Focus on: La meccanica del cuore

Aggiornamento: 16 set 2020



Autore: Mathias Malzieu

Titolo originale: La mécanique du cœur

Anno di pubblicazione: 2007

Edizione italiana di riferimento: Feltrinelli, 2012

Collana: Universale Economica Feltrinelli

N. di pagine: 145

Ti devi comportare come un giocatore di poker. Non mostrare mai né la paura né i dubbi. Hai in mano la carta vincente: il tuo cuore. Tu credi che sia una debolezza, ma se l’accetti per quello che è, l’orologio-cuore ti renderà speciale. La tua diversità ti renderà estremamente seducente.

Forse è vero che una storia d’amore, per essere ricordata in eterno, non deve avere un lieto fine. Le migliori commedie romantiche, i grandi classici della letteratura, gli amori che sono entrati a pieno titolo tra quelli più chiacchierati hanno tutti come punto di contatto un finale tragico. Non necessariamente una morte epica in stile Romeo e Giulietta, ma la disfatta del sentimento è comunque la cosa che più attrae, forse, in un romanzo. E non è solo per l’attaccamento che si prova verso le cattive notizie, quanto più per la consapevolezza che la vita reale raramente va come ce l'aspettiamo, come l’abbiamo sognata. Leggere un romanzo che termina con il "vissero tutti felici e contenti" ci lascia, paradossalmente, l’amaro in bocca. Ci puzza di falso.

Siamo abituati a lanciarci nelle storie che leggiamo, anche le più assurde, come quella della recensione di oggi, ricercando comunque quegli elementi di realismo in cui possiamo riconoscere parte della nostra personale esperienza. Uno squarcio di vita vissuta perfettamente raccontata in poche righe, quelle due o tre frasi che esprimono un concetto rimasto sepolto in gola per mesi e che finalmente trova il modo di venire fuori.

La scelta dei libri che fanno parte del nostro catalogo dei #focuson2020 rispecchia abbastanza bene il mondo che noi ragazze di trentapagine abbiamo di approcciarci alla letteratura e, magari, anche un po’ alla vita. Alcuni sono stati selezionati in anticipo, altri ci sono capitati per caso tra le mani, ma tutti stanno plasmando il modo in cui noi stesse ci vediamo e il modo in cui voi che ci leggete vedete noi. Poi, a volte, capita che una scelta premeditata di un titolo finisca per rientrare in quel lasso di tempo in cui la trama nascosta tra le pagine “cade a fagiolo”, come si suol dire.

Be’, Malzieu e il suo romanzo La meccanica del cuore, rientra esattamente in ognuna di queste categorie, anche se apparentemente divergenti tra loro.


Partiamo dal fatto che l’autore non è propriamente uno scrittore a tutto tondo. Sono numerabili sulle dita di una mano i suoi lavori e l’Italia ne ha conosciuti appena tre. Eclettico artista, versato nella musica, inserisce in questo dolcissimo capolavoro di meno di 150 pagine il ritmo delicato di un ticchettio che si sposa con la cadenza tipica dei passi di flamenco.

Un romanzo che nasce e si snoda come metafora della vita, dell’amore, della crescita, dell’affetto, della gelosia, del coraggio, dell’insicurezza, ma soprattutto una continua metafora a livello linguistico. Il modo in cui un musicista scrive è il modo in cui è abituato a vedere e assaporare il mondo. Un groviglio tumultuoso di armonie, passaggi bruschi, ritmi incalzanti che si alternano a lunghe pause, come un film in cui ogni scena è sottolineata da una colonna sonora costantemente presente eppure, in qualche maniera, irrintracciabile.

Il racconto di Little Jack è delicato e fragile come è la crescita, come lo sono il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, l’abbandono del nido e la scoperta del primo amore. Quello che ci rammenta questo testo è quello che spesso abbiamo letto e non abbiamo mai davvero capito, una frase classica che si dice sempre, tra amici, quando una storia finisce: il primo amore non si scorda mai, ma il grande amore ti resta dentro per sempre anche se non sarà con te che trascorrerà la sua vita. In Jack questi due amori coincidono nella persona della piccola e maldestra Miss Acacia, una ballerina di flamenco e cantante, con un pessimo rapporto con gli occhiali e con gli spigoli, che il ragazzo vede per la prima volta a dieci anni e che resterà scolpita nella memoria del suo cuore per il resto della vita.

Jack è nato nella "notte più fredda del mondo" del 1874, il suo cuore era gelato e la levatrice (una donna sola spesso accusata di stregoneria) gli impianta una protesi meccanica, un organo esterno di legno e ingranaggi che aiuti il piccolo cuoricino del neonato a pompare sangue. Ma si tratta di un marchingegno delicato e Jack deve stare attento e trattarlo con cura; emozioni molto forti e improvvise possono distruggerlo, letteralmente. L’unica soluzione è chiudere fuori le sue emozioni e non innamorarsi mai, assolutamente mai. Ma Jack non può farlo, Miss Acacia ha istillato in lui la capacità non solo di amare, ma di amare con tutto sé stesso, rinnegando quello che di più sacro possiede: la sua stessa incolumità, fisica prima ancora che emotiva.

Il ragazzo finisce per percorrere un viaggio avventuroso durato circa cinque anni, in cui tra bulli scolastici, scoppi d’ira, fughe rocambolesche e viaggi attraverso mezza Europa, finalmente ritrova la sua “piccola cantante” e inizia con lei la più dolce e travolgente delle storie d’amore. Quelle che capitano una volta nella vita, quelle che durano sempre troppo poco, per le quali vivi nel costante terrore che possa tutto crollare come un fragilissimo castello di carte. Il passato torna a fargli visita, mandando in pezzi l’equilibro instabile che si era creato tra i due giovani amanti. Il dubbio si fa posto, insieme a quei sentimenti che fanno parte dell’età adulta, accompagnato dall'ansia e la certezza che il terreno stia crollando sotto i nostri piedi.

In un brusco ritorno alla realtà, Malzieu chiude la sua storia cercando di tirare le fila di quello che è stato un racconto al limite del fantastico. Una metafora, appunto, in cui convinzioni personali, sentimenti male interpretati e vita reale si fondono in un finale a tratti malinconico ma inevitabile.

Atmosfere cupe e giornate assolate si alternano. Un circo e sogni di una vita felice lasciano spazio all’adattamento, all’accontentarsi. I due amanti un tempo uniti da un amore oltre misura finiscono per non riconoscersi più. Lui legato alla donna che ha imparato ad amare a soli dieci anni, incapace di comprendere che il tempo è passato e sono entrambi cresciuti, che quel sentimento un tempo così puro non potrà mai più ricostruirsi com’era. Lei afflitta dalla certezza che l’uomo della sua vita, il primo vero grande amore sia perduto irrimediabilmente e, nonostante la scoperta che tutto potrebbe ancora essere possibile, sceglie la via della semplicità, del distacco, per evitare di farsi altro male, sapendo che niente sarà mai più come un tempo.

Non è un romanzo per giovani, forse. Benché i protagonisti siano due bambini e la storia si dirami tra i primi passi che compiono nel mondo degli adulti, il sottotesto è palesemente dedicato a chi quelle situazioni le ha già vissute, ne comprende i turbamenti, assapora i ricordi, rivede la propria storia tra le righe che si susseguono. È un inno al grande amore che abbiamo perduto, al primo amore che ancora ci accompagna, a quei sogni che sostengono le nostre scelte quotidiane e danno una scossa, forte come una scarica elettrica, a quel sentimento sopito che soggiace imperituro e prepotente in ognuno di noi.

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