• Rebecca Di Schino

I libri della vergogna

Aggiornato il: 25 set 2020

Quando la moda e gli ormoni oltrepassano il limite


Sono pochi. Sono delicati. Sono inevitabili, a volte imbarazzanti, ma ci sono… eccome se ci sono. Sono quei titoli che da brave adolescenti modaiole e “trasgressive” abbiamo avuto tra le mani per fugaci e irripetuti momenti. Hanno creato filoni, trend, seguiti che ancora oggi, incredibilmente, attirano sia la mia che le nuove generazioni. Quali sono? Andiamo che lo sapete!

Il primo libro che mi viene in mente è senza dubbio Tre metri sopra il cielo. Moccia nei primi anni duemila spopolava quasi come le patatine Wacko’s sfornando in pochissimo tempo alcune tra le pietre miliari più degradanti che la letteratura italiana (e Dante mi perdoni!) abbia mai prodotto. Se il trash vero e proprio e scoppiato dopo, 3MSC è stato il primo colpo ben assestato di un marketing editoriale che puntasse sulle giovani ragazzine alle prese con le prime cotte. Il successo fu esagerato e l’edizione che tutte noi leggemmo nel lontano 2005 era, pensate un po’, una riedizione visto che il libro era uscito con somma difficoltà nel 1992. L’autore infatti aveva avuto non poche difficoltà nel far accettare il suo romanzo all’epoca e finì per pubblicarlo a sue spese con una piccolissima casa editrice. Non si sa come, benché molti editori lo rifiutarono, il libro parve piacere al pubblico tanto che iniziò a far circolare delle fotocopie sottobanco per diffonderlo. Fiutato l’affare e avuta la conferma che il prodotto avrebbe venduto, Feltrinelli decise di pubblicare la versione che quasi tutti abbiamo letto e nascosto in fondo alla libreria. È stato l’inizio della fine. Tra sequel, film e colonne sonore di un Tiziano Ferro agli esordi (povero caro), Moccia raggiunse in breve tempo la vetta del mondo. Si era guadagnato il settore del romanzo rosa e young adult procurando alla Feltrinelli fatturato su fatturato. Io stessa, seguendo la massa, confesso che lo comprai e alla tenera età di quattordici anni lo trovai fantastico. La storia d’amore tormentata, il ragazzo bello e dannato, la pariolina che non capisce le cose importanti della vita. Superato l’ictus dovuto alla giovinezza ammetto di aver nascosto il libro nello scaffale più basso, affinando col tempo i gusti e provando a rileggerlo con una razionalità tale da non permettermi di accettare nemmeno lo stile. Piatto, senza vera poesia, è un romanzetto che si può apprezzare solo fino ad una certa età (non mi fucilate, è un’opinione del tutto personale, conosco amiche a cui piace ancora molto e i gusti sono gusti tutto sommato). Il vero problema, e forse è stato quello a farmi desistere dal dare a Moccia altre opportunità, è stato lo scoprire che ogni opera successiva conteneva lo stesso schema, la stessa scelta lessicale e le stesse tematiche. È vero che occorrerebbe sempre scrivere di quello che si conosce ma il bello del seguire la carriera di uno scrittore è di poter notare, libro dopo libro, come matura nelle parole e nel pensiero critico.

Tre metri sopra il cielo, comunque, è stato solo il primo di una lunga serie di fenomeni editoriali. Restando nel genere dello young adult e virando leggermente nel soft horror vorrei aprire una breve parentesi sulla saga di Twilight. Edward Cullen, il vampiro che ha rapito il cuore di Bella Swan e di milioni di ragazzine in tutto il mondo. Se posso ammettere di essermi emozionata leggendo 3MSC posso anche affermare in tutta onestà di aver detestato questa saga sin dal principio. Nemmeno la curiosità, l’amore per le conclusioni, il fascino di avere tra le mani una saga hanno potuto vincere sul mio ribrezzo, tanto che non sono riuscita a proseguire nella lettura oltre il secondo volume. Se tralasciamo la questione del fantasy, prendendo per buono il mondo in cui si svolge la vicenda, troviamo tutta una serie di personaggi e situazioni decisamente tossici. Lo stesso rapporto tra i protagonisti, ad esempio, di totale sudditanza e dipendenza dell’una verso l’altro, il principio di stalking con Edward che si insinua in camera di Bella per guardarla dormire nel buio, la gelosia, il parossismo. Per non parlare dello scontatissimo triangolo amoroso con un licantropo, ovviamente, perché se uno ha un avversario sentimentale è normale che sia un nemico giurato stile diavolo e acqua santa. Le idee racchiuse nel testo, aggiunte anche qui ad uno stile inutilmente stucchevole e molto piatto non me lo hanno fatto amare ma Stephanie Meyer, nel suo piccolo, è stata un vero genio. Tra me e Ale io sono quella più violenta nei giudizi, bianco o nero, difficili le vie di mezzo, ma so affermare, serenamente, che la strategia del puntare sulla trama giusta nel momento storico letterario giusto, quello cioè del mondo sovrannaturale, hanno reso l’autrice la capostipite di un filone letterario e cinematografico che ancora, seppur in maniera più controllata, continua a dare frutti. È di pochissimo tempo fa, infatti, la notizia che la Meyer abbia deciso di dare alle stampe la versione di Edward della storia, un cambio di rotta che resta comunque fermo nei ranghi di ciò che vende. Il che implica che a comprare il nuovo/vecchio libro, un romanzo di cui si conosce già la trama, saranno i primi lettori della saga che seguono le vicende di Forks dal 2005 e i nuovi adepti, magari allettati dal cambio di punto di vista.

Simile situazione si è venuta a creare con un’altra saga, quella di Cinquanta Sfumature. Un sacco di colori (grigio, nero e rosso) per una storia di amore che supera addirittura il livello del tossico. Per trovare la trama vera e propria tra le innumerevoli e superflue scene di sesso basta leggere nel totale 30 pagine. L’autrice, convinta che una trama del genere non sarebbe stata ben accetta se si fosse saputo che chi aveva scritto era una donna, pubblicò il suo romanzo con nome puntato, aspettando il successo planetario per dichiarare chi fosse. Il level up rispetto a Twilight sta nel fatto che in questo caso la saga vendette ad un pubblico molto più eterogeneo. Sebbene ancora per la maggior parte femminile, la fascia di età si era andata ampliando enormemente rispetto alla storia del vampiro vegetariano e la trasposizione cinematografica era questione di poco. Produrre un film la cui trama si basa su un rapporto di dominazione, con tanto di contratto, clausole, stanza delle torture (scusate, del piacere… che sbadata) e scene decisamente molto esplicite avrebbe generato un collasso nella distribuzione del film. Vietato ai minori, certo, ma molto edulcorato rispetto al romanzo, anche troppo forse, perdendo di vista la chiave di tutto, ovvero la natura duplice di Christian Grey che va sfumando , appunto, e disintegrandosi senza mezze misure nel corso dei tre libri. E.L. James, come la Meyer, ha proposto poi la versione di lui, altro romanzo di successo che, proprio come avviene per le votazioni, in moltissimi hanno comprato e letto ma nessuno ammette di averlo fatto.

Infine, vi lascio con una vera chicca. Circolava tra i banchi di scuola come il carteggio privato di Galileo prima che la Chiesa lo costringesse all’abiura. Tutti lo avevano letto o stavano per farlo eppure nessuno sapeva quella copia di chi fosse. Sto parlando, ovviamente, di Melissa P. e i suoi Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Una ragazzina che scopre le prime esperienze sessuali in modo atroce, trovandosi immischiata in un giro che rasenta la prostituzione minorile. Uomini che la usano per il proprio piacere, stupri di massa, violenze varie, e lei che candidamente racconta le sue vicende in una sorta di diario notando come questa vita le abbia sciupato i capelli, quei capelli a cui lei teneva tantissimo, che spazzolava prima di andare a dormire, insieme a sua madre, e che ora ha smesso di curare come ha smesso di curarsi di sé stessa. Non saprei dire se sia migliore o peggiore degli altri romanzi sopra elencati, ma so per certo tre cose. La prima è che con questo romanzo la Fazi è diventata in pochissimo tempo da piccola casa editrice a una delle medio-grandi della capitale, aumentando il fatturato in maniera esponenziale. La seconda è che il fatto che le tematiche fossero scabrose ha reso la storia ancor più facile da vendere, facendo circolare un libro proibito come nell’era della Santa Inquisizione. La terza è che l’autrice affermò che molte delle esperienze erano tratte dalla sua vita privata, ma non si è certi della cosa; sta di fatto che questo dubbio è stata una grandiosa mossa di marketing e ancora oggi si parla di Cento colpi di spazzola come uno dei maggiori fenomeni editoriali degli ultimi (ormai) vent’anni.

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