Focus on: Una domenica in piscina a Kigali


Autore: Gil Courtemanche

Titolo originale: Un dimanche à la piscine à Kingali

Anno di pubblicazione: 2000

Edizione italiana di riferimento: Feltrinelli, 2005

Collana: I narratori

N. di pagine: 207


L'estate alle porte, il cambio di stagione, e tutti i bla bla bla sulle giornate lunghe, la riva del mare, l'ombrellone, le vacanze, la nostalgia che a settembre ci porterà via. Ma davvero succederà?

Ma non vi mancherà la combo divano+plaid+bevanda calda+libro? A noi già manca l'aria.

Però l'estate risveglia anche in chi non legge quella meravigliosa voglia di farlo, assopita troppo tempo per il carico concentrato in circa nove mesi. Il tempo di una gravidanza è il tempo dello sfruttamento più becero della nostra concentrazione. Perché, per quanto si possa amare l'inverno, l'estate innegabilmente ti mette in una modalità diversa: esci da lavoro e sembra ancora la pausa pranzo, si può fare ciò che si desidera. I lettori possono leggere senza la luce artificiale dovunque vogliano: a casa con il condizionatore acceso, in un prato, al parco, su una panchina, in spiaggia, a bordo piscina.

Le nostre recensioni, raccolte in quasi un anno e mezzo, spero potranno indirizzarvi nella scelta: tra libri più o meno leggeri, classici, contemporanei e fuori dalle righe, speriamo possiate trovare qualche suggerimento utile.

Oggi vi parliamo di un romanzo molto intenso, Una domenica in piscina a Kigali di Gil Courtemanche. Sulla quarta di copertina, Yann Martel, scrittore canadese, lo ha definito come un novello Cuore di tenebra, significativa opera di Conrad. Leggendolo, abbiamo capito il perché: il modo di fare prosa dei sue autori, soprattutto nelle sequenze descrittive, è assolutamente simile. Courtemanche era un giornalista canadese, scomparso ormai dieci anni fa, interessato a tematiche profonde e delicate come i genocidi, le guerre civili, l'AIDS, tematiche presenti a tutto tondo nel romanzo di cui andremo a parlare. Il modo di raccontare tramite gli occhi di un suo alter ego, il giornalista Bernard Valcourt, reclutato dal governo canadese per una televisione che si occupasse unicamente del problema dell'AIDS in Ruanda, è ricco di immagini, tanto da portarci lì. Se l'incipit ci lascia passeggiare a bordo piscina con lui mentre osserva militari e diplomatici come fauna del luogo, poco dopo ci spostiamo non tanto nello spazio del Ruanda ma nella sua storia: la guerra civile tra Tutsi e Hutu, due popolazioni presenti nel territorio, fa da sfondo all'intera vicenda. Ed ecco che le sue problematiche si fanno presenti: la guerra, un terzo degli adulti malati di AIDS nella nazione, la ricchezza del bianco e la miseria della popolazione indigena. Tra riti ancestrali, mucche scambiate con figlie da sposare, violenza e questioni politiche accese, vediamo Valcourt innamorarsi di Gentille, "ragazza angelo" del racconto, a cui dedica la pazienza e l'amore, mentre a sé stesso dedica una seconda possibilità di felicità. Tra scoperta del sesso sentimentale e confronti con la tradizione, Valcourt fronteggia le difficoltà della realtà ruandese in tutta la sua amarezza, descritta con un linguaggio pieno, con descrizioni vivide, con sentimenti chiari.

Courtemanche ha saputo ricreare un classico partendo da una base fortemente contemporanea: leggendolo si ha l'impressione di essere sospesi nel tempo, nonostante gli inequivocabili elementi di modernità che tutti conosciamo. Sotto il cielo ruandese la vera guerra civile risulta essere proprio quella tra il nuovo e il primitivo, tra la violenza e la delicatezza, descritti dagli occhi del protagonista come sintesi delle contraddizioni del mondo intero: quello dove c'è solo l'umanità in tutte le sue sfaccettature.


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