Focus on: Storie di ordinaria follia

Aggiornamento: 16 set 2020



Autore: Charles Bukowski

Titolo originale: Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness

Anno di pubblicazione: 1972

Edizione italiana di riferimento: Feltrinelli, 2017

Collana: Universale economica Feltrinelli

N. di pagine: 396


Bukowski, scrittore atipico e ruvido più umano e peccatore che mai, piace perché parla come mangia. Non gira intorno, è diretto, come abbiamo già scritto qualche mese fa nel #PaperPortrait dedicato a lui, come un pugno nello stomaco, nel quale concentra quei pensieri e desideri che il lettore non oserebbe mai confessare. Quando scrisse Storie di ordinaria follia, era già conosciuto per le sue opere precedenti e per i suoi stravizi quali alcol e sesso promiscuo, improprio, con il quale dipingeva ad ampia pennellata i suoi libri. Questi quarantadue racconti non sono altro che un resoconto estremamente personale e intimo della propria vita fino a quel momento, una sorta di sconcio, lercio memoriale assolutamente non convenzionale che mostra la totale differenza tra lui e la maggior parte dei suoi contemporanei: lontano da inutili fronzoli sentimentali, meriti, riconoscimenti e complimenti, Hank (il nome con cui veniva chiamato dai più intimi) descrive le sue giornate ponendo al centro la decadenza che pervade la sua vita, alternando al racconto della stessa racconti immaginari, storie di fantasia, come se ponesse al centro la sua deviata dimensione onirica. Nel susseguirsi delle storie, buttate cronologicamente a caso, il protagonista narratore si ripete nel consumo smodatissimo di alcol di pessima qualità, sesso con prostitute e donne conosciute da lì a poco, nella ricerca di lavori anche estremamente umili per sbarcare il lunario, da dividersi con barboni cenciosi, afroamericani di dubbia moralità, capo redattori di riviste indipendenti sul viale del tramonto, guadagnando i cents necessari per spostarsi di luogo in luogo, pagando squallide camere d'albergo e prostitute da un dollaro.

Con un linguaggio mai delicato, molto rude e volgare, Hank descrive le situazioni poco delicate in cui incappa, ponendo di fronte lo spettatore qualsiasi cosa riguardi la sua esistenza di uomo maturo di quarantotto anni: dal modo di fare sesso alla considerazione altrui, dall'amore per la sua unica figlia al rapporto con moglie e compagne, dal suo affrontare la povertà a quello con cui si rapporta con il resto del mondo, il suo modo di vedere il mondo con la strafottenza di chi non ha niente da perdere, il suo modo di affrontare la crisi dovuta alla pagina bianca, comune a tutti gli scrittori. Il bello di questa raccolta è che assolutamente nulla è collegato, se non il personale bagaglio di esperienza di Bukowski: ogni racconto è un singolo episodio dove non esiste altro insegnamento che il cavarsela con pochezza di lessico, di moneta, di opportunità. In uno di questi, dona preziosi consigli su come scommettere alle corse dei cavalli; le tematiche, sostanzialmente, sono quelle di un uomo di strada con evidenti disturbi mentali: il poco interesse di trovare un tetto stabile, il bisogno sessuale, il bisogno di eccesso (soprattutto alcolico), la difficoltà nelle relazioni, mischiando atti di zoofilia, necrofilia, omicidio, evirazione, sodomia. La genialità (e consentiteci di usare questa parola, dato che non ne abusiamo mai) sta nel scrivere una raccolta di memorie così fuori dalle righe da risultare bellissima per la ricchezza di (bassa) umanità che si trova al proprio interno. Del resto, un libro che può vantare la bellezza di trentasette riedizioni, si commenta da solo in quanto ad indice di gradimento.

Noi di trentapagine ve lo consigliamo senza nessun tipo di avvertenza: lasciate che la deviazione, anche se per quasi quattrocento pagine, si impossessi di voi prima di tornare nel vostro mondo ordinato.



10 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti