• Rebecca Di Schino

Il visconte dimezzato: un vero uomo contemporaneo

Aggiornato il: 19 nov 2020

Voglio cominciare la mia avventura su questo blog raccontandovi com'è, secondo me, uno dei libri più belli che abbia mai letto: Il Visconte Dimezzato, la verità che cela ognuno di noi.

Perché Medardo di Terralba è uno di noi. Il protagonista di una bizzarra vicenda che lo vede tornare dalla guerra contro i Turchi diviso interiormente tra ciò che è buono e ciò che è malvagio. Letteralmente. Dalla penna e dal genio di Calvino nasce il primo romanzo della Trilogia degli Antenati, in cui si narrano le vicende di un uomo che deve affrontare la vita a metà, e scontrarsi con un mondo che non comprende quanto sia naturale essere buoni e cattivi al contempo finché una cannonata non gli lacera l’identità. Il corpo sopravvive al trauma del distacco da una sua parte, ma l’uomo? Ce la farà Medardo a continuare ad essere sé stesso pur così diviso? E se l’amore ci mette lo zampino costringendo il visconte “gramo” a scontrarsi con la sua parte “buonista” creduta persa per sempre? L’alienazione, l’annullamenti di sé, il conflitto interiore e il ricongiungimento del proprio io sono solo alcuni dei temi trattati da Calvino in uno dei romanzi più celebri di tutti i tempi, un libro da rileggere per gli affezionati e da scoprire per quel pubblico che vuole provare a ritrovare sé stesso.


Sono particolarmente legata al Visconte dimezzato. Ricordo quando la mia professoressa di Lettere ce lo assegnò da leggere come compito per le vacanze estive in seconda media. Lì per lì non lo capii, non davvero. E come potevo, avevo solo dodici anni. Calvino, però, è uno di quei geni visionari, di quei signori della penna che, senza fartene accorgere, dopo averlo letto la prima volta, non ti lascia scelta se non quella di continuare pensarci, a rimuginare sopra sulle sue parole così chiare, sulle sue trame così assurde da essere più che veritiere. Dei titoli che compongono la Trilogia degli Antenati, Il Visconte dimezzato è sempre rimasto il mio preferito. Medardo, dopotutto, è come me e come voi. È il lampante esempio di come la vita, a volte, ti mette di fronte a delle scelte così estreme che ti ritrovi a riflettere su ciò che per te vale la pena o può essere lasciato indietro, in modo da agire di conseguenza, senza rimpianti. Che poi, alla fine, ognuno di noi continua a rimuginare, a pensare a quello che avrebbe potuto fare meglio, o non fare affatto, che magari, se solo avesse pensato un po' di meno o un po' di più, le conseguenze dovute a una determinata scelta sarebbero state differenti. La situazione paradossale in cui si trova Medardo, del trovarsi costretto a vivere senza mezzi termini, nel bianco o nel nero delle sue decisioni, lo rende, a mio parere, un personaggio completo molto più di altri. Tra i testi che fanno parte di questa trilogia, è come se si andasse a creare una scissione, una parete che divide Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente dal ben più rinomato e maggiormente acclamato Barone rampante. I primi due, infatti, esplorano l'animo umano in maniera molto più diretta, c'è una chiara metafora che si frappone tra libro e lettore sin dall'inizio, una metafora attraverso la quale l'autore crea il nonsenso per cercare il senso, crea la follia per fare chiarezza. Un uomo diviso, anima e corpo, un altro che non esiste, soffocato dalla sua inadeguatezza nello stare al mondo, tanto da renderlo non invisibile ma direttamente inesistente. Il visconte, comunque, con il suo percorso di ricongiungimento è un vero e proprio maestro di vita, una dimostrazione di quanto si debba cercare di mitigare e assurgere a compromessi per non vivere un'esistenza a metà... letteralmente.

Medardo di Terralba, quindi, è un uomo del terzo Millennio: è l’uomo buono, amorevole gentile e generoso che sa come parlare a una donna, sa come vivere in armonia con i suoi familiari. Medardo è una brava persona, che aiuta il prossimo e approfitta delle sue esperienze negative per migliorarsi e migliorare il suo rapporto con gli altri. Ma, come tutti, ha un lato oscuro e Calvino enfatizza questo lato, esaspera la negatività, esalta il Gramo che vive senza cuore, la metà destra che non conosce compassione, gentilezza e affetto. Ne fa la forza e la debolezza del protagonista, ne fa la sua natura e la sua negazione. Lo yin e lo yang che, pur divisi da una cannonata, conservano un po' di nero e un po' di bianco l'uno nell'altro. Medardo è tutti noi, è per questo che è immortale.

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