Focus on: La solitudine dei numeri primi


Autore: Paolo Giordano Anno di pubblicazione: 2008 Edizione italiana di riferimento: Mondadori, 2008 Collana: Scrittori italiani e stranieri N. di pagine: 304


Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto.

È bastata questa frase, una quarta di copertina di sole due righe e mezzo per convincermi, nel lontano 2008 a comprare il premio Strega di quello stesso anno. Opera prima di un fisico, La solitudine dei numeri primi è uno dei titoli che ha maggiormente diviso il pubblico.

Normalmente non sono una che si fa corrompere dall'importanza di un riconoscimento, spesso perché si tratta di libri molto complessi, particolarmente rispecchianti un momento preciso che la letteratura sta vivendo. I critici sono spesso poco utili ai lettori per "pubblicizzare" un titolo. Eppure, dall'alto dei miei 17 anni, mi sono trovata dalle mani un romanzo che mi ha decisamente travolta. Iniziato e finito in un pomeriggio, due occhi gonfi e rossi come solo sei ore di seguito a leggere con una pessima luce sanno dare, il caldo estivo e una sensazione di vero e proprio strazio emotivo. E lacrime. Molte lacrime. E sarà stata la giovane età, o il momento particolare che stavo attraversando, ma anche rileggendolo anni dopo, quel senso di vuoto che questo romanzo mi ha lasciato la prima volta non si è mai del tutto lenito. Prendo spesso in giro mia madre perché difficilmente ricorda i finali dei libri che legge, e legge veramente tantissimo. Ma la mia invidia per questa sua capacità di dimenticare gli assassini, i momenti salienti di un testo, o intere trame raggiunge livelli epici quando penso a tutti quei libri che ho letto, che ho adorato e che non riesco a dimenticare nemmeno volendo. Una consapevolezza che mi rovina una successiva rilettura, a distanza anche di anni.

L'opera di Paolo Giordano è un climax ascendente di drammaticità in uno spaccato della vita di due giovani outsider che incrociano le proprie vite senza mai riuscire davvero a condividerle.

Alice è, per volere dei genitori, un'aspirante promessa dello sci. Durante una lezione, una delle tante che odia, nel gelo e umido della neve, a soli sette anni si spezza una gamba, incidente che la condannerà a claudicare a vita. Additata come quella strana dai compagni di classe, è bullizzata fino all'estrema crudeltà dalla bella Viola, fonte primaria della sua chiusura verso le persone e il suo disastroso crollo verso l'anoressia.

A Mattia, poi, la vita non va certo meglio. Ha una gemella, Michela, con cui a parte il patrimonio genetico non condivide altro: lui è sveglio, intelligente, lei è affetta da un grave ritardo mentale. Costretto a farle da babysitter per l'ennesima volta, decide di lasciarla da sola nel parco, seduta e in attesa del suo ritorno, per partecipare a una festa di compleanno. Ma alcune ore dopo, al parco, di Michela non ci sarà traccia.


Le strade di Alice e Mattia si incontrano per caso, proprio su spinta di Viola, e scoprono di avere in comune molto più di quel che sembra. Una distanza dal mondo e dalle persona li separa come una membrana traslucida che distorce la loro visione della società. Lei con problemi alimentari, lui autolesionista, entrambi soli, non capiti, con i propri traumi e i propri blocchi. Soli ma insieme, eppure mai davvero.

Il percorso che li unisce e li separa, che li fa rincontrare ma che mai riesce a fargli condividere più di una strana amicizia, percorre il testo con una dolcezza trascinante e una durezza impensabile. Il tono è palesemente drammatico; lo stile è chiaro e coinvolgente e il lettore si trova trainato in una storia che vorrebbe assolutamente vedere conclusa felicemente.

Be', non succede. Il finale aperto a diverse interpretazioni lascia quell'amaro in bocca tipico della vita vera. Una storia che non cerca di edulcorare la realtà, ma anzi ne esalta le storture, ne sottolinea i difetti. I bambini sono egoisti e crudeli quanto gli adulti. Crescendo non si cambia mai del tutto, il passato ci segna, inevitabilmente. Le scelte ci costringono a fare i conti con le loro conseguenze e due anime gemelle altro non sono che due numeri primi, simili ma intoccabili, che condividono lo stesso destino di solitudine e speranza ben sapendo che il posto che occupano non prevede compagnia.


La solitudine dei numeri primi è uno di quei libri che andrebbero letti almeno una volta nella vita. Ha generato parecchia risonanza e, soprattutto, come pochi altri best seller è stato in grado di spaccare il pubblico tra adoranti e odiatori. La verità è si tratta di un testo molto particolare, un romanzo con cui difficilmente siamo abituati a confrontarci ma che, fortunatamente, alza l'asticella della qualità nella produzione letteraria contemporanea italiana lasciandoci assaporare una storia più amara che dolce, forse, ma perfettamente coerente con le insicurezze e le difficoltà della vita vera.

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