Focus on: tra horror e noir, ecco a voi lo Psico-Thriller

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La paura è figlia d’arte. Nasce in situazioni che all’apparenza si mostrano comuni ma che, per un singolo, insignificante, inatteso cambio di azioni diventano vere e proprie condizioni di terrore. Nell’horror è presto detto: nei libri, o ancor meglio nei film, l’evento scatenante è così palese da far quasi gridare il lettore o lo spettatore contro il malcapitato che sacrificherà la propria vita per la buona riuscita della trama. La famosa protagonista che scende in piena notte in cantina per capire da dove arrivino quei rumori che si riescono a sentire dal secondo piano, in camera da letto, con la porta chiusa, il tutto durante un blackout inspiegabile; oppure il ragazzo che armato di mazza da baseball (perché ogni protagonista di horror che si rispetti ne possiede almeno una, possibilmente autografata) si avventura fuori casa, sempre di notte, ad affrontare qualsiasi cosa, dal gatto del vicino al cadavere tornato in vita del compagno di stanza del college assassinato in circostanze misteriose.

Chiaramente c’è horror e horror e, come vedremo in nei prossimi post, nei decenni abbiamo avuto la possibilità di nutrirci delle paure inferteci da veri e propri geni della materia. Tuttavia, cugino alla lontana dell’horror vero e proprio, si annida tra gli scaffali delle librerie il vero maestro del terrore: lo psico-thriller.

Incautamente accomunato alla narrativa noir o giallistica, lo psico-thriller è quella nicchia di produzione letteraria che mostra cosa significhi davvero fare paura. Dai tempi del Giro di vite di Henry James, il thriller psicologico fa sue alcune caratteristiche che lo rendono perfetto sia come genere puramente letterario, sia come modello cinematografico tanto che, nel corso degli ultimi anni, ha prodotto alcuni tra i più inquietanti film in circolazione. Concentrato sulla trama più che sui personaggi, il lavoro che compie è quello di condurre il lettore nella lenta agonia che perseguita i protagonisti, vittime degli eventi e talmente in balìa di essi da risultarne emotivamente e psicologicamente indeboliti. La storia conquista il lettore che non sa cosa stia accadendo, vive la condizione di inquietudine e dubbio in modo costante poiché gli elementi del puzzle che si stanno a poco a poco unendo hanno tutti un punto in comune: quell’unico pezzo che, tuttavia, ancora non si trova. I giochi mentali, l’inganno, il dubbio, le situazioni poco chiare, i conflitti interiori, tutti questi elementi collaborano tra loro e creano una trama intricata seppur lineare, spesso un crimine da sventare con un villain che sembra agire senza un vero movente se non quello di mostrare al mondo la propria bravura e la propria pazzia.

Lo psico-thriller agisce sulla mente del lettore in modo così subdolo da tenerlo incollato alle pagine senza dargli tregua. In un abisso a spirale che diventa sempre più oscuro e profondo punta sulle paure nascoste, fa leva sull’ignoranza del pubblico rispetto alle vere intenzioni dell’antagonista, di cui raramente si conosce l’identità, e che spende l’esistenza per mettere in crisi il protagonista o chi per esso.

Wulf Dorn, di cui parleremo la prossima settimana, ha fatto del thriller psicologico il suo pane, producendo una serie di titoli che hanno massacrato le certezze dei suoi lettori attraverso trame che definirle inquietanti sarebbe un eufemismo. Il sopracitato Herny James ha fatto scuola, certo, ma dopo di lui molti nomi, più o meno noti, si sono cimentati nell’arte del terrore emotivo. Tanto per citarne qualcuno: Misery di Stephen King, La ragazza sul treno di Paula Hawkins, La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi (e sì, ci sono sempre ragazze in mezzo perché a quanto pare la pazzia nelle donne è più attraente!), Psycho di Robert Bloch e Il morso della reclusa di Fred Vargas. Stiamo parlando di veri e propri best seller e il bello è che ogni Paese riesce ad avere il suo scrittore dedicato proprio per la capacità del genere di attirare consensi dal grande pubblico indipendente dalla predilezione o meno che si ha per esso.

Il cinema non è stato da meno e se volete il massimo esempio, secondo noi, del miglior psico-thriller in circolazione, occorre tornare al 1995 con la pellicola di David Fincher che ha contribuito a consacrare tre icone del cinema americano: Morgan Freeman, Brad Pitt e uno spettacolare Kevin Spacey. Se volete il brivido vero, vedete Seven!

Nel vasto mondo della letteratura di cui ci stiamo occupando in questo ottobre, il thriller psicologico non poteva mancare e fa la sua comparsa in grande stile, in questo #focuson, proprio per celebrarlo come membro onorario della produzione letteraria del terrore quasi blood-less. La paura è uno stato mentale, una condizione emotiva che scaturisce, spesso e volentieri, a causa di eventi strani e situazioni poco chiare, confusionarie, fuori dall’ordinario. Tra i molteplici esempi di narrativa che vi stiamo presentando, questo è certamente quello più ricco di quel fascino inquietante che solo la nebbia della mente sa evocare.

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