Focus on: Veronika decide di morire

Aggiornato il: 16 set 2020


Autore: Paulo Coelho

Titolo originale: Veronika decide morrer

Anno di pubblicazione: 1998

Edizione italiana di riferimento: Bompiani, 1999

N. di pagine: 202


Questo romano ci sembra calzi a pennello con lo stato psicologico in cui tutti noi siamo costretti durante il lockdown. Seduti sulla nostra sedia durante una sessione di smart working, sul divano a vedere film, fuori il balcone a prendere il sole, impastando pizza o pane, imparando a dipingere o suonare la chitarra, il tempo di isolamento ci ha portato inevitabilmente a uno scomodo confronto sempre rimandato: quello con noi stessi.

Il bilancio della nostra vita può essere nostro amico o nostro nemico, dipende da come abbiamo intrapreso le azioni da compiere e dal livello di introspezione che abbiamo raggiunto di fronte sia alle delusioni che alle gioie: per molti, questa forzata convivenza con il proprio esistere è stato un punto di svolta, per altri di reset, per altri una tortura.

Perché, dunque, possiamo rendere questo romanzo psicologico metafora di questo tempo esatto?

Veronika, la protagonista ventiquattrenne, bella ragazza di buona famiglia, l'11 novembre del 1997 decide di suicidarsi, nonostante non manchi veramente nulla alla sua vita. Non si tratta di spoiler, ma il romanzo comincia proprio nella sua camera, in seguito all'ingerimento di quattro flaconi di sonniferi, mentre aspetta la morte leggendo una rivista. Nella lettera, lasciata come giustificazione a questo insensato gesto, c'è un'altrettanto assurda motivazione: si suicida perché è consapevole che la gente, nel mondo, non conosce la Slovenia, paese da cui proviene e in cui il romanzo è ambientato.

Il suo tentativo va però a vuoto: vivendo in un istituto religioso, una suora la salva e, dopo settimane di cure, si sveglia a Villete, una casa di cura dove notoriamente vengono rinchiusi individui psicologicamente deviati.

Veronika è ovviamente delusa dalla sua seconda possibilità di vita, non avendo programmato assolutamente un percorso alternativo al suo atto. La notizia di avere ancora una settimana, dato il suo cuore brutalmente danneggiato dal coma a seguito dell'avvelenamento, apre una breccia nella sua speranza di rinascita. Inizialmente, tutto le sembra più insano di quello che aveva sempre immaginato riguardo i manicomi: infermiere che chiedono se voglia essere masturbata, gruppi di "matti" a lei ostile, terapie con pulsazioni elettriche. Andando avanti, però, si rende conto che non è una clinica dove la gente va per rimanere fino alla fine dei suoi giorni inconsapevole di se stessa, ma si presenta come un rifugio proprio per chi dalla vita vuole una nuova possibilità, esattamente come quella che è stata data a lei.

Ad ogni pagina seguiamo il suo percorso di pensiero, che la porta a riconsiderare tutti i dettami imposti dalla società e dalla sua educazione, dalla religione al senso del pudore; Veronika scopre così di aver tentato il suicidio perché insoddisfatta di se stessa e non abbastanza coraggiosa da trovare l'amore, un lavoro che la soddisfacesse, dei rapporti più profondi con gli amici; non aveva avuto l'ardore di desiderare una vita piena, insomma. La clinica la porterà, in questa settimana, a infrangere ogni sua regola morale: dal picchiare i matti a masturbarsi ripetutamente davanti a uno schizofrenico, la protagonista viaggia verso la sua libertà e la sua vera persona, abbattendo i suoi stessi muri.

La sua storia si fonde con quella dei suoi compagni di viaggio, esseri umani tormentati da troppe responsabilità racchiuse in una vita apparentemente perfetta: Zedka, sua prima compagna di stanza, rinchiusa in seguito a depressione per un amore non corrisposto tenuto nascosto al suo stesso marito e alla famiglia; Mari, donna algida e legale di successo, ricoverata in seguito ad attacchi di panico prolungati nel tempo che l'hanno portata a trascurare il lavoro, ambito in cui non si poteva rendere noto il suo ricovero e per questo invitata a non tornare più in ufficio; infine, Eduard, lo "schizofrenico", figlio dell'ambasciatore sloveno in Brasile, tenuto dentro Villete per i suoi sogni di diventare artista e di vivere la sua giovinezza come tutti i suoi coetanei, spensierato e senza obblighi. Questi sarà la persona per cui Veronika scoprirà di provare un amore mai sentito, finalmente libero da tutto quello che la società si aspetta, sopraggiunto quando lei diventa consapevole di se stessa e dei suoi desideri.

In questo romanzo, Coelho ci mostra quanto può essere folle cercare di razionalizzare ciò che è intangibile e impalpabile, come i sentimenti, il concetto di Dio, l'anima umana. E quanto questo porti all'infelicità. Villete non è che una grande metafora di questo: chi passa per quelle mura, passa nel suo io più profondo, fino a prendere piena consapevolezza del proprio essere attraverso la riflessione sulle sue mancanze e sulle sue privazioni; come Veronika, che apprezza il dono della vita solo quando questa le viene concessa per altri pochi giorni, senza che sia stata interrotta bruscamente dal suo tentato suicidio.

Senza rivelare il finale, possiamo dirvi che questo libro è veramente vicino all'attuale versione di tutti noi e siamo sicure che non vi deluderà.




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