Focus on: Prometeo, Edipo, Ifigenia

Aggiornato il: 16 set 2020

Tragediografi classici a confronto

Autore: Eschilo; Sofocle; Euripide

Titolo originale: Prometeo incatenato; Edipo a colono; Ifigenia in Aulide

Anno di pubblicazione: 460 a.C. circa; 401 a.C. circa; 407-406 a.C.

Edizione italiana di riferimento: BUR Rizzoli – Corriere della Sera, 2012

Collana: I classici del pensiero libero Greci e Latini


Siamo il frutto di ciò che i nostri avi furono prima di noi. Il retaggio del passato, la cultura pregressa, gli insegnamenti della storia, è quello che ci definisce come esseri umani in generale e popolo di una determinata regione geografica in particolare.

La letteratura classica, in questo senso, procede a fornire una forte spinta alla riflessione su noi stessi, perseguendo nella distribuzione capillare, dopo decine di secoli, di storie, racconti e miti che ancora oggi trovano riverbero nella società.

Il #FocusOn di oggi è particolare: abbiamo deciso di omaggiare e riscoprire tre grandiosi poeti classici per proiettarci con più liricità verso questa seconda parte, speriamo migliore del 2020. In un anno che si è mostrato, finora, carico di situazioni critiche, problemi, lutti e catastrofi, abbiamo pensato di celebrare quello che di buono c’è stato, quello che, anzi, c’è stato di poetico. Stasera, mentre guarderete insieme a qualche persona cara magari, o in solitaria riflessione, la luna piena, immaginate che quelle stessa luna ha assistito alle prime grandiose messe in scena delle tre opere che vi raccontiamo oggi. Una continuità astrale che ci fa sentire al contempo impotenti e imperituri.


L’Ifigenia in Aulide, di Euripide, così come le altre due opere “consorelle”, è una delle tragedie più celebri dell’età classica. A metà tra mito e storia, il racconto del sacrificio di Ifigenia, da vittima inconsapevole designata dalle brame del padre a monumento sacrificale autonomo in difesa del bene superiore, esprime tutta la passione e la particolarità della scrittura del tragediografo di Salamina. Una presentazione di pochi personaggi che ribaltano le aspettative che soprattutto noi moderni abbiamo su di loro. Un Agamennone, padre e capo della spedizione contro i Troia, che si trova a combattere con il desiderio di salvare la sua prima e innocente figlia da un sacrificio ingiusto e il terrore di fallire come capo di fronte alle sue flotte. Aulide si mostra come il punto di inizio vero della guerra narrata da Omero nell’Iliade, una sorta di fase iniziale in cui ancora non tutto era perduto. Menelao, marito tradito e abbandonato, accecato dall’onore perduto per aver visto sua moglie Elena fuggire con Paride, non comprende appieno cosa le sue mire vendicative implichino, i danni che queste stanno per procurare al fratello, a sua cognata e soprattutto a sua nipote. Achille, da sempre immaginato come un uomo d’onore, concede il suo aiuto a Clitemestra per salvare Ifigenia, per poi tirarsi indietro vinto dalle richieste dei suoi Mirmidoni. Il finale è stranamente positivo: la purezza della ragazza viene elogiata da Artemide che la salva e fa sacrificare al suo posto una cerva. Ma il dramma che si consuma, per Euripide, è tutto psicologico, un dolore che nella mente e nel cuore di Agamennone si scontra con le volontà di altri, il sociale più del privato. È una tragedia familiare, in cui anche se Ifigenia comprende le volontà del suo re e padre, cerca inizialmente di generare in lui e nei suoi aguzzini pietà per la sua vita, una pietà che non riceverà perché nella situazione politico-sociale in cui si ambienta la vicenda non c’è spazio per debolezze di alcun tipo. È, l’Ifigenia in Aulide, la tragedia di Agamennone.


Un altro genere di tragedia a sfondo psicologico è l’Edipo a Colono di Sofocle. Autore, pochi anni prima, del celeberrimo Edipo re, il tragediografo immagina un finale che va oltre l’esilio auto-inflittosi dal protagonista, con Edipo, ormai anziano e cieco che giunge ad Atene insieme alle sue due figlie. Il passato lo ha perseguitato e gli atti impuri, che hanno dato modo a Freud, molti secoli dopo, di elaborare le sue teorie, sono di dominio pubblico in tutta la Grecia. Dalla non accettazione di sé stesso come uomo, Edipo giunge a Colono, una cittadina vicino Atene, subendo il rigetto della popolazione che ben conosce la sua storia. È il dramma della sfiducia, del continuo divenire dell’insoddisfazione per sé stessi, con scontri e lotte e morti che comunque fanno parte della struttura della tragedia ma che culminano nella fine, o meglio nella distruzione, fisica oltre che psicologia, di uno dei personaggi più rappresentati sulle scene teatrali di tutto il mondo. Sofocle, con i suoi versi colmi di musicalità, ci rivela un uomo fragile, consapevole delle sue colpe e pronto a espiarle fino in fondo, a rischio di affrontare ancora una volta, in tarda età, i suoi demoni, siano essi veri o immaginari.


Infine, per completare la triade dei tragediografi che hanno fatto la storia della letteratura classica, non potevamo non consigliarvi un testo di Eschilo. Prometeo incatenato è una delle molteplici versioni del mito dell’uomo che rubò il fuoco agli dei e lo donò alla razza umana. Quello che spesso dimentichiamo, però, è che Prometeo non è un uomo, bensì un Titano, una divinità figlia di cielo e terra che risale ancor prima dell’ascesa al trono dell’Olimpo di Zeus. Eppure è molto più umano di quanto ci si aspetterebbe. Sfida un potere che non potrà mai raggiungere, una crudeltà e un istinto di vendetta che non mancano di mostrare le proprie carte e punire il ladro. La scelta di Prometeo di parteggiare per i deboli lo inquadra immediatamente come il primo eroe della mitologia. Decidere di sacrificare sé stesso per un bene superiore, un po’ come ha scelto di fare Ifigenia, ci mostra l’altra faccia della medaglia del carattere degli dèi. Se Demetra elogia il coraggio della ragazza e lo salva, Zeus non può accettare la sfida di quel singolo e lo punisce nel modo più crudele che riesce a trovare. Una spirale infinita di sofferenza e tortura che culminano con lo sprofondamento della roccia dove Prometeo viene appunto incatenato e costretto a vedersi mangiare il fegato ogni giorno da un uccello.


La scelta di Eschilo, Sofocle ed Euripide di cimentarsi nella redazione delle tragedie, diede loro modo di esaltare al massimo la componente lirica e musicale insita nelle storie con finale drammatico e, al contempo, di elaborare nuovi modi per raccontare quelle trame che continuano a far parte della nostra quotidianità. Personaggi immortali come Edipo, Prometeo ed Ifigenia trovano riscontro nella vita di oggi: donne che si sottomettono al patriarcato volontariamente perché convinte di essere più deboli, uomini d’onore che muoiono per i propri ideali o che espiano le proprie colpe per tutta la vita, giudicati continuamente solo per quell’unico errore che cancella, immediatamente, quel che di buono era stato fatto prima.

È il focus con cui vi comunichiamo un ritorno al classico in questa settimana di caldo estivo che continuerà, in modi diversi, fino a giovedì, prima di salutarvi per un temporaneo riposo dalle scene. Nel frattempo vi consigliamo, in queste ultime settimane di vacanze che restano, di provare a riscoprire qualche testo dei grandi autori greci e latini, una ventata di lirismo che vi catapulterà in un mondo più semplice, più rilassante ma che nasconde, come tutte le epoche, insidie e meraviglie che solo i grandi autori sanno esaltare e rendere memorabili.

6 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

© 2023 by The Artifact. Proudly created with Wix.com

  • trentapagine service
  • trentapagineservice