Indimenticabile Dawn Powell


Ho incontrato Dawn Powell in vacanza. Dopo aver preso la mia seconda laurea, come sempre all'ultimo minuto dando esami sul filo del rasoio, decisi di andare nel mio posto preferito in tutto il mondo: l'Umbria. Nel bellissimo agriturismo a venti chilometri da Assisi dove scelgo spesso di alloggiare, trovando la pace durante le infuocate giornate estive, è consuetudine trovarmi a bordo piscina con un libro in mano, all'ombra, in un posto che, anche se pieno di famiglie, è silenzioso e pieno di pace, immerso com'è nella campagna e frequentato da gente tranquilla.

Un anno dopo il successo di Storie della buonanotte per bambine ribelli, di Elena Favilli e Francesca Cavallo, fu pubblicato dalla casa editrice Minerva un libro di Giuseppe Turani, dal titolo Le indimenticabili, dove il format sembrava ripetersi ma con consistenti differenze, soprattutto per l'essere minimal ed essenziale del secondo. Il tema era pressoché identico: settantaquattro donne contemporanee provenienti da ogni ambiente culturale e sociale e appartenenti a diversi ambiti lavorativi sfilano in poco meno di trecento pagine e si presentano in tutta la bellezza propria e del contributo dato al mondo o al proprio Paese. Arrivata a buon punto, mi resi conto di aver già conosciuto questa magnifica scrittrice americana: era quasi il 2010, stavo preparando un esame di letteratura inglese contemporanea e la trovai citata in uno dei capitoli. La cosa che mi colpì è il motivo per cui fu nominata nel manuale: Dawn Powell, morta negli anni Sessanta, un giorno, divenne irreperibile in Italia. Le sue opere, non più stampate, divennero praticamente introvabili e avere una propria copia in casa poteva essere un'utopia. Negli anni Novanta, poi, un trentennio dopo, fu Gore Vidal, altro eccelso scrittore contemporaneo, a riportarla in auge con un saggio su di lei nel 1987 e a darle ancora onore, riportandola alla memoria della collettività letteraria, insieme al suo biografo e critico musicale Tim Page, curatore dei suoi diari e alla Steerforth Press del Vermont che ne ha pubblicato le opere postume.

Le fu reso omaggio ancora una volta per il motivo più semplice di tutti: Dawn Powell, esponente del realismo romantico, ironico e crudo dell'America in tutte le sue sfaccettature, era la testimonianza fedele di un ventennio che nel Nuovo Continente fu decisivo e, per questo, non poteva essere gettata di peso nel dimenticatoio, orba della degna fama che merita. Nata a novembre del 1886, cresciuta in un villaggio (e questo la dice lunga sulla sua forza e sul suo genio) con il padre e le sorelle, in conflitto con una matrigna che ne ostacolava l'estro distruggendone le opere letterarie fin da bambina, la scrittrice trovò il coraggio di seguire la sua strada lontana dalla vita rurale a cui sembrava destinata, spostandosi da una zia; questi eventi la segnarono tanto da racchiuderli in forma romanzata nel suo My home is far away, del 1944. La laurea e New York furono le grandi svolte della sua vita: la prima per averle consentito di continuare a scrivere, anche nelle vesti di drammaturga, e poter portare fuori dal proprio mondo il suo talento; la seconda le regalò l'amore e la notorietà. Le sue opere sono spaccati della vita newyorkese, in particolare di Manhattan, dove i personaggi si incrociano dando vita a storie urbane che contemplano talenti incompresi, star in ascesa o in declino, con tutta la gamma dei sentimenti coperte di un cinismo sottile, di un romanticismo che fa sperare, con questo alone di realtà che non abbandona mai nessuno dei personaggi, perché la vita, per Dawn Powell, era proprio questo: la verità, che muoveva tutto. La sua satira è pungente e il suo spirito la porta a veder fallire molto spesso i suoi personaggi per regalare un amaro che non risulta definitivo, ma fa sospirare senza ipocrisia un "Capita!", un "C'est la vie!" che non tutti possono accettare ma è cucito addosso ad ognuno di noi, poiché la vita è spesso dei perdenti e, i suoi personaggi, in questo, vincono spesso. I comportamenti umani, dalla gestione della notorietà al sesso, sono posti senza veli e legati spesso ad emozioni negative ma su cui è facile fare dell'ironia, in modo da stemperarle. Del resto, la sua vita fu segnata da questo: fuga, malattia, problemi economici, problemi matrimoniali, problemi con il figlio autistico e continua ricerca di un successo che faticò ad arrivare. Portare sulla carta un fallimento ironizzando su di esso veniva considerato un modo per esorcizzare i propri, ed è proprio questo che la rende indimenticabile: la capacità di rendere la pesantezza del proprio esistere sostenibile grazie al coraggio dell'ironia. E dell'autoironia.

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