Focus on: Poesie (1974-1992)


Autore: Patrizia Cavalli

Anno di pubblicazione: 1992

Edizione italiana di riferimento: Giulio Einaudi Editore

Collana: Collezione di poesia Vol. 233

N. di pagine: 244


Recensire la poesia è qualcosa di veramente arduo. Con questo, intendiamo che, al di là delle competenze specifiche, ci vuole una serissima propensione alla lettura delle stesse e una consistente apertura mentale, perché i collegamenti scaturiti dai versi possono essere davvero infiniti e non sempre sopportabili a livello emotivo. Non tutti, infatti, sono disposti a reggere il carico che recano in sé le parole dei componimenti che ci sbarrano la strada; diciamo "sbarrano" di proposito, poiché la lettura del genere poetico presuppone un periodo di stop da qualsiasi altra cosa non solo per goderne appieno (dato che la poesia è suprema bellezza) ma anche per poterla comprendere fino in fondo.

Perché la poesia non si legge tutta d'un fiato. Non è un romanzo da bere. La poesia è come una verità scomoda da sorseggiare piano piano, fosse come uno sciroppo amaro, che porta dal momento di destabilizzazione dei sensi al benessere totale.

Il libro che vi proponiamo oggi è esattamente un unguento. Che sia miracoloso o meno, si potrà decidere solo a fine lettura. Vincitore del prestigioso premio nazionale Rhegium Julii nel 1993, la silloge contiene diverse raccolte di questa splendida poetessa, con un totale di circa duecento componimenti. Versi molto liberi, in tutti i sensi. A volte quasi degli haiku, dei pensieri presi e scritti come quando stai per uscire di casa, dimentichi qualcosa e annoti su un post-it per ricordarlo, lasciandolo poi sullo svuota tasche all'entrata e chiudendo la porta dietro, tirandoti fuori, lasciando il tuo pensiero dentro.

Leggendo Patrizia Cavalli si ha un profondissimo confronto con un'emotività "spicciola", quotidiana e umana che appartiene a ognuno di noi, tramutata in immagini e scene piene di collegamenti. Una dimensione onirica che è sorprendentemente terrena, un'irriverente resoconto interiore che mostra un'evoluzione dei propri sentimenti attraverso dettagli corporei, i sensi tutti, oggetti quotidiani, quadretti di un piccolo spazio del mondo, e la vita di chi li ha scritti spiegata come fosse la nostra stessa voce fuori campo, come se stessimo osservando un dettaglio che riguarda anche noi dall'esterno. Come fosse un sogno, ma mai appannato e offuscato. Il ricordo, la mancanza, il sentimento, il lasciar andare, il cambiamento, in vent'anni di poetare c'è proprio tutto: a qualsiasi età ne possiamo percepire forte in senso e la bellezza.

Cruda, tendente alla verità come fosse una malattia, poco incline alla compiacenza e sempre concentrata sulla visione di se stessa in rapporto con il nostro e il suo mondo, Patrizia Cavalli non fa una "poesia della benevolenza": discute i canoni, ribalta gli schemi, sempre in prima persona. Litiga con il lettore, dice basta, mette a posto.

Bella mia vallo a dire a tua mamma! Io sono bella ma non sono tua.

Queste poesie ci ricordano che il contatto più prezioso è quello con se stessi e, se affermarlo equivale a tirare fuori un tritissimo mantra che dovrebbe essere scontato ma nessuno vive, con la pretesa di non insegnare niente a nessuno (basti pensare al titolo della raccolta Le mie poesie non cambieranno il mondo), questa irriverente perla della letteratura italiana ci dà l'esempio senza predicare. Ci dà la sua visione senza imporla e, con grandissimo piacere, chiunque può scoprire di avere la stessa libertà interiore.

Leggere queste poesie è un unguento, dicevamo, che serve a trovare uno spazio colmo dentro se stessi che dia la forza, in una non-comfort zone dove ci appaiono chiari sentimenti esposti a carne viva, depressioni celate a forza sulle quali imbastire della facile ironia, sprazzi di vita come bombe atomiche nei punti morti della propria esistenza, l'abbandonare le partite scomode che sono diventate un loop esistenziale.


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