• Rebecca Di Schino

Imparare dai classici (?)


Il mio amore incondizionato per Jane Austen va avanti dall’alba dei tempi. I suoi romanzi hanno fatto parte, si può dire, del gruppetto di immancabili che hanno costituito la piccola biblioteca che mi ha insegnato a leggere. È, dunque, in base a questo ardore che mi saltano le coronarie tutte le volte che la vedo storpiata da qualche emulatore, quando non le rendono giustizia nelle trasposizioni, quando mi capitano sotto mano una traduzione o un’edizione particolarmente scadenti.

Oggi, comunque, non voglio fare polemica, anzi. Voglio approfittare anche io della fama della Austen per capire insieme a voi come, nel corso di due secoli, il suo vero best seller sia stato rimaneggiato in varie salse, rispecchiando ogni volta l’evolversi dei tempi e il mutare della società.

C’è chi ne ha mantenuto trama e struttura, chi ha proposto un ipotetico seguito, chi l’ha utilizzato come base per un totale cambio di genere letterario e chi ha approfittato della precisa definizione caratteriale dei personaggi per creare delle storie a fumetti in cui vengono esaltate proprio quelle caratteristiche. Ognuna di queste proposte è stata, a modo suo, vincente. Non sempre hanno trovato la mia approvazione ma, per chi ha letto i miei post, tutto quello che esula troppo dalla tradizione o dal classico in sé difficilmente ottiene il mio pat-pat sulla spalla. È necessario fare un attimo di chiarezza tra le sezioni perché, pur avendo tutti come punto in comune Orgoglio e pregiudizio, vi si discostano per il tipo di adattamento: si tratta infatti di omaggi, di seguiti, di titoli retelling e di riadattamenti.

Tra gli omaggi si può inserire la trilogia fan fiction di Pamela Aidan: Per orgoglio o per amore, Tra dovere e desiderio, Quello che resta. Nonostante la scelta dei titoli non sia la più felice e faccia pensare a qualche romanzo Harmony, si tratta in realtà di tre testi davvero ben scritti. L’autrice riprende in maniera magistrale lo stile della Austen, riproponendo una delle storie più celebri della letteratura secondo il punto di vista di Fitzwilliam Darcy. Un racconto alternativo, fedelissimo all’originale e con qualche digressione dovuta al cambio di prospettiva che, tuttavia, si inserisce magistralmente all’interno del plot.

Di altro genere è il lavoro di Carrie Bebris. A metà tra retelling e sequel, la scrittrice americana recupera i lavori di Jane Austen, non solo Orgoglio e pregiudizio, e li utilizza come sottotrama per versioni thriller. Tra i più “particolari” si possono ricordare Orgoglio e preveggenza e Le ombre di Pemberley. Non mi ha fatto impazzire lo sfruttamento dei personaggi che diventano all’occorrenza investigatori, sospettati, protagonisti di intrighi, ecc., ma il successo è stato dovuto proprio a questo cambio di rotta inaspettato e alla visione di personaggi della levatura di Lizzie Bennet in situazioni del tutto fuori contesto.

Mai, così tanto fuori contesto, comunque, come avviene in Orgoglio e pregiudizio e Zombie, di Seth Grahame-Smith. Che dire… a parte l’indelicatezza di firmarsi come co-autore della Austen, quasi a voler affermare di averlo redatto a quattro mani, questo romanzo più che una riscrittura è un dissacrante esempio di parodia in versione horror. Inutile dire che non ho apprezzato l’associazione tra il libro del mio cuore e scene alla Scream, alla Saw o alla Tarantino (a ognuno il suo genere!), e nemmeno il fatto di aver esasperato il carattere dei personaggi in modo diametralmente opposto a quella che è la loro vera natura. Ma, c’è un ma. L’inserimento delle situazioni horror, delle lotte con i morti viventi, la creazione di un contesto ambientato quasi in un universo parallelo sono a dir poco perfette. Per quanto la trama perda del romanticismo, della delicatezza, della crescita caratteriale ed emotiva dei personaggi esacerbando comportamenti che non esistono nel libro originale, la storia, nel suo complesso funziona, ed è coerentissima con il tipo di testo che si sta proponendo.

Infine, come non citare i riadattamenti in chiave fumettistica. Topolino ha, a mio parere, dato l’avvio per i successivi, proponendo il romanzo a puntate settimanali nelle quali Paperino e Paperina vestivano i panni di Elizabeth e Mr. Darcy, con le modalità tipiche del fumetto Disney. Un ottimo modo per avvicinare anche i più giovani ai classici, basti pensare che le rivisitazioni a fumetti Topolino le ha utilizzate anche per altri capolavori letterari, serie tv e film cult (Casablanca, ad esempio). Non si tratta, però, dell’unica versione. Una delle più riuscite è la versione del fumetto letterario dell’artista Sicks, senza dimenticare le edizioni da colorare e quella edita da Panini Comics.

Scorrendo la clessidra e avvicinandoci ad ambientazioni più vicine ai nostri giorni, poi, un meraviglioso e divertentissimo omaggio a Orgoglio e pregiudizio è senza dubbio Il diario di Bridget Jones. Best seller nel best seller, ha ottenuto una fortuna immensa, eppure difficilmente si riesce a cogliere la vicinanza tra i due testi.

Indipendentemente da quello che si possa pensare, Orgoglio e pregiudizio non è solo un classico, ma il classico, e ha davvero fatto scuola. I personaggi sono rappresentazioni precise di vizi e virtù che accomunano il genere umano ed è per questo motivo che si parla di capolavoro, che si parla di immortalità, che si parla di decine di riadattamenti, copie, omaggi, avvicinamenti. È un testo che, nella sua struttura tipica del romanzo di maniera di primo Ottocento, coglie le sfumature della società di ogni tempo, descrive i comportamenti umani a prescindere dalla collocazione temporale. L’orgoglio di Darcy, la sua fermezza, la difficoltà ad aprirsi con le persone che non conosce sono sintomo di un tradimento della sua fiducia che lo ha scosso in modo più profondo di quanto non faccia trapelare. E a chi di noi non è successo almeno una volta di avere un amico che ci ha pugnalato alle spalle senza rimorsi, quanto è stato difficile superare quel trauma. Lizzie, dal canto suo, lo giudica ancor prima di conoscerlo, consapevole che l’estrazione sociale elevata tende a racchiudere le persone nella loro gabbia dorata senza permettere loro di comprendere davvero quanto la vita dei meno fortunati possa essere complessa. Seconda di cinque figlie, con una madre che si comporta quasi come una bambina, è più matura della sua età ma deve crescere, e lo fa conoscendo Darcy, rapportandosi con il suo passato, con il suo dolore, scambiando con lui opinioni e confidenze che fanno maturare il suo carattere oltre che il sentimento che li unisce. Wickham è quel soggetto da cui sai di dover stare alla larga ma attira a sé più persone di quanto faccia un prato in fiore con le api in primavera. Subdolo, manipolatore, falso, ipocrita, opportunista e bugiardo, racchiude il peggio del peggio e finisce per entrare di straforo nella vita di Darcy sposando una delle cognate, la più stupida in effetti. Lydia ha solo 15 anni e dimostra esattamente quella maturità: pensa solo ai ragazzi, a divertirsi, non guarda al futuro, alla famiglia, alla sua dignità. È una ragazzina sciocca che finisce in mani sbagliate. E non accade lo stesso anche oggi? Anche gli altri personaggi racchiudono le caratteristiche tipiche della società di ogni tempo, sottolineate ed estremizzate forse, ma innegabilmente moderni. L’indolenza di Mr. Bennet che pensa solo alla propria quiete, l’esagerata modestia di Jane, la saccenteria di Mary, l’ingenuità di Kitty, l’inopportunità di Mrs. Bennet, la superbia e l’arroganza delle sorelle di Mr. Bingley che cozzano con la riservatezza e la poca fermezza del giovane.


La modernità di questo romanzo è racchiusa in quei particolari che lo rendono adattabile alla vita di ogni lettore, che lo incastrano nelle situazioni più tipiche e scontate.

La sua riuscita come libro e la grandiosità che ha regalato alla sua autrice hanno generato non poche polemiche. Un testo spesso giudicato troppo “da donne”, limitato alla letteratura femminile come se fosse un peccato mortale leggerlo e apprezzarlo. Pregiudizio, appunto. Eppure c’è chi ha approfittato della sua fama e ha scavalcato il labile confine tra meritocrazia e momento giusto per far valere il proprio talento, più o meno effettivo, e creare una propria carriera dalle ceneri di un capolavoro. Seguire la moda, in editoria, spesso non basta. È questione di intuizione, di capacità scrittoria, di trama giusta, anche se trita e ritrita, e l’utilizzo dei classici come punto di partenza non vedrà mai la fine.

Tutti vorremmo saper scrivere ma se non sappiamo farlo davvero, se non sappiamo generare qualcosa di nuovo, di imprevisto, di sconosciuto, abbiamo solo due possibilità: finire nel dimenticatoio o rubare le idee vincenti e riassembrarle. Con Orgoglio e pregiudizio, a quanto pare, continua a valere questa seconda ipotesi.


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