I romanzi storici e il caso Ken Follett


In quel bel distretto della lieta Inghilterra che è bagnato dal Don, si estendeva negli antichi tempi una vasta foresta, che copriva la maggior parte delle amene colline e vallate tra Sheffield e la bella città di Doncaster.

Sir Walter Scott, Ivanhoe, incipit.


Frasi così ed è subito un’altra dimensione. Una storia che racconta della storia, di un passato definito eppure inventato, di un’epoca che la società umana ha vissuto eppure rimaneggiata con la sapienza della scrittura dei grandi. Tra i vari sottogeneri del romanzo, quello storico è uno dei più affascinanti: rende possibile la traslazione ad un momento della nostra esistenza che mai avremmo potuto vivere, ci trasporta in una terra di nessuno abitata eppure vuota, possibile eppure immaginaria, in cui passato e fantasia si mescolano.

La storia, per certi versi, è essa stessa un romanzo; e più si va indietro nel tempo, più gli eventi raccontanti acquistano sfumature di incertezza che ben si prestano alla scrittura di finzione. Anche volendo trattare di periodi ben definiti, di cui sappiano praticamente tutto, fortemente documentati, resta comunque possibile interpolare ad essi racconti inventati. A vicende note, a personaggi famosi che hanno riempito per secoli i libri di scuola, si affiancano i nomi di altrettanti personaggi che, fuoriusciti dalla penna di qualche autore, hanno ingrossato le fila dei protagonisti senza tempo della letteratura.

Il romanzo storico, quindi, è un vaso in continuo riempimento, un pozzo senza fondo, una miniera che continua a dare gemme, basta saper trovare quel filone ancora rimasto sepolto, basta variare anche solo di un minimo gli anni di riferimento, ed ecco che si crea una vera esplosione di pagine. E non a caso! Questo genere, infatti, è uno dei più prolifici, uno di quelli che presentano i testi più massicci dal punto di vista fisico, con centinaia e centinaia di pagine già frutto di una selezione.

Onde evitare di incorrere in incomprensioni, l’Historical Novel Society ha dato una definizione molto chiara del genere in questione:

Per essere ritenuto storico, un romanzo deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti, o deve essere stato scritto da un autore che all'epoca di tali eventi non era ancora nato (e quindi ha dovuto documentarsi su di essi). Consideriamo storici anche i seguenti stili di romanzo: ucronico (come Fatherland di Robert Harris), pseudo-storico (come L'isola del giorno prima di Umberto Eco), fanta-storico (come la trilogia di re Artù di Bernard Cornwell) e multitemporale (come Le ore di Michael Cunningham).

Il che significa che numerose sono le condizioni affinché un romanzo rientri in tale filone. Nel corso dei decenni abbiamo assistito alla nascita e alla pubblicazione di alcuni veri pilastri della letteratura di ogni Paese proprio con titoli che ben rientrano nel genere storico. Uno dei primi che viene in mente è sicuramente il nostrano Manzoni con i suoi Promessi sposi, scritto a metà Ottocento, ambientato nella Lombardia di metà Seicento, con un gap temporale che consente all’autore di prendersi alcune libertà e di descrivere gli eventi e la situazione politica e sociale con un distacco tale da celare qualche riferimento alla sua contemporaneità senza incorrere in censure o critiche eccessive. Ma I promessi sposi è solo uno dei tanti titoli in cui almeno una volta nella vita ci siamo imbattuti. Un altro esempio italiano è Il nome della Rosa di Umberto Eco, ambientato in epoca medievale, una delle età predilette dagli scrittori. La motivazione in tal senso è alquanto semplice da intuire: il Medioevo, di per sé, è un’epoca molto lunga e ricca di contraddizioni. Le maggiori scoperte scientifiche hanno avuto origine proprio in quegli anni, portando alla fioritura della Rivoluzione scientifica del XVI secolo. È l’epoca della caccia alle streghe, delle censure, dei monasteri, dei castelli e dei cavalieri, del potere temporale della Chiesa e dell’affermazione delle grandi dinastie reali europee.

Ma non è l’unica età a mostrarsi “comoda” per quanto riguarda l’ambientazione di un testo. Victor Hugo, nel 1862, ce lo ha dimostrato con I Miserabili che, nonostante non rispetti la regola dei cinquant’anni di distanza temporale con l’epoca della scrittura, valorizza la descrizione di un preciso momento storico del paese natale dell’autore.

La citazione con cui si apre questo articolo è tratta dall’incipit di Ivanhoe, il capolavoro di Walter Scott e l’antesignano del genere storico. Il testo di Scott, infatti, rappresenta per i critici il primo vero esempio di letteratura storica e funge da metro di misura per tutti i successivi esempi letterari. Ogni Paese ha avuto il suo rappresentante, e anche la Russia non è stata da meno, con quello che per molti è un vero e proprio muro difficile da superare: la lettura di Guerra e pace di Tolstoj. Per ogni “mattone” russo, però, c’è un vero e proprio romanzo cult: Memorie di Adriano, di Margherite Yourcenar, o I tre moschettieri di Dumas, o La Storia, il capolavoro indiscusso di Elsa Morante, senza tralasciare i numerosi titoli prodotti da Valerio Massimo Manfredi e, più di tutti, Ken Follett.

Quest’ultimo merita una menzione a parte. È l’uomo che non riesce a scrivere nulla al di sotto delle novecento pagine, l’uomo che con l’ultima fatica, pubblicata a settembre di quest’anno, ha portato la saga di Kingsbridge a ben quattro volumi, con un totale di oltre 5000 pagine. Un’enciclopedia, praticamente, che racconta la storia di una cittadina inglese completamente inventata e incastra gli anni più turbolenti della monarchia inglese, in cui lotte di potere, guerre e colpi di stato erano all’ordine del giorno, con i protagonisti immaginari di un piccolo villaggio che sembra diventare il centro del mondo. Come un gioco di ruolo in cui si fa crescere il livello di esperienza dei personaggi per guadagnare punteggio, così la tetralogia di Follett – con il suo stile unico, come quello di un regista, un lessico lineare, senza fronzoli, umano e diretto, quasi a voler ricordare una sceneggiatura – porta a un nuovo grado di sublime la sperimentazione del romanzo storico. Un tuffo nel passato, come una storia raccontata prima di andare a dormire, in cui tutto ciò che accade ha ripercussioni anche su eventi storici effettivamente accaduti, lasciando il lettore in uno stato confusionale proprio per la verosimiglianza dei temi.

Follett è per la letteratura storica contemporanea quello che Scott è stato per l’avvento del genere, un precursore di un nuovo tipo di esperienza letteraria che lascia al pubblico la voglia di continuare a scoprire i segreti di un‘epoca che non è più ma che, comunque, continua a far parte di noi.

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