Focus on: Vita standard di un venditore provvisorio di collant

Aggiornamento: 16 set 2020






Autore: Aldo Busi

Anno di pubblicazione: 1985

Edizione di riferimento: Mondadori

Collana: Oscar

N. di pagine: 488


Aldo Busi non è propriamente un autore a cui è facile accostarsi, soprattutto per un principiante. Leggere ciò che questo eccelso scrittore tira fuori dalla sua penna, dalla sua esperienza e dal suo vissuto presuppone una buona dose di cultura e di apertura mentale, oltre che una profonda convinzione di arrivare fino in fondo al romanzo. Per il resto, nonostante il pubblico sia diviso, forse più nettamente che in altre situazioni analoghe, nella scelta tra amore e odio per i suoi scritti, rimane uno degli autori più colti e profondi della nostra letteratura, lì dove "letteratura" è un termine che indica tutto ciò che è presente nella categoria superiore nell'arte dello scrivere, non un termine "pigliatutto" per indicare il settore letterario.

Noto per aver dedicato la vita alla lotta contro l'omofobia e il suo acceso anticlericalismo, anche per essere un personaggio televisivo e un reporter di viaggi, Busi riesce a tagliarsi un braccio e rendere i suoi romanzi perfetta estensione del suo acume e occhio per il mondo; Vita standard di un venditore provvisorio di collant non fa eccezione.

Iniziato alla fine degli anni '70, ultimato pochi anni dopo, questo romanzo ha subito varie modifiche nel corso della sua esistenza.

Abbiamo preferito la versione originale del 1985, pur sapendo che, passando per la revisione degli anni '90, la versione più recente dei primi anni 2000 lo ha stravolto e ne ha cambiato il finale; a noi, sembrava giusto omaggiare la prima versione.

Busi è un perfetto ritrattista dell'interiorità umana e dedica le pennellate di chiaro ai queer, mentre quelle scure a una parvenza di umanità ariana contenuta in personaggi improbabili. Ma procediamo con ordine.

Vita standard di un venditore provvisorio di collant mostra a più riprese le azioni e la coscienza di Angelo Bazarovi, giovane uomo selettivo, pungente e leggermente misantropo, diretto fino al midollo e sottile come un baobab, lanciato a tutta callara suo malgrado nella realtà dei primi anni '80. Sicuro di sé e della sua omosessualità, per laurearsi e vivere fino in fondo la sua indipendenza trova lavoro come interprete nella Melma, un nome, un programma: questa è l'azienda di Celestino Lometto, un uomo che cambierà la sua vita. Nonostante i numerosi viaggi in Europa in macchina, liti a causa della tirchieria del capo, pane, salame, vino a buon mercato, parlate strettamente in dialetto contrastanti con i modi raffinati e duri di Angelo, tra i due non scatterà mai un'amicizia ma un legame così stretto da dare quasi la claustrofobia: sebbene sia un rapporto di reciprocità dato dall'interesse (da cui il protagonista avrà sempre enormi svantaggi e fregature), Celestino e Angelo finiranno per essere indissolubilmente uniti da cause strettamente personali. Le differenze tra i due animano la trama per niente intricata ma estremamente profonda di tutto il romanzo: Angelo vive una vita dissoluta e viene messo in mezzo più come capro espiatorio e testa da far saltare contrattando con i fornitori e i clienti (persone anche di brutta fama), mentre nel personaggio di Lometto c'è una costante latenza di marcio che, man mano, andando avanti nel romanzo, non nasconde il suo fetore. Sebbene rimproveri al suo interprete le scelte di vita, fatte di "inculature" senza mezzi termini, di sesso gratuito e spesso brutale con uomini di passaggio, Celestino racchiude nel suo esistere un microcosmo assolutamente orrendo: ha una moglie, Edda, meridionale, devota sessualmente a lui e morbosa nei confronti dei tre figli, inquietanti quanto i nomi (Belisario, Berengario e llario), maleducati e dediti all'imbalsamazione. Le azioni di tortura e uccisione degli animali, oltre che il tentativo di farlo anche con i loro coetanei, vengono visti dai due genitori-mostro come giochi di fanciulli innocenti, poiché la loro ignoranza è una fitta benda da cui filtrano solo i "vantaggi" dati dal vivere in un mondo così: bucolico, fermo alla metà del secolo passato, non evoluto, dove la violenza non è altro che un mezzo di sopravvivenza. Fosse questa anche sotto forma di sfruttamento della manodopera (come Lometto fa con le operaie della sua azienda, costrette anche ad abortire per non perdere il lavoro e a tornare il giorno dopo).

Le azioni scorrette del datore di lavoro saranno parecchie, dalla poca chiarezza e i guai portati ad Angelo a livello lavorativo alla latenza di omosessualità che sfocia quasi in molestie silenti, ma verranno legati indissolubilmente da un episodio che sarà la vera costante della trama: la nascita di una figlia di Edda e Celestino in America (per la pretesa assurda dei coniugi di avere un figlio presidente degli Stati Uniti) che si rivelerà portatrice della sindrome di Down, probabilmente a causa di un incesto tra madre e figli (dovuto a una vendetta di cui non riveleremo nulla per non spoilerare troppo).

Questa bambina, chiamata Aurora da Angelo stesso, viene ripudiata dai genitori e fatta sparire in modo poco chiaro e probabilmente inquietante dai figli, nonostante la poca chiarezza della cosa. Tutto quello che gira intorno al racconto delle vicende si racchiude nella morale sottile dell'ipocrisia di fondo della società: Angelo, perché omosessuale, viene visto come un sodomita schiavo del salario, mentre è l'unico a mostrare, durante tutte le (quasi) cinquecento pagine, un amore quasi totale verso le creature innocenti che incontra, oltre che una rabbia per i rapporti quasi sempre a senso unico che prova verso determinati partner, incontrati per caso o di vecchia data, che li spinge, proprio come racconta lui, a "odiarli" per diversi motivi, senza vedere una soluzione per questo. Lometto, nonostante la famiglia e la parvenza di perfezione, contiene nel suo nucleo di appartenenza tutto quanto ci sia di più riprovevole e orrendo nell'essere umano: la superbia, l'ignoranza, l'adulterio, l'ipocrisia, l'affossamento continuo dei dipendenti su cui specula senza ritegno.

I personaggi di contorno, come le trans, le prostitute, i bambini, i parroci complici e le perpetue o i clienti a cui Celestino cerca di fare le scarpe nonostante siano rinomati per essere altamente pericolosi, condiscono le vicende ed esaltano l'anima del protagonista e del suo antagonista, dandoci un quadro veramente perfetto di un'umanità spinta dall'interesse e dal guadagno, letterale o metaforico che sia, ottenuto a suon di ricatti e promesse di felicità e redenzione.





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