• Rebecca Di Schino

Incestuosa letteratura

Aggiornato il: mar 14


Indipendentemente dalle tendenze sessuali, dall’identificazione di genere e dai rapporti omo o eterosessuali, la Società intera, quella con la “S” maiuscola, è rimasta pressoché concorde sulla non accettazione, in nessun caso, di un particolare tipo di relazione amorosa o sessuale: quella incestuosa. L’evoluzione ci ha resi decisamente più bigotti di come eravamo qualche millennio fa, basti pensare al fatto, come vedremo, che le maggiori dinastie di sovrani o alcune civiltà che ancora oggi tendiamo a stimare e prendere come esempio, avevano la tendenza a praticare incesti del tutto legalizzati e riconosciuti, lasciando ai posteri tra le maggiori figure politiche, artistiche e culturali di tutti i tempi.

Per incesto, dal latino incestum (non casto, impuro), si intende ogni tipo di rapporto (amoroso o sessuale) che prevede l’implicazione di due persone, di solito di genere opposto, che intrattengono un legame di parentela diretto. Ovvero, genitori e figli, fratelli e sorelle e, in alcuni casi, anche se giudicati meno gravi da un punto di vista legale ma comunque problematici per la salute fisica e mentale, tra cugini di primo grado. Claude Lévi-Strauss ha passato gran parte della sua vita a studiare i gruppi sociali che praticano, o praticavano, l’incesto, cercando di inquadrare quelle componenti morali, giuridiche, antropologiche e mediche che rientrano nella sovversione dell’ordine naturale della struttura familiare e creano un vero e proprio tabù sociale.

Giuridicamente e moralmente parlando, poi, si tratta di una pratica non riconosciuta e, anzi, fortemente ostacolata, proprio per la condizione immorale, innaturale e confusionaria che si crea all’interno della cerchia familiare e, ovviamente, anche della comunità.

Tralasciando la versione da SuperQuark della concezione più “tecnica” dell’incesto, veniamo a note meno dolenti e più piccanti. In quanto pratica sessuale fortemente trasgressiva, la storia e, soprattutto, la letteratura ci hanno sguazzato dentro, con esempi più o meno diretti, e creando veri e propri capolavori che hanno ottenuto fama immortale grazie soprattutto alla tematica trattata.

Il best seller che ci piace tanto citare, quando si parla di controversie, è ovviamente il primo in assoluto, la Bibbia. Se le religioni, qualsiasi in verità, non vedono di buon occhio la pratica dell’incesto, ciò non ha impedito a quest’ultimo di insinuarsi tra i racconti del libro sacro del Cattolicesimo, con una serie di esempi non proprio da imitare. Tanto per citarne qualcuno, Abramo e la moglie Sara erano fratellastri, Giacobbe e Rachele erano cugini di primo grado e, forse il peggiore di tutte, Lot (quello con la moglie che diventa una statua di sale, proprio lui che era il prescelto per salvarsi da Sodoma e Gomorra) aveva il pallino di intrattenersi di tanto in tanto con le sue due figlie. Se poi ci vogliamo gettare a capofitto nel più grande trip esistente, non occorrono funghetti o sigarette magiche, ma basta leggere la Genesi e rendersi conto che, per la teoria creazionista, Adamo ed Eva erano gli unici due esseri umani al mondo, il che fa dei figli e dei vari discendenti tutti inesorabilmente parenti. In pratica viviamo tutti in unico grande e complesso incesto. Sogni d’oro!

Le religioni politeiste non sono da meno: la Teogonia giunta sino a noi grazie a Esiodo ci mostra una creazione del complesso sistema del pantheon greco che non solo prevede l’incesto ma basa tutto il suo sviluppo su quello. Zeus, ad esempio, già da solo ha procreato con sorelle e figlie, dando alla luce gran parte della stirpe degli dèi che risiedono sull’Olimpo. Ancor prima, con i Titani, Teia e Iperione danno alla luce i primi esseri sovrannaturali, figli di un rapporto nato tra fratello e sorella. Ma anche gli altri matrimoni tra dèi presentavano lo stesso problema, essendo tutti frutto degli incroci tra gli stessi membri di un’unica famiglia, senza calcolare qualche interpolazione esterna dovuta alle varie scappatelle terrene di qualcuno di loro. Stesso discorso per il Pantheon egizio: Iside e Osiride, la coppia più bella dell’Aldilà, erano fratelli.

Naturale, quindi, che se possono farlo gli dèi a maggior ragione è consentito anche tra i mortali, indi per cui Cleopatra e Tolomeo XIII, secondo il volere del padre, avrebbero dovuto salire al trono come fratelli e sposi. Il problema egizio, però, è più complesso: l’ereditarietà del trono avveniva per via femminile e matriarcale. Erano quindi le figlie femmine e le sorelle ad essere legittime eredi. Per quanto l’incesto fosse condannato tra i membri della plebe, diventava una pratica necessaria per assicurare al trono un faraone che avesse un minimo di retaggio nobiliare. Assecondando tale principio, Akhenaton sposò tutte e sei le figlie, tanto per essere sicuro di avere proprio tutta la legittimità per sé. Tra i romani grande risonanza la ottenne la storia di Agrippina, moglie e nipote dell’imperatore Claudio, già accusato di aver avuto rapporti incestuosi con tutte e tre le sue sorelle, e madre di Nerone, con il quale sembra avesse una relazione fin troppo morbosa conclusasi con un violento, ma abbastanza prevedibile, matricidio.

La pratica dei matrimoni, o anche solo delle relazioni passeggere tra membri della stessa famiglia non poteva purtroppo coincidere con le conseguenze che simili rapporti implicavano. Una delle più gravi è la risposta a livello patologico e, quindi, problemi per la salute dei discendenti proprio perché, in caso di relazione incestuosa, la diretta consanguineità genererebbe problemi a livello di trasmissione genica che non acquisisce varianti ma rielabora le informazioni genetiche già presenti nel gruppo familiare. Le famiglie reali, ad esempio, erano inclini a praticare matrimoni tra parenti diretti per mantenere la purezza nobiliare del sangue; a tale proposito la definizione di “sangue blu”, più che un’etichetta a livello di rango sociale, rappresenta la massima espressione della problematicità in questo genere di rapporti. Matrimoni tra fratelli, come spesso avveniva nelle case reali e in gran parte delle dinastie egizie, come abbiamo visto, o francesi, per non dimenticare gli Asburgo (estintisi proprio per l’estremo coefficiente di consanguineità riscontrato con le analisi post mortem dell’ultimo erede), procuravano ai figli nati da queste unioni disfunzioni e malattie come schizofrenia, malformazioni, sterilità ed emofilia, che causa la presenza di sangue più scuro, blu appunto, frutto dei continui rapporti endogamici.

Da incesto a violenza il passo si fa breve quando cambia il ceto sociale dei soggetti in questione. Se Charles Darwin e sua moglie Emma scelsero coscientemente di sposarsi nonostante fossero cugini primi e procurarono gravi problemi ai loro 10 figli (tre morirono durante l’infanzia, tre risultarono sterili, una fu costretta a letto per anni con malattie digestive e altri tre dei loro figli soffrirono di convulsioni), la scrittrice Virginia Woolf non scelse mai volontariamente il destino che le toccò: la violenza reiterata negli anni da parte dei suoi due fratelli.

La letteratura è piena di casi di incesto: dall’Edipo re di Sofocle, al rapporto tra Jamie e Cersei Lannister nella saga di Game of Thrones di G.R.R. Martin, passando per una serie di altri esempi più o meno spinti. Le motivazioni sono differenti e il problema di base è capire fino a dove è colpa del "fato" e fino a quando si può parlare di atto contro la morale. Se Sofocle fa convergere il dramma del suo Edipo all’impossibilità di contravvenire al destino già segnato per lui, rendendo il suo protagonista colpevole di incesto e omicidio suo malgrado, Martin, all’opposto, crea due protagonisti che raggiungono il massimo livello di proibizione. Fratelli gemelli, i Lannister concepiscono e mettono al mondo ben tre figli, non tutti sani di mente diciamolo, anteponendo il loro rapporto, sia fraterno che amoroso, a qualunque tipo di difficoltà, radendo al suolo, nel vero senso del termine, ogni ostacolo che vorrebbe vederli separati. Sempre in Martin l’intera dinastia Targaryen è caratterizzata dalla consanguineità dei membri che comunque procedevano a sposarsi tra loro e procreare, fino alla nascita del celebre “Mad king” che verrà prontamente eliminato per il bene dell’intero regno a causa dei suoi non trascurabili problemi mentali e di gestione della rabbia oltre che della politica. Più soft sono le versioni di incesti non dichiarati in altri esempi di letteratura. Louise May Alcott, la madre delle celebri Piccole donne, diede alle stampe un racconto intitolato La donna di marmo, in cui il rapporto incestuoso, più legato all’idea del possesso che dell’amore proibito, avviene tra uno scultore e la sua protetta, una sorta di figliastra, e che quindi non rappresenta un vero e proprio impedimento a livello etico. Hawthorne, invece, è molto più diretto, e in The Rappaccini’s Daughter crea un personaggio talmente accecato dall’“amore” per la figlia da credere che nessun pretendente sia alla sua altezza e proibendo a un giovane spasimante la sua mano in nome di un’ossessione che lo renderà vittima di sé stesso. Quello che non ci aspettiamo, di solito, è di ritrovare riferimenti a pratiche così forti in testi molto leggeri, come possono essere alcune saghe fantasy. Shadowhunters, di Cassandra Clare, inserisce il rapporto incestuoso tra i due protagonisti giocando sulla crisi di identità, e il suo difficile inquadramento in una precisa casata, di Jace, annullando questo primo rapporto proibito con un chiarimento e creandone subito un altro, stavolta corretto, con l’ossessione del fratello della Clary per lei stessa. Il padre della saga fantasy per eccellenza, J.R.R. Tolkien non è stato da meno e, per quanto possa sembrare strano, è possibile ritrovare l’incesto nel racconto pubblicato postumo I figli di Húrin, in cui Tùrin e sua sorella Nienor si innamorano e concepiscono un figlio. Dopotutto anche il ciclo arturiano presuppone la presenza di eventi non conformi a quelli tipici della nascita di una dinastia, e infatti il giovane Artù, senza saperlo, mette al mondo un figlio dopo un rapporto avuto dalla sua sorellastra, Morgause, figlia della sua stessa madre.

Chi ha fatto del sesso il suo pane quotidiano, poi, è quella classe di autori che non si limita a lasciare i racconti all’immaginazione. Tra i maggiori, e più espliciti, non possiamo non citare il lavoro di Anaïs Nin, La casa dell’incesto, uscito nel 1935 in Francia e punto di partenza di tutti i suoi lavori futuri, nonché inizio del suo rapporto con Henry Miller e dell’influenza che questi ebbe sulla sua scrittura. Un secolo e mezzo prima, in pieno clima di libertinaggio, il Marchese de Sade dà alle stampe il suo volume sui Crimini dell’amore, una racconta di tre romanzi che hanno come centro essenziale il tema dell’incesto, in un’ottica esplicita e dirompente basata su una relazione tossica e indecente anche negli anni d’oro della libertà sessuale, come era stato appunto il XVIII secolo, che ha come compito quello della critica alla società falsa e ipocrita in cui il marchese, ormai anziano, è stanco di vivere.

Potremmo andare avanti per ore, a cercare nelle bibliografie di ogni autore esistito un testo che contenga riferimenti al tema dell’incesto. È stato fatto con Thomas Mann e la sua versione fantasiosa della vita di papa Gregorio I narrata ne L’eletto; è stato fatto con Ian McEwan e il suo Giardino di cemento; è stato fatto con la trilogia di Forbidden di Tabitha Suzuma, il più recente tra tutti quelli esaminati. La sola cosa che appare chiara è che, per una tematica così spinosa in cui tutti sembrano avere qualcosa da dire, le possibilità di aprire un dibattito sono infinite. Giustificare un rapporto, se raccontato in un romanzo, può essere giudicato semplice proprio per via della sua essenza fittizia. Ma i casi reali esistono, e come società che si erge a giudice di sé stessa, sapere che vengono raccontate alcune storie dovrebbe farci aprire gli occhi su quante occasioni meno immaginarie sfuggono al nostro controllo. E ci si mette il destino, il menefreghismo, la morale, la religione, la proibizione, l’ignoranza, ma basta aprire un giornale per vedere quante volte è successo, a quante persone reali è capitato di cadere in una storia improponibile di questo genere.

E allora una domanda io voglio farvela: quanto è valida, in tutti questi casi, l’idea che l’amore vince sempre, nonostante tutto?

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