Focus on: La lista dei desideri


Autore: Eoin Colfer

Titolo originale: The Wish List

Anno di pubblicazione: 2000

Edizione italiana di riferimento: Mondadori, 2004

Collana: Oscar Bestsellers

N. di pagine: 224


Ormai, dopo un anno che ci frequentate, dovreste aver capito che le recensioni di trentapagine non sono recensioni standard, o meglio, non sono del tutto normali. Questo perché a raccontare un libro in maniera “asettica” siamo bravi un po’ tutti; la difficoltà inizia quando si vuole trasmettere in circa trenta-quaranta righe perché valga la pena impiegare quelle ore a disposizione a leggere proprio quel testo.

La scelta dei nostri libri non è mai davvero casuale, portate come siamo a utilizzare la carta stampata (o digitale, se serve) come momento di recupero personale, di sfogo, di risarcimento da una giornata un po’ più pesante del previsto. Il legame instaurato con ogni libro è profondo e mai uguale a quello col testo che lo ha preceduto: ogni volta cambiamo, siamo diverse, abbiamo imparato qualcosa. Ecco, con il libro di oggi possiamo davvero dire di aver messo in pratica tali insegnamenti.

La lista dei desideri uscì in libreria nel lontano 2003 (in Italia), e a leggerlo all’epoca – e si può dire all’epoca visto che sono passati diciotto anni – aveva avuto lo stesso impatto di un qualunque testo a sfondo fantasy. La storia è semplice e ben costruita, targettizzata per il pubblico scelto, ovvero i ragazzi, gli adolescenti, eppure l’intera atmosfera ha un che di anomalo per essere un libro pensato per dei quindicenni. Non so se vi è mai capitato di riguardare un film della Pixar a molti anni di distanza dalla prima volta: l’emozione dell’eccitazione, del divertimento, lascia il posto a una nostalgia che si fa sempre più consistente, come un peso nel petto che si aggrava, inesorabile. Ebbene, quella sensazione si chiama “età”. La maturità raggiunta con gli anni, le esperienze, i successi e i fallimenti si intrecciano alla trama di quel film che inizialmente era solo un passatempo, mentre ora è un vero e proprio orologio che ticchetta gli anni trascorsi. Gli occhi sono gli stessi, eppure profondamente diversi.

Questo libro è un film Pixar guardato a distanza di vent’anni dalla prima volta.

Eoin Colfer, talentuosissimo autore irlandese diventato celebre anche qui da noi per la saga su Artemis Fowl – un ragazzino intelligentissimo con uno spiccato senso del crimine – conferma la sua bravura nell’immergersi nella mente dei ragazzi e regala al pubblico quello che, a parere di chi sta scrivendo questo post, è forse il suo libro più riuscito.

È la storia di Meg Finn, quattordicenne orfana, rimasta incastrata in casa col patrigno che la detesta e non si prende nemmeno la briga di nasconderlo. Teppistella, sbandata, frequenta le classiche cattive compagnie che portano sulla cattiva strada interpretate nell’unica persona di Rutto Brennan. Intelligente tanto quanto il suo pitbull da lotta, Rutto convince Meg a rapinare la casa di un povero anziano, tale Lowrie McCall; la situazione degenera, i due ragazzi vengono colti sul fatto e dopo aver lasciato che Raptor smangiucchiasse la gamba al vecchio Lowrie, nonostante le proteste di Meg e il tentativo disperato di salvarlo dalle mascelle del cane, i ladruncoli scappano, finiscono nei pressi di una cisterna e, a causa di un unico pallino sparato da un fucile rubato da Rutto, muoiono… forse.

La verità è che quando si dice che ognuno è artefice del proprio destino si dovrebbe fare molta attenzione nel prendere sul serio tale affermazione. La morte non è altro che una diversa avventura e magari non è nemmeno tanto definitiva come si pensa. Meg, bloccata nel tunnel che dovrebbe portarla in Paradiso o all’Inferno, è costretta a tornare sulla terra e ripulire la sua aura, dimostrando di essere migliore di come è apparsa in vita. Quattordici anni sono pochi per comprendere come vada il mondo, ma anche un ragazzino sbandato maturerebbe più in fretta se si vedesse morire la madre sotto gli occhi, troppo stanca dal lavoro per rendersi conto che un taxi la stava per investire; cambierebbe opinione sugli adulti se questi si comportassero come guide e non come approfittatori.

Meg è un’adolescente che cresce appena smette di vivere, che recupera potere su sé stessa, sul proprio valore e le proprie capacità proprio quando il destino decide che la sua vita doveva cessare nel fiore della gioventù. Costretta ad aiutare il vecchio Lowrie a portare a termine una lista di desideri per porre rimedio ai rimpianti di una vita, Meg scoprirà sé stessa nel modo più brutale che c’è.

Leggere questo libro può sembrare un insulto per i convinti che ci vogliano le “letture impegnative” per conoscere i misteri dell’animo umano, ma niente è più vero delle parole e delle azioni degli ubriachi, dei folli e dei bambini. Lo sguardo di Meg si riflette in chiunque legga queste pagine, il rimpianto di Lowrie, la solitudine di due anime che si trovano quando è ormai troppo tardi, il valore del rispetto, dell’amicizia, della vita stessa, sono elementi complessi da comprendere nel periodo dell’adolescenza. La lista dei desideri è un libro per ragazzi che parla agli adulti; è un percorso spirituale ed emozionale che lascia il lettore a maturare pagina dopo pagina. È un viaggio dentro sé stessi, alla ricerca di quelle voci della nostra lista personale di cui ci pentiamo: quel bacio non dato, quel viaggio rimandato a mai più, quel mi dispiace trattenuto. I nostri rimpianti, le nostre mancanze. Non a caso il titolo rimanda alla lista di Lowrie non alla vita di Meg, alle esperienze degli adulti e non alle ragazzate che si fanno da giovani.

È un libro per tutti, che oltrepassa il confine del soprannaturale e insegna ai grandi a guardare alla vita con la semplicità tipica dei bambini.

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