• Alessandra Libertini

Isabella, mia divina!

Aggiornato il: 8 apr 2020



Per me la scrittura è rivolta, io mi sento una rivoltosa, una strana guerriera spaventata e coraggiosa, da questo nasce l'idea di farmi fotografare con un maschera. L'inchiostro è la mia arma. Sì, violenza e lirismo, amore e rabbia, dolcezza e morte.

Isabella Santacroce è indubbiamente un tesoro sepolto nel panorama letterario nazionale.

Come nei romanzi di Agatha Christie, dove gli assassini sono molteplici, qui i colpevoli di aver sotterrato tale talento sono diversi: ciò che in letteratura fa rima con commercio (il più abominevole tra i colpevoli), l'ignoranza, l'ironia becera a cui è stata sottoposta.

Ma tanto splendore e tanta efferatezza nella penna non possono rimanere ignorate anche con un bavaglio alla bocca.


Chi la conosce, si divide in due fazioni opposte: chi la ama indiscutibilmente e chi la trova pretenziosa e sopravvalutata. Chi ne apprezza performance e opere senza proferir parola e chi giudica impietosamente il suo lavoro e le scelte artistiche.

Chi ha avuto occasione di poterla osservare oltre che leggere, ne ricorda le presentazioni fuori dagli schemi, le apparizioni televisive in cui rubava palesemente la scena. Chi ha voluto acquistare i suoi libri si è trovato a doverli ordinare online o a valutare se vendere un rene o comprare un costoso cofanetto autopubblicato. Per quanto mi riguarda, io stessa sono divisa a metà quando si tratta della Santacroce: sebbene io non apprezzi particolarmente il personaggio, amo indiscutibilmente il suo usus scribendi.

Nata nel 1970, eludendo tutte le banalità del caso tra cui studi e formazione al DAMS di Bologna, la collaborazione con le maggiori cantautrici del nostro scenario nazionale (Gianna Nannini, Elisa, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini), la Santacroce è una scrittrice e una performer estremamente raffinata ed estremamente sottovalutata.

Il suo pubblico è un pubblico che non si ferma al mainstream ma è formato da tutti gli amanti dell'insolito, dell'imperfetto, del crudo, da quelle persone che credono che nella tenebra ci sia più bellezza che nella luce dei lampioni, senza che questa sia una colpa per ancestrali retaggi imposti. È il pubblico che non si spinge oltre il limite, vive altre vite attraverso la delicatezza e il dolore della sua penna, il cui inchiostro segna indelebilmente ogni anima di passaggio stringa le sue opere tra le mani.

Posso dire di aver letto l'80% delle sue opere e posso dire che quella piccola rimanenza mi lascia in qualche modo mutilata nel profondo. Vorrei dire che le sue opere sono per tutti, ma in realtà non posso proprio farlo: una scrittura esplicita, allo stesso tempo simbolica, dove in ogni singolo paragrafo, laddove si scorga un "punto e a capo", bisogna tornare indietro a grattare con le unghie dietro l'inchiostro per poi succhiare con la bocca come da un seno tutte le sensazioni che dà, tutti i significati che possono essere ritrovati e tutta la crudezza di parole inequivocabili. L'unica, grande certezza che mi sento di poter esternare è questa: si rimane rapiti.

Rapiti dalla claustrofobica trama di Zoo, dove tre personaggi senza nome reggono un intero mondo fatto di ossessione, incesto, umiliazione, mancata pietà e pura poesia.

Rapiti dall'ipnotico vagare mentale di Misty in Destroy, tossicodipendente autodistruttiva che si sublima con performance erotiche che più che a camparla servono a farla evolvere, con una colonna sonora estremamente dura e allo stesso tempo elegante (Hole, Nick Cave, Massive Attak) che accompagna la sua vita fatta di pavimenti e spazi chiusi.

Rapiti dal famelico scorrere di Lovers, veloce come l'estate di Elena e Virginia, adolescenti che vivono in un buio percorso estremamente poetico un momento segnante della loro età, dove i cinque sensi sembrano amplificarsi anche nel lettore grazie a un linguaggio, come sempre, ricco di immagini evocative. Un'estate che si vive direttamente in due ore di lettura.

Rapiti dalla disumana lezione di Revolver, quasi un monito per chi sceglie la violenza della stabilità, della vita regolare, come per le due protagoniste Veronica e Angelica. Microcosmi dentro un ordinario e faticoso mondo che ricorda la quotidianità dei più.

Rapiti da Amorino, se posso dirlo il mio preferito, dove in uno stile che mi ricorda molto Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, si raccontano in lettere che assomigliano più ad epitaffi episodi di incesto, pedofilia, cannibalismo, amore di gruppo, blasfemia in una boule de neige quale Minster Lowell, spuntato nella nebbia del 1911.

E ancora, dal bug vivente in un mondo completamente perfetto che risponde al nome di Lulù Delacroix nell'omonimo romanzo, dalla contraddizione data dal mondo emotivamente violento e la ricerca di beatitudine nei rapporti tra le spire della prostituzione minorile e la miseria in Supernova, dell'introvabile (ormai) Dark Demonia, graphic novel ritirato dal mercato ma estremamente sublime e osceno come la maggior parte delle sue opere che gira intorno alla storia della protagonista-angelo, nata deforme con le ali al posto delle braccia e per questo rinnegata, in un immaginario gotico cruento e meraviglioso.

Fluo, Luminal, V.M. 18, come ultimo La Divina, chiudono un cerchio di bellezza e violenza che spingono spesso il lettore in un labirinto morbido dove non si può fare altro che ricominciare ancora e ancora a leggere per avere una dose di delicatezza e brutalità che intossica e allo stesso tempo offre assuefazione, avvelena e crea dipendenza.


Attraverso una poesia mal travestita da prosa, Isabella Santacroce parla di tematiche innominabili per la morale come stesse parlando del menù del giorno, rendendo l'abominevole per i più come perfettamente naturale, creando una reazione di nausea e allo stesso tempo una propulsione verso la fine dell'opera, una curiosità morbosa di cui nessuno oserebbe parlare. Il linguaggio è l'unico, vistoso gioiello di cui si veste tutta la trama: non è mai l'intreccio ma le immagini violentemente emotive e distruttivamente emotive a rendere insolito e affascinante il mondo in cui il lettore si affaccia.


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