• Rebecca Di Schino

Il libro del peccato, il peccato del libro: la storia del libro dalle origini all'Indice

Aggiornato il: 8 apr 2020

La storia del libro dalla sua nascita al suo rapporto, non sempre perfetto, con la società. Una panoramica tra le motivazioni delle messe al bando di titoli celebri che hanno gettato, spesso, le basi della letteratura dei classici come la conosciamo.


Parlare di libri è come parlare di un serpente che si morde la coda: appena si conclude un argomento riguardante un aspetto di questo “oggetto” ecco che se ricava subito un altro. Da quando l’uomo ha capito che tramandare oralmente le proprie conoscenze poteva essere poco pratico ab aeterno, in quanto quelle medesime conoscenze si andavano accumulando inesorabilmente, il libro, o più esattamente la parola scritta, ha acquisito tutta una serie di valenze e significati che inizialmente non sono stati troppo considerati (uno di questi è stato dovuto all’avvento odierno e prorompente del marketing). Ma affrontiamo una cosa alla volta.


Se volessimo velocizzare e concentrare in poche righe qualche millennio di storia della scrittura, ci si renderebbe subito conto di come la nascita del libro, per come lo conosciamo oggi, non è che una delle ultime tappe di questo lungo e articolato processo. L’invenzione della scrittura risale al IV millennio a.C., ma parliamo di pittogrammi, i famosi caratteri cuneiformi dei Sumeri che molto poco hanno a che vedere con la scrittura che utilizziamo noi. Salto in avanti si ha con gli ideogrammi, in cui per la prima volta suono e parola vengono associati: si assegnano dei simboli non a semplici parole, bensì a concetti che, a tempo debito, possono essere avvicinati e combinati tra loro per dare vita ad altri concetti più complessi. Infine, si arriva alla scrittura sillabica, in cui gli ideogrammi rappresentano suoni consecutivi per formare una parola, in qualche modo riprendendo il metodo della scrittura geroglifica egizia. Ma non bastano le lettere, i cunei, gli ideogrammi a creare un libro. Molta filosofia greca dell’epoca presocratica, e Socrate stesso, non credevano vantaggioso tramandare con la scrittura la sapienza: l’uomo deve essere allenato a ricordare il suo passato per poter vivere al meglio il proprio futuro. Fortunatamente i successori di Socrate si sono mostrati meno inclini a lasciare al caso le loro conoscenze e, contestualmente al fiorire della grande filosofia classica, inizia a prendere piede la prima letteratura latina. Tragedie, commedie, epigrammi, lettere e discorsi che si preoccupano di educare il popolo e chiunque sappia leggere, o anche solo ascoltare, a vivere secondo regole sociali e comunitarie, a limare il comportamento di una nazione (passatemi il termine del tutto improprio visto il contesto storico) per dare forma a una comunità di persone più consapevoli.

L’avanzare delle conoscenze tecniche, della ricerca costante di maggiore praticità per quanto riguarda i supporti scrittori hanno fatto sì che si potesse passare dalla pietra scolpita, alla tavoletta di cera incisa, dal papiro lavorato, pressato e poi disegnato, alla tanto cara pergamena. Senza dimenticare come dal rotolo, decisamente ingombrante e poco pratico per una ricerca urgente di informazioni, si è riusciti ad assemblare fogli sovrapposti, di pergamena prima e di carta poi: il celebre volume.


L’arte scrittoria, nel corso dei millenni, è sempre rimasta una competenza di pochi prescelti: in Egitto, spesso, nemmeno il faraone sa scrivere; la redazione di comunicati, leggi, editti o elenchi relativi alle provviste e alla produzione agricola è a carico della classe degli scribi. Procedendo avanti di qualche millennio, con la nascita delle religioni monoteiste e soprattutto con la forza di imposizione che acquista il credo cristiano cattolico, lo studio della parola scritta passa di mano ai monaci o, comunque, alla classe religiosa. Gli amanuensi si caratterizzano per il loro essere una sorta di setta, un gruppo scelto di religiosi che tramanda le competenze della scrittura su pergamena solo ad alcuni prescelti. Va da sé che un volume finisce per costare, stimando un prezzo con moneta attuale, anche qualche migliaio di euro. Si tratta di libri rarissimi, unici nel vero senso del termine, completamente redatti a mano e disegnati e intarsiati uno per uno con inchiostri carissimi da reperire, colori appositi e foglie d’oro per le decorazioni. Per non parlare delle copertine in cuoio lavorato. La cultura, non sorprende, è appannaggio di pochissimi: qualche ricco possidente, figli di nobili, religiosi, persone che potevano permettersi di comprare oggetti simili e avevano inoltre imparato a leggere in giovane età.

La svolta della stampa a caratteri mobili di Gutenberg è, quindi, un evento rivoluzionario per numerosi motivi e i più evidenti hanno a che fare con:

  • Economia: i libri stampati in serie possono essere più facili da reperire e quindi perdono il loro stato di rarità e, in alcuni casi, di unicità, e possono essere venduti a un prezzo decisamente inferiore rispetto ai manoscritti degli amanuensi.

  • Materiali: la pergamena, tanto cara e lunga da produrre, viene sostituita dalla carta, una carta particolare, adatta per la stampa con inchiostro pressato sulla superficie e ricavata dalla macerazione, pressa ed essiccazione di vecchi stracci di stoffa che diventano grossi fogli spessi di carta da ritagliare a piacere.

  • Cultura: più libri in circolazione, a prezzi più bassi, vuol dire più persone che hanno la possibilità di procurarseli e di crearsi un’opinione in modo autonomo.

Leggere la Bibbia senza l’intermediazione della Chiesa, tuttavia, viene per lungo periodo considerata eresia: il Libro Sacro per eccellenza nella cultura occidentale non può certo essere compreso appieno dalle masse senza cultura che avrebbero sicuramente traviato le parole criptiche dei profeti e del Signore senza l’adeguato aiuto da parte dei ministri della Chiesa.

Con questi presupposti i libri messi al bando sono centinaia, migliaia. L’Indice dei Libri Proibiti, dal momento in cui viene istituito nel 1559 è tenuto aggiornato fino alla metà del XX secolo, per poi essere soppresso dalla Congregazione per la dottrina della fede solo nel 1966. Contiene migliaia di titoli considerati proibiti perché eretici, volgari o di argomento scabroso per vari motivi, e molte copie di testi indicati, nel corso della storia, sono dati alle fiamme, come esempio di punizione per chi scrive e anche per chi legge quel tipo di opera.


La cosa divertente è che ancora oggi molti titoli celeberrimi in tutto il mondo sono in qualche modo messi al bando in alcuni Paesi, proprio per le argomentazioni che trattano o perché si ritiene offendano la sensibilità culturale del popolo che vi si oppone. Di seguito vi segnalo alcuni libri che ancora oggi vengono considerati “proibiti” e di alcuni, vi assicuro, sembra assurdo che ne venga fatta menzione:

  • Il dottor Zivago di Boris Pasternak: fu più volte rifiutato e respinto dalle case editrici russe quando venne scritto in quanto il regime comunista che governava allora il Paese non poteva permettere che venisse pubblicato un libro che raccontasse, senza troppe censure, i lati più oscuri della Rivoluzione d’ottobre. Il dottor Zivago vide le stampe nel 1957 solo grazie a Feltrinelli che lo pubblicò in italiano e in prima edizione assoluta nella storia. In Russia si dovette aspettare il governo Gorbaciov per vedere l'opera di Pasternak pubblicata nella sua lingua madre.

  • Ulisse di James Joyce: pubblicato per la prima volta nel 1918 da una casa editrice francese, in America non uscì fino al 1933. Nel 1921, ovvero tre anni dopo la sua prima pubblicazione, il testo fu protagonista di un processo che lo dichiarò osceno e potenzialmente capace di ispirare “pensieri impuri e lussuriosi”. Simpaticamente, tuttavia, come spesso accade quando si ha a che fare con i divieti imposti dall'alto, l’Ulisse stava già circolando da parecchio negli Stati Uniti, pubblicato a puntate sulla rivista letteraria "The Little Review".

  • Lolita di Vladimir Nabokov: uno dei testi più scandalosi della letteratura dell'ultimo secolo. Fu rifiutato da ben quattro case editrici prima di essere pubblicato nel 1955 con l’Olympia Press di Parigi. Tuttavia, dopo appena un anno dalla sua pubblicazione, fu inserito tra i titoli banditi in tutta la Francia con la motivazione di essere “disgustoso”, “rivoltante” e “corrotto”. L’esempio di censura francese lo seguirono anche Inghilterra, Argentina, Nuova Zelanda e Sud Africa.

  • Mein Kampf di Adolf Hitler: il Führer scrisse il testo durante la reclusione in carcere dopo il colpo di stato fallito nel 1923. Non è stato reperibile nelle librerie tedesche fino a meno di quattro anni fa in quanto lo Stato federale di Baviera, che ne possedeva i diritti da dopo la morte di Hitler non ha concesso a nessuna casa editrice dello Stato la possibilità di pubblicarlo. Nel 2016, tuttavia, il copyright del testo è stato reso pubblico visto che sono scaduti i termini previsti dalle leggi sul copyright stesso e chiunque in Germania è adesso libero di pubblicarlo, a suo rischio e pericolo.

Altri testi ritenuti degni di censura sono Il giovane Holden di Salinger, a causa del suo modo di affrontare tematiche come la religione o la sessualità nell’adolescenza in maniera troppo disinvolta, e Il Principe di Machiavelli, considerato dalla Chiesa cattolica uno dei primi libri proibiti in quanto, nella descrizione delle qualità del principe, l'autore mette in crisi tutte le teorie politiche cristiane espresse negli scritti di Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino. Le Operette Morali di Leopardi, strano ma vero, finiscono quasi subito nell’Index librorum prohibitorum e vi rimangono fino al 1966, a causa della descrizione del rapporto dell’uomo con la storia, con i suoi simili e in particolare con la Natura, di cui Leopardi ha maturato una personale visione filosofica.

L’errato e confuso rapporto di parità tra uomini e animali è stato (ed è ancora) motivo di condanna in Cina per l’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll; gli Emirati Arabi Uniti hanno bandito dal Paese la saga di Harry Potter di J.K. Rowling in quanto, secondo alcune disposizioni governative, inciterebbe alla stregoneria; problematica del possibile incoraggiamento al razzismo da parte del protagonista è stato, invece, la causa della censura, per molti anni, del celebre libro di Mark Twain Le avventure di Huckleberry Finn in relazione all’uso frequentissimo della parola nigger (negro, usata in termini dispregiativi negli Stati Uniti).


Non hanno avuto vita facile e sono stati inseriti nel perfido Indice dei libri proibiti anche quei classici senza tempo che ognuno di noi possiede inevitabilmente in libreria. Si tratta di titoli che spesso sono stati oggetto di censura in periodi storici diversi o in differenti parti del mondo. Caso emblematico è quello dell’Amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence che nonostante la pubblicazione nel 1928, è stato censurato fino al 1960 a causa della presenza di scene e linguaggio apertamente osceni. “Dopotutto, domani è un altro giorno”, e lo sa bene il celebre Via col vento di Margaret Mitchell, bandito dal regime comunista per ben 65 anni, dal 1936 al 2001, nonostante il successo planetario e senza tempo ottenuto anche dalla trasposizione cinematografica. Altra vittima della critica e della censura è George Orwell con entrambi i suoi capolavori: La fattoria degli animali è ancora bandito in Cina, Kenya, Cuba ed Emirati Arabi Uniti, mentre 1984 è stato censurato per 40 anni (1950-1990) nell’Unione Sovietica.

Con un titolo del genere, forse, l’autore poteva aspettarselo che il suo libro non sarebbe stato accolto con tutti gli onori del caso ma, come se non bastasse la messa al bando del testo, per i suoi Versi satanici Salman Rushdie ha dovuto espatriare forzatamente nel Regno Unito per sfuggire al decreto di condanna a morte inflittogli dai Musulmani. Pubblicato nel 1988, il testo racconta una storia apertamente fantastica, ma chiaramente allusiva, nei confronti della figura di Maometto, ritenuta perciò blasfema dagli Islamici. Per questo motivo, subito dopo la pubblicazione, I versi furono censurati immediatamente in India, Sri Lanka, Bangladesh, Sudan, Sud Africa, Egitto, Kenya, Liberia, Pakistan, Qatar, Senegal, Somalia, Thailandia, Indonesia, Kuwait, Malesia, Papua Nuova Guinea, Arabia Saudita, Singapore, Tanzania e Venezuela (eee Macarena!).

Chiudendo con un paio di titoli più vicini ai giorni nostri ma considerati in ogni caso best seller indiscussi, vittime di censura sono stati American Psycho di Bret Easton Ellis, ancora oggi proibito nel Queensland (Australia), e Il codice Da Vinci di Dan Brown, non reperibile in Libano.

Nessuno dei titoli elencati finora, tuttavia, potrà mai eguagliare il rigetto ottenuto dal Manifesto del partito comunista di Marx e Engels che si aggiudica un record di messa al bando (in Turchia) di ben 165 anni, dal 1848 al 2013.


I poteri forti, i governi, le religioni, come abbiamo visto, sono secoli che regolano cosa si può e cosa non si può liberamente fruire. Un libro scritto diventa immancabilmente patrimonio culturale di tutti, anche se può non avere molto da dire. Il pensiero negativo, il giudizio errato, o meglio, il pregiudizio legati a un titolo, a un autore, a un tema sono il riflesso di come noi essere umani ci approcciamo già gli uni con gli altri. Di conseguenza, un’opera letteraria altro non può essere che la manifestazione di un pensiero scomodo, di un potenziale problema che può estendersi a macchia d’olio su altri soggetti se lasciato impunemente incontrollato mentre vaga di mente in mente.

Ma io lo so che voi siete dei ribelli, che ridete in faccia al pericolo come Simba nel cimitero degli elefanti, perciò date fondo alla vostra temerarietà e andatevi a leggere uno di questi capolavori dove non si può e in caso di arresto chiamatemi che vi porto le arance e un altro buon libro!


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