Focus on: Un mangiatore d'oppio


Autore: Charles Baudelaire

Titolo originale: Un mangeur d'opium

Anno di pubblicazione: 1861

Edizione italiana di riferimento: Newton Compton,1993

Collana: Tascabili Economici Newton

N. di pagine: 95


I libri a poco prezzo ci chiamano come le sirene. Non è infrequente il nostro elogiare i mercatini dell'usato, i libri impolverati sulla libreria, quelli che tutti hanno dimenticato: in un anno abbiamo dedicato loro molta attenzione, cercando di distaccarci un pochino dal coro che spinge a gran voce le novità (e fanno anche bene, per carità, visti i vantaggi). Alla fine, che vantaggio abbiamo noi? Che con la stessa, folle cifra che spende in libreria un lettore di novità noi portiamo a casa un fracco di libri usati. UN FRACCO. E salviamo a nostro modo una briciola di pianeta. E diamo respiro a vecchie glorie.

Quando il libro in questione ci ha chiamato lo ha fatto con uno slogan un po' desueto, nostalgico di quel risparmio che era delle nostre mamme: "100 pagine - 1000 lire". Ecco. Sicuramente è stato un po' come vedere su un cartellone pubblicitario di un noto ingrosso di abbigliamento "INAUGURAZIONE - SI MANGIA GRATIS" (possiamo giurare di averlo visto nella nostra zona): accattivante, trashissimo, con la facoltà di far emergere un lato lupesco e amplificare l'olfatto per gli affari "a spicci". Questo libro è stato pagato 50 centesimi. Sui vari Ebay e fratelli lo trovate a cinque euro, nei mercatini dell'usato, massimo un euro. E vi portate a casa Baudelaire, ingiallito e dignitoso.

Questo libricino, dal titolo Un mangiatore d'oppio, scritto da uno dei migliori scrittori europei passati sul pianeta in ogni era, fu pubblicato nel 1861 nella raccolta I paradisi artificiali, compendio su effetti di droghe e alcol.

Ora, dobbiamo fare una precisazione: non è un'opera di fantasia di Baudelaire. Risulta a tutti gli effetti un commento a un altro libro, l'autobiografia dello scrittore Thomas De Quincey, con una traduzione integrata di diversi passi della sua opera, Confessioni di un'oppiomane inglese, pubblicato negli anni Venti dell'Ottocento da De Quincey stesso.

Oggi, quindi, parliamo di un testo di critica, avvincente, brillante, ragionato, esaltante e, se non ci fosse stato pericolo di un abuso di aggettivi, ne avremmo usati altri. Tralasciando la brevità del volume, è una lettura scorrevole e piacevole anche oggi, epoca in cui le droghe si sono evolute, ma rimangono comunque passatempo per ricchi stressati e tediati dalla vita o dalle disgrazie, o per chi è davvero in miseria; poi, a seconda delle tasche, si ha la qualità e la quantità.

Davanti alla penna di Baudelaire passa tutta la vita di De Quincey, iniziando dalla svolta, dalla fuga cioè da Oxford, momento cruciale in cui lui, studente modello, ellenista brillante, appassionato di filosofia, traduttore instancabile, decide di fuggire dopo aver cambiato una serie di precettori diversi da colui che gli aveva inculcato la passione per la cultura. Da lì, un tracollo dietro l'altro: la povertà, la fame, nonostante l'aiuto iniziale di un'amica di famiglia; l'amore per una prostituta mai ritrovata dopo un breve distacco. I malanni fisici, tanti malanni fisici, soprattutto allo stomaco.

Una volta provato l'oppio, tutto cambia: da qui, la digressione di Baudelaire, che accompagna l'esperienza del britannico, è incalzante. L'oppio risulta come un'arma a doppio taglio: se chi lo assume lo fa per curare il dolore ha successo, se poi ne abusa avrà comunque dolore. Tutto questo, però, assume le vesti di un cane che si morde la coda: un circolo della dipendenza dal quale, quando si comincia, si sa che uscirne è veramente difficile. Che l'oppio è veleno e antidoto. E Baudelaire ne riporta gli effetti, le visioni, i calcoli, illustrando tramite l'esperienza di De Quincey come un uomo intelligente possa cadere in rovina con la dipendenza.

Per gli amanti del cinema: troverete bellissima la parte in cui l'inglese parla delle Tre Madri. Vi ricorda, per caso, un noto regista nostrano? Ecco. Mater Suspiriorum e sorelle sono uscite proprio da questa penna.

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