Focus on: Memoria delle mie puttane tristi


Autore: Gabriel García Márquez

Titolo originale: Memoria de mis putas tristes

Anno di pubblicazione: 2004

Edizione italiana di riferimento: Mondadori, 2005

Collana: Oscar Mondadori

N. di pagine: 140


Un romanzo molto, molto breve, stampato con un font dalle grandi dimensioni, quasi a sottolineare la preziosità di ogni singola parola. Chiunque abbia mai letto qualcosa di Gabriel García Márquez sa che, probabilmente, pur essendo un'ipotesi irrealistica e romantica, potrebbe per assurdo risultare veritiera. Si riconosce lo stile inconfondibile di un premio Nobel che non ha mai tradito le aspettative dei lettori e che, a settantasette anni, decide di trascrivere le sue riflessioni sulla maturità o, per la crudezza e la schiettezza del modo in cui viene raccontata, della vecchiaia vera e propria.

Memorie delle mie puttane tristi contiene una "metavita" intera, l'esistenza, cioè, di un anonimo giornalista colombiano novantenne con al proprio interno la sua esistenza da giovane, in una ricostruzione autobiografica che lo porta a fare un bilancio della propria vita sentimentale o, meglio, delle conseguenze di una vita senza aver mai vissuto l'innamoramento. Finché, il giorno del suo novantesimo compleanno, chiede a Rosa Cabarcas, unica sua amica e proprietaria di un bordello di bassissimo profilo, di procurarle una ragazza dodicenne da deflorare per festeggiare degnamente quel traguardo. Parte proprio così il romanzo, lasciando interdetto e curioso ogni lettore, dando il via al proprio, personale ruolo di allibratore di scommesse interiori su cosa succederà in corso d'opera.

Effettivamente, il libro non è ricco di azione: è il memoriale di un uomo diviso a metà tra la sua vita pubblica, in cui è uno stimato professionista dal brutto aspetto, giornalista su uno dei maggiori quotidiani della Colombia del quale è contribuente da quando era ragazzo, e la sua vita privata, fatta di ricordi dei genitori, delle sue origini italiane, scorci della sua casa di famiglia, problemi fisici legati alla senilità. E alle donne, sempre di passaggio nella sua vita, sempre, per certi versi, distruttive e scaturenti della propria autodistruzione, morale e psicologica; come fosse, quello dei loro nomi, un evento di semi disgrazie che lo hanno portato a chiudersi nel vizio del sesso a pagamento, zona neutra dove soffrire è quasi impossibile. Ogni donna descritta, da Ximena, a Damiana, a Rosa Cabarcas, che sia stata un rapporto sessuale, un matrimonio a cui ha negato la sua presenza il giorno predestinato, la collaboratrice domestica, la madre che lo ha protetto dalla disgrazia e lo ha gettato nella vergogna pagando i suoi articoli da giovane e accrescendo in lui il senso di insicurezza, hanno costruito uno scalino verso un senso discensionale orientato a picco contro il pavimento duro della delusione, della perdita del candore e dell'entusiasmo nella vita. In più, la cornice della vecchiaia, motivo del sentirsi inutile in un mondo dove l'antico è considerato qualcosa di sacrificabile per cause biologiche di sopravvivenza, aggiunge al ritratto del giornalista quello che serve a completare il quadro di un uomo invisibile, mediocre e ordinario.

Ma quello che succede nel bordello, dopo la sua richiesta, ha dello straordinario: Rosa Cabarcas trova per lui una vergine quattordicenne, atta a soddisfare i suoi istinti più bassi. Nel trovarla addormentata, così piccola, povera nei suoi stracci piegati in bagno, con la nudità acerba e un trucco pesantissimo, il giornalista trova l'amore mai provato. E, da quel momento, il romanzo si fa storia di tormento, di attesa, di un'adolescenza di ritorno e insegna al lettore che un unico amore, sopraggiunto a qualsiasi età, ha delle dinamiche a cui nessuno può sottrarsi, per quanto cinico, apatico, disilluso possa essere. Lo stile dell'autore, ricco di descrizioni, termini moderni alternati a termini desueti, minuziose perle sui sentimenti che ritroviamo spesso nei suoi romanzi sono l'indice di uno spessore che è raro ritrovare in libri così recenti. Memoria delle mie puttane tristi rappresenta senza dubbio tutti quei racconti che sarebbero da bere, data la scarsa lunghezza, ma che si preferisce sorseggiare data la preziosità.



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