assurdo che esista, la pallastrada. Ebbene, mischiate con cura questi ingredienti, aggiungeteci una parte di cinismo, due parti di mancanza di scrupoli tipico del giornalismo d’assalto e altre due parti di religioso bigottismo. Mescolate il tutto e lasciate cuocere per 270 pagine. Il risultato sarà uno dei più divertenti libri in cui vi sarete mai imbattuti.

Stefano Benni, riconoscibilissimo autore dai molteplici talenti linguistici, crea in questo testo del 1992 una storia senza tempo, attualizzabile anche oggi, a quasi trent’anni dalla sua prima uscita editoriale. Neologismi, nomi propri inventati di sana pianta, riferimenti celebri, giochi di parole e uno sport a tratti violento e all’apparenza disorganizzato che fa da sfondo al mondo fantastico ed entusiasta dei bambini. È un libro, La Compagnia dei Celestini, che parla di loro e a loro: i tre protagonisti principali, con dei soprannomi che sono tutto un programma (Memorino, Lucifero e Alì), fuggiti dall’orfanotrofio diretto da Don Biffero, affrontano un viaggio assurdo per raggiungere il luogo in cui si disputerà l’attesissimo campionato mondiale di pallastrada, parodia del calcio classico in cui tutte le regole che conosciamo come imprescindibili (falli e risse in campo, tanto per dirne un paio) sono fortemente consigliate oltre che previste dal regolamento. Durante la fuga dall’istituto degli Zopiloti, i ragazzini si troveranno ad affrontare la vita reale, il cinismo e la durezza del mondo esterno, il tutto contornato da incontri assurdi, personaggi così ben studiati che è impossibile non scoppiare a ridere ad ogni pagina e da una profezia in procinto di compiersi. La Santa Celestina, una bionda bambina di appena dieci anni salita al cielo in un solenne boato, prima di ascendere tra i beati ha pensato bene di lanciare una sorta di maledizione che, a quanto pare, a partire dalla caduta del Cristo col Colbacco sembra ormai sul punto di non poter più essere annullata.

Tra colpi di scena, personaggi imprevisti e imprevedibili, trame secondarie e metafore di un’Italia di fine secolo, La Compagnia dei Celestini offre uno spaccato della società di fine secolo e un esempio di grandiosa arte narrativa. I bambini, da sempre sinonimo di innocenza e spensieratezza, fungono da filtro e da elemento di ribellione in un mondo dominato dall’egocentrismo degli adulti. I soldi, la fama, il potere, il controllo dell’altro sono i cardini delle azioni dei due frati che rincorrono i tre ragazzini in fuga, dei giornalisti che se ne infischiano delle regole e della morale per ottenere solo un preziosissimo scoop, dei proprietari di multinazionali che truffano il mercato per il loro unico tornaconto. È un’Italia inventata, con il nome di Gladonia (dall’inglese glad, come a dire “terra felice”) ma che di felice ha davvero ben poco. E forse tutta la storia è frutto di un sogno. Forse le trame che si intrecciano altro non sono che un’unica storia nella storia, un racconto nel racconto per spiegare l’eterna lotta tra bene e male, tra stereotipi e fantasia, tra fanciullezza e maturità.

Il Grande Bastardo potrebbe essere chiunque; la profezia di Sanata Celestina potrebbe riferirsi a qualsiasi paese. Eppure, in questo libro ricco di colpi di scena, avvenimenti, personaggi ed emozioni, ciò che appare invariato è la capacità di un grande scrittore di raccontare una storia che dopo quasi tre decadi continua a dimostrarsi attuale e intrigante anche più della pallastrada!

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