• Alessandra Libertini

Il corpo prigioniero, lo spirito libero.

Aggiornato il: 8 apr 2020

Nelson Mandela: le lettere dal carcere ai suoi amori.

La cella è il luogo ideale per imparare a conoscersi, per esplorare realisticamente e con regolarità i propri processi mentali ed emotivi. Nel giudicare i nostri progressi in quanto individui, tendiamo a concentrarci su fattori esterni quali la posizione sociale, l'influenza e la popolarità, la ricchezza e il grado di istruzione. [...] Se non altro la cella offre l'opportunità di osservare la propria condotta ogni giorno, di eliminare ciò che di male è in noi per consolidare ciò che c'è di buono. Meditare regolarmente per 15 minuti al giorno prima di dormire può rivelarsi assai proficuo a tal proposito. All'inizio può sembrare difficile definire gli aspetti negativi della propria vita, ma il 10° tentativo potrebbe portare frutti insperati. Mai dimenticare che un santo è un peccatore che non smette mai di provare a migliorarsi.

(Da una lettera a Winnie Mandela nel carcere di Kroonstad, 1 febbraio 1975).


Cosa siamo e cosa determini il nostro destino è indubbiamente l'interrogativo più ricorrente nella nostra esistenza. Quando guardiamo il destino altrui ci sembra sempre un po' più chiaro del nostro, tranne quando si ha a che fare con le fatalità: sono quelle il motore di tutti i nostri "perché" più profondi.

Ad ogni modo, più si va avanti nel tempo, più il quadro assume il senso che deve e alla fine della corsa ogni piccolo tassello è al suo posto. Questo succede in ogni singolo essere umano.

Un personaggio pubblico espone al mondo questa sua tela esistenziale e dall'esterno abbiamo tutti modo di guardare, tramite il filtro dei media, l'evoluzione della creazione della stessa. Purtroppo, il filtro, essendo tale, lascia spesso nella sua rete i piccoli dettagli che rendono umano un grande personaggio; questo riguarda, più degli altri noti, i personaggi appartenenti al mondo della politica.

Grandissimi leader del passato ma anche persone di umili origini, come l'ignoto autore delle Avventure di Sinuhe (testo egizio del X sec. che narra, in modo romanzato, della realtà biografica del faraone Ammenemat I, primo faraone della XII dinastia egizia), passando per le Confessioni di Sant'Agostino, l'epistolare Storia delle mie disgrazie di Pietro Abelardo, percorrendo la strada nei secoli con Petrarca, Rousseau, Hitler, Obama, hanno contribuito descrivendo la loro vita o quella altrui a dirci non solo il destino subìto, ma ci donato narrato con il loro filtro una finestra sulla storia .


Il quadro che ci hanno mostrato di Nelson Mandela, uno dei più imponenti leader a livello mondiale, elude ogni tipo di filtro, poiché la propria voce, contenuta nelle autobiografie, nelle registrazioni dei discorsi privati, nel ritratto del suo fidatissimo e fedelissimo biografo Richard Stiegel, risulta chiara, trasparente e più che mai vivida e forte nella sua completezza, il suo Yin e il suo Yang, il lato oscuro e quello amato. Ancor di più, sono le sue lettere a darci la visione di un uomo come gli altri nell'Olimpo dei più grandi leader internazionali.

Un uomo come gli altri Rolihlahla Mandela, nato nel 1918 a Mvezo, nel Transkei, in Sudafrica, regione della provincia di Capo Orientale, che nel 1925 viene "battezzato" Nelson dalla sua maestra alle scuole elementari, nome che per sempre rimarrà. Continuerà gli studi fino a laurearsi allo University College di Fort Hare, vicino la cittadina di Alice, ospitante i membri più abbienti delle famiglie nere dell'Africa del Sud, ma non romperà mai la sua nostalgica unione con la terra natale, con le tradizioni della sua terra, con la cultura tribale, perché il principio del legame con le radici è, nell'Africa, da sempre e tutt'ora viscerale in ogni singolo abitante, migrante o stanziale.

Infatti, dopo la scarcerazione, Mandela costruì una casa a Qunu per tornare vicino alla terra natia, dove si interfacciava con le più illustri autorità del luogo.

Scrisse nel suo manoscritto inedito autobiografico scritto in carcere, curato successivamente da e con Richard Stiegel, suo biografo ufficiale:


La civiltà occidentale non ha annientato del tutto le mie origini africane e non ho dimenticato i tempi lontani dell'infanzia in cui ci riunivamo attorno agli anziani della comunità ad ascoltare la loro profusione di saggezza ed esperienza. Era un'abitudine dei nostri antenati e la scuola tradizionale in cui siamo cresciuti. Nutro tuttora rispetto per gli anziani e mi piace parlare con loro dei vecchi tempi, quando avevamo il nostro governo e vivevamo liberi. È sempre bello ascoltare un vero esperto della nostra tradizione e cultura, delle nostre leggende e tradizioni.

Un leader internazionale, filo-marxista, in prima linea durante le sanguinose lotte per l'abolizione dell'Apartheid, promotore dell'ideologia Ubuntu (filosofia nata nella parte meridionale dell'Africa che promuove la benevolenza verso il resto del genere umano, esortando al reciproco sostegno) con una voce più che mai genuina.

Come già ripetuto, un uomo, prima di essere un capo, dove lo sviluppo interiore ha avuto luogo nella trasmissione dei principi e dei sentimenti, verso la terra, la vita, le relazioni.

E, dell'uomo, le tracce indelebili si trovano non solo scottandosi con il fuoco dei suoi discorsi ma attraverso il racconto delle sue passioni, narrate con la suadente voce di un affascinante leader che ha mostrato la tenerezza che poteva verso i suoi affetti nei suoi discorsi cartacei.

Mandela si sposò tre volte nel corso della sua esistenza. La prima volta con una ragazza "di campagna", a circa venticinque anni, dal nome Evelyn Maze. Dei quattro figli avuti da Evelyn, l'unica sopravvissuta attuale è Makaziwe, detta Maki, attualmente sessantaseienne. Il matrimonio durò fino al 1956, anno in cui decisero di lasciarsi perché non compatibili come partners e a causa della vita frenetica del politico.

Appena un anno dopo arrivò la svolta a livello sentimentale con Winnie Madikizela, più giovane di diciotto anni, donna "meravigliosa" per cui lui perse letteralmente la testa e che sposò pochissimi mesi dopo il primo incontro; da quell'unione nacquero due figlie, Zenani e Zindziswa (Zeni e Zindzi).

Fu soprattutto questa difficile unione a regalarci uno scorcio della sfera emotiva del leader impagabile e raro, grazie alle lettere dal carcere di Robber Island, mandate durante la sua prigionia durata ben ventisette anni. Un legame che ha resistito alla violenza, alla solitudine, alla distanza, all'isolamento, anche al mancato recapito delle risposte fatto per sfregiare Mandela stesso, svanito solo dopo la scarcerazione del 1990. Qualche anno dopo, alla soglia dei suoi ottant'anni, il leader sposò la vedova del presidente del Mozambico Machel, Graça Machel.

Del resto, prima di lui abbiamo illustri esempi di come un uomo appassionato nella sfera coniugale ed affettiva lo sia stato anche nella sfera politica: basti pensare alle lettere di Napoleone Bonaparte a Giuseppina Beauharnais, Enrico VIII ad Anna Bolena, Winston Churchill a sua moglie Clementine, ed ecco che questi esempi ci portano vicini con la mente anche alla figura del grande leader africano.

Noi vi proponiamo dei piccoli estratti delle bellissime lettere indirizzate ai suoi affetti più cari perché siamo convinte che la letteratura debba appassionare quanto il racconto di una vita e, qui, vogliamo emozionarvi mescolando il vento dell'Africa con l'amore scritto sulla carta, il palpito che viene nell'immaginare una vita piena e il ritratto di una persona comune con una vita straordinaria. Quello che, in realtà, è stato Nelson Mandela, passa attraverso l'amore per i suoi affetti, più di qualsiasi racconto, autobiografia, biografia o canto nel vento.


Lettere a Evelyn:

(sulla morte del figlio Madiba Thembekile Mandela, morto a soli ventiquattro anni. La seconda tranche è indirizzata a Winnie, dal carcere, sul medesimo argomento)

Per me è stato un colpo altrettanto atroce. Oltre a non averlo visto per almeno sessanta mesi, non ho avuto il privilegio di organizzare il suo matrimonio né di dargli l'estremo saluto. [...] Non vedevo l'ora di ricevere sue notizie.
Nel dicembre 1960 ho fatto un lungo viaggio in macchina per vederlo. L'avevo sempre considerato un bambino e come tale mi ero sempre accostato a lui, ma quella conversazione del luglio 1962 mi aveva fatto capire che davanti a me non c'era più un bambino ma una persona che cominciava ad avere un proprio approccio alla vita. All'improvviso da figlio era diventato un amico. Non nascondo la tristezza che mi ha pervaso quando ci siamo dovuti lasciare. Non ho potuto accompagnarlo alla fermata dell'autobus e nemmeno salutarlo alla stazione [...] così, mio figlio, anzi, no!Il mio amico se n'è ritornato a quel mondo nel quale imparava ad arrangiarsi da sé, mentre io potevo concedergli solo qualche incontro clandestino.

Lettere a Winnie:


In effetti, le catene del corpo sono spesso ali per lo spirito.
Tanto per cominciare, quelli che hanno non hanno animo, senso dell'orgoglio nazionale né ideali per cui lottare non subiranno mai umiliazione e sconfitta: non daranno mai nulla alla patria, non sono ispirati da una missione sacra e dalle loro file non emergeranno mai ne martiri ne eroi. [...] Fin dagli albori della storia l'uomo ha onorato e rispettato le persone oneste e coraggiose, uomini e donne come te, cara, una ragazza come tante, originaria di un villaggio di campagna che non si trova sulla maggior parte delle cartine, moglie di un kraal fra i più umili anche per gli standard di un contadino. La devozione che ti porto mi proibisce di dire in pubblico più di quanto non abbia già fatto con questo biglietto, che passerà di mani in mani. Un giorno potremo godere di un'intimità che ci permetterà di condividere tutti i teneri pensieri che in questi otto anni abbiamo celati nascosti in fondo al cuore.
Le sofferenze e le pene che in questi ultimi 15 mesi abbiamo mietuto a piene mani non si cancelleranno facilmente dalla memoria. Mi sento come se mi avessero tuffato nel fiele, carne, sangue, ossa e animo, tanta è l'amarezza nel ritrovarmi completamente impotente dinanzi alle traversie che attraversi. Quale infinita differenza farebbe per la tua salute malferma e per il tuo spirito, mia cara, e per l'ansia e il logorio che non riesco a scuotermi di dosso, se solo potessimo incontrarci; se solo potessi stare accanto e stringerti, o anche solo intravederti fra l'immancabile, spessa rete di filo spinato che ci dividerebbe. [...] Lo so, cara, che se le ricchezze si calcolassero nei termini delle tonnellate di speranza e mero coraggio che ti si annidano nel petto (un'immagine che ho ripreso da te), saresti certamente milionaria. Ricordatelo sempre.
Ci sono momenti di felicità quando rido da solo pensando alle opportunità che ho avuto nei momenti belli. Ma c'è il tempo per meditare che per occuparsi delle cose importanti. Ci sono tante cose che attirano l'attenzione: parlare con gli amici, leggere i libri, cose che rinfrescano la mente, scrivere lettere a famiglie e amici e rileggerle fuori. I pensieri arrivano solo quando ti rilassi e ti circondano, miei amici permanenti che conosco bene. La coscienza è indecisa, rispetto e amore si moltiplicano. Questa è l'unica ricchezza che ho.
Le lettere tue e della famiglia sono come la rugiada e le piogge estive e tutta la bellezza del nostro paese che rinfresca la mente e ti fa sentire fiducioso.
(parlando di un sogno) [...] La prospettiva di raggiungerti all'aria aperta e in un ambiente così meraviglioso rievoca teneri ricordi e non vedo l'ora di tenerti per mano e baciarti appassionatamente.

Lettere alle figlie Zindzi e Zeni:

[...] Quello che spero non dimenticherete mai è che abbiamo una Mamma coraggiosa e determinata, che ama il suo popolo con tutto il cuore. [...] Quando crescerete e ripenserete attentamente alle situazioni orribili che la Mamma ha dovuto affrontare e all'ostinazione con cui è rimasta fedele alle sue convinzioni, allora inizierete a capire la portata la portata del suo contributo alla lotta per la verità e la giustizia e quanto abbia sacrificato se stessa e la propria felicità...
[...] Continuare a scrivere rafforza la possibilità che un giorno fortunato finalmente riceviate le mie lettere. Nel frattempo, il semplice fatto di poter esprimere pensieri ed emozioni mi regala un poco di piacere e soddisfazione. È un modo di trasmettervi il mio amore più profondo e i miei migliori auspici, e aiutare a placare le dolorose fitte che mi colgono ogni volta che penso a voi.


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