• Alessandra Libertini

Isabel dell'anima mia


Io non so se voi avete qualche rito quando leggete i vostri libri. So che, in modo frequente, i lettori si distinguono tra chi mette il segnalibro (e i commercianti di gadget lo sanno e ne fanno di bellissimi) e chi fa le orecchie alla pagina, venendo considerato quasi blasfemo; chi ha la pila di libri sul comodino e chi nello scaffale in basso, o addirittura a terra, come si vede in quelle bellissime foto di camere aesthetic che oggi vanno ancora tantissimo; chi li posta sui social prima di leggerli e chi li porta nella borsa; chi li legge sui mezzi e chi li legge sul divano; cartaceo o ebook; tisana o litrate di caffè durante. Un libro richiede, per essere apprezzato, dei rituali che sono il marchio distintivo di sé stessi, richiede di essere fatto proprio tramite un segno del proprio essere perchè non sia un rapporto fugace. È un dare/avere, come nelle relazioni umane in genere: dona delle emozioni solo se il suo lettore riesce ad aprirsi completamente a lui.

Comprai, ormai un milione di anni orsono, Il piano infinito di Isabel Allende in un mercatino dell'usato. Non avevo mai letto niente di quest'autrice ma, essendo conosciutissima, avevo avuto da altri lettori solo opinioni molto positive. La casa degli spiriti sarebbe stato un capolavoro, Eva Luna qualcosa di assolutamente imperdibile, Paula straziante ma coraggioso, Il piano infinito un mondo nel mondo. Una volta trovatami di fronte al banco, mi restava nel budget concordato con me stessa per i libri (sempre troppo poco per me, anche qualora si trattasse di diverse banconote da cento) una moneta. Con quella comprai proprio la versione originale, del 1992, di Feltrinelli, quella con il dipinto di Klimt in copertina. Capirai, un segno del destino: io, Klimt lo adoro.

Mi resi conto solo quando lo ebbi finito che avevo anche io un rituale da lettore, anzi, due: chiuderlo e sospirare come un adolescente di fronte al primo amore quando il carico emotivo cominciava ad essere piacevolmente pesante; baciare la copertina e ringraziare il libro stesso per le belle emozioni. Come si fa con un amante, uno che ci piace, non uno da una botta e via.

E avevano ragione tutti quelli che me l'avevano recensita: mondi nei mondi, ritratti di paesaggi e persone che lasciano solo cavalcare il nostro lato più intimo e sentimentale. Per chi crede che il destino sia mosso da energie inspiegabili dell'universo che governano tutto e fanno in modo di comporre l'esistenza umana in modo coerente e armonico con il proprio sistema, un po' come accade nei suoi romanzi, si può dire che è esattamente ciò che è successo nella vita della Allende: la sua scrittura, spesso autobiografica e intimista, deriva da un piano infinito che ha permesso a noi di poterne godere appieno. Del resto, parlando di riti e del resto, lei stessa ha affermato nel 1999 che inizia a scrivere i suoi libri l'otto di ogni gennaio, giorno in cui il nonno le comunicò la sua prossima morte. Ma facciamo un passo alla volta.

Questa straordinaria scrittrice cilena, nata nel 1942, ha visto la propria vita familiare sgretolarsi con l'abbandono del padre; è stata cresciuta dallo zio Salvator Allende, futuro presidente del Cile, e dal nonno, i quali le consentirono, insieme ai suoi fratelli, di vivere una vita comunque fuori dalla povertà, consentendole di studiare anche in Europa e di creare un proprio bagaglio letterario che l'accompagnò tutta la vita. Fu proprio grazie al nonno che il piano infinito dell'universo si mosse: La casa degli spiriti, del 1981, altri non è che una lunga lettera scritta proprio a lui, romanzata in seguito fino a divenire un romanzo talmente celebre da ispirare il famoso film con un cast super stellato.

Da quel momento, un susseguirsi di successi nei decenni: dalla vincita degli American Book Awards con Eva Luna nel 1988 al Premio nazionale cileno della letteratura, di cui è stata insignita nel 2010, passando per il premio Malaparte a Capri nel 1998, una laurea ad honoris a Trento in lingue e letterature moderne e il premio Handersen, in Danimarca, nel 2011; nel frattempo, un successo mondiale, l'essere cittadina del mondo, l'esperienza nella letteratura per bambini.

La versatilità dell'Allende ha due grandi costanti: il proprio vissuto e l'immaginazione. Se fin da bambina i suoi mondi immaginari vennero poi trasmessi per osmosi alla carta, solo respirando, tanta la creatività che ne impregna l'esistenza, il dolore delle proprie esperienze ne hanno arricchito le trame. Leggere questa autrice vuol dire calarsi direttamente nelle viscere di ogni cosa: le descrizioni non sono sterili immagini del mondo o dell'uomo ma analisi dettagliate dell'interno del soggetto, autopsie emotive, mandala che partono dal punto scarno della trama e vengono arricchiti da dettagli che ogni lettore rimanda al proprio vissuto, poi si espande ancora aggiungendo dettagli biografici, storici, sensuali, psicologici. Le storie dell'Allende sono mondi, paesaggi visti da un'automobile che va lenta lungo luoghi interiori che ognuno riconosce. Le relazioni umane sono sempre definite e i dialoghi non sono centrali quanto le digressioni sui retroscena di ciò che viene mostrato. E ogni singola cosa, fa sospirare, chiudere il libro e immaginare.

Sono consapevole di parlare (e spoilerare) sempre troppo riguardo le mie letture: in questo caso, della Allende ho avuto il piacere di leggere anche Eva Luna, La casa degli spiriti, L'amante giapponese, Inès dell'anima mia, Il quaderno di Maya. Nel corso degli anni mi ha fatto compagnia veramente molto e ho potuto capire perchè i lettori di tutto il mondo ne siano innamorati: le trame non solo appassionano, arricchiscono. Tramite questa perfetta mescolanza di autobiografia e storie immaginate, appassionanti e coinvolgenti, la Allende non crea personaggi ma microuniversi, smembra la società tirandone fuori gli spilli dei cliché. "Non scrive come Cervantes" ma cerca, tramite la scarnificazione delle interazioni e la descrizione del background anche emotivo, di dare la possibilità a chi la legga di volare dentro se stesso e dentro il romanzo.



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