Grazie, ma proprio non dovevi. Sul serio.

Aggiornato il: 24 dic 2020

#trentapaginechristmasedition

Abbiamo sognato di dirlo tutti: "Grazie, bel regalo... demmerda!"

Chi come noi ha ricevuto a Natale un'escalation negli anni di pensierini inutili (una di noi due, senza far nomi, una volta ha ricevuto una scatola di fiammiferi con la faccia di Babbo Natale stampata sul pacchetto) brama la possibilità di poter liberare questa frase, come fosse il potere del Cristallo di Luna. Con la mano alzata e la cinquina pronta.

Ci siamo che a Natale basti il pensiero... Ma pensami, in tutto questo!

Pensa che non puoi regalarmi dei fiammiferi, ma una scatola vuota, di quelle carine, portaoggetti, sì. Magari col mio segno zodiacale, una scritta carina, se costa troppo la fai tu a mano. Se non porto bracciali e non mi piace il marrone, non andare al mercato a cercare alla cieca un bangle di caucciù pensando: "Tanto, al massimo, non se lo mette!". Non regalarmi la sciarpa di lana se a gennaio vedi girarmi a maniche corte. Non regalarmi un cerotto alla nicotina se la Camel Light è, stupidamente, la mia religione.

Soprattutto, non regalarmi un libro orrendo, come "Guida alle varietà di lavanda della Provenza" o "Il mio diario alimentare con i consigli del dietologo pluripregiudicato Fuffargo" (nome di fantasia, ci arrestano altrimenti).

La settimana scorsa abbiamo parlato del regalo non gradito in genere, oggi parliamo del regalo più difficile da gradire, anche per il lettore più incallito: il libro.

Personalmente, accettiamo anche quelli delle bancarelle, soprattutto se in stock. Ma cosa possiamo fare se il libro è proprio brutto? Se è usato, visibilmente, e in pessime condizioni? Perché succede anche questo, signori: il libro si usura e, il compratore di pensierini compulsivo, si aggira per le bancarelle senza notare lo sbrego sulla quarta di copertina, la carta ingiallita, il tono delle pagine appesantito dall'acqua. E quando il libro è nuovo, come nella maggior parte dei casi, per fortuna, non pensate che per tutti vada bene ad ogni modo: doppioni, titoli del momento (come quello dell'influencer di turno o del personaggio televisivo che non vorremmo vedere), testi sacri, storici, manualistica che riteniamo molto poco interessante; libri su delle collezioni che non facciamo più, libri di cucina quando possediamo al massimo un forno a microonde (che non abbiamo intenzione di far funzionare se non per scaldare la zuppa del discount), volumi da collezionare reperibili in edicola, dei quali ci è stata regalata "l'offerta lancio a solo un euro e novanta", mentre il resto della collezione costa circa un rene a tomo.

Se siamo qui a parlarne però, vuol dire che c'è una soluzione per non doverli tenere per forza, ed è una delle parole, in assoluto, più belle e pulite del mondo: RICICLO!

Le soluzioni sono diverse e ne avevamo parlato in un articolo di mesi fa, ma le riproponiamo ancora:

  • Possono essere riciclati regalandoli ancora (passando dalla parte della vittima a quella del Babbo Natale imbruttito), magari senza la scusa di una festa. Di solito, i compratori compulsivi non lasciano dediche all'interno. Magari, se si ha intenzione di passarli ad altre mani, essere sinceri: l'intenzione era buona, il libro poco gradito, se può essere più utile ad altri, ben venga!

  • Si possono abbandonare su una panchina. Del resto, il book crossing com'è nato? Magari in un bel giorno di sole, così da essere adottato senza particolari problemi. Perché un libro, nemmeno quando è vicino ad un cassonetto, rimane orfano a lungo, di qualunque genere esso sia.

  • Si possono utilizzare per il riciclo creativo. L'immagine di copertina di questo post ne è un esempio ma, sul web, si trovano centinaia di proposte per rendere un libro un nuovo oggetto, utile alla casa o alla persona.

  • Possono essere donati alla biblioteca o a delle associazioni.

Insomma, modi per liberarvi dell'ingombro ne avete, senza interrompere i rapporti. Adesso andate e fate girare il libro brutto dell'anno scorso, in attesa degli altri, quest'anno!

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